
Eden
Serie: La bambola di porcellana
Da quando sono piccola ho una bambola di porcellana che mi è stata regalata da mia nonna.
Non ricordo quando esattamente, forse ancor prima che nascessi, quando mia madre andò da lei con gli occhi carichi di lacrime di gioia e le disse:
«Mamma, sono incinta!»
Forse fu quello il momento in cui andò in soffitta a cercare la bambola di porcellana.
Forse fu proprio quello il momento in cui decise che l’avrebbe data a me, prima ancora che facessi la mia comparsa nel mondo.
Sì, perché mia nonna ha sempre desiderato un nipote, anzi, una nipotina da coccolare e viziare come una vera principessa, come la più preziosa delle gemme.
Ed è così che sono cresciuta io, è così che mi ha cresciuta dopo che mia madre ha deciso di tagliare tutti i ponti con lei.
Che io ricordi, infatti, ho passato ogni singolo giorno della mia infanzia in casa sua che, più che una casa, sembrava quasi un castello: un enorme castello dalle grandi stanze soleggiate, dai soffitti senza una fine, dai quadri antichi appesi alle pareti e dagli enormi lampadari scintillanti.
Ed io ero la principessa, di questo castello.
La principessa con la sua fedele dama di compagnia, che era la bambola di porcellana e insieme vivevamo con la Regina che prima di essere una Regina era la mia nonna.
Ogni mattina, al cinguettio lontano dei passeri, mi veniva a svegliare.
Si avvicinava piano alla finestra, tirava le tende per far filtrare la debole luce del sole nella stanza, mi osservava mentre ero ancora a letto e mi rivolgeva il suo sorriso più dolce e genuino.
Io non mi muovevo, rimanevo immobile sotto le coperte, mi piaceva vederla camminare verso di me con quel suo portamento elegante e il caldo sorriso ancora ben stampato sul volto.
Una volta abbastanza vicina al letto mi sussurrava dolci parole per convincermi ad uscire dal quel bozzolo fatto solo di coperte ma io mi divertivo a farle credere di non averla sentita così lei mi prendeva in braccio e mi accompagnava in bagno.
Qui mi faceva sedere davanti allo specchio dove iniziava a pettinarmi con cura i lunghi riccioli castani.
Una volta finito andavamo in sala da pranzo, dove ci aspettava la colazione: una lunga tavola di legno ricoperta di cibi di tutti i tipi, sia dolci che salati.
La colazione era sempre stata sacra per noi, perché a contrario di quella degli altri reali la nostra era un momento di puro e semplice divertimento.
I pezzi di frutta sulla forchetta della nonna, infatti, volavano nella mia direzione come aeroplani mentre i biscotti venivano fatti cadere nel latte dalle altezze più disparate, come fossero campioni mondiali di tuffi.
La nonna scoppiava sempre a ridere quando il latte veniva schizzato sul tavolo sporcandolo tutto, subito dopo quella risata squillante si propagava nella sala come le note di un pianoforte e per me era proprio quella la musica a cui non avrei mai saputo rinunciare.
Poi, quando anche la colazione giungeva al termine, arrivava il turno della scuola.
La nonna non mi ha mai fatto andare a scuola insieme agli altri bambini, diceva che in quanto principessa del castello avrei potuto prendere delle lezioni private.
E così accadeva.
Tutti i giorni, per quattro ore intere, avevo lezione.
Ma una volta finito, potevo passare il resto della giornata a giocare.
Ed il mio giocattolo preferito era, senza ombra di dubbio, la bambola di porcellana.
La nonna mi ci faceva giocare solo in camera da letto, vicino ad un grande specchio avvolto in una cornice d’oro luccicante finemente intagliata e seduta su di un morbido tappeto bianco così che, anche se la bambola fosse caduta, non si sarebbe mai rotta.
Insieme alla nonna passavamo pomeriggi interi su quel tappeto e negli anni il grande specchio dorato divenne il nostro amico più fidato: rifletteva le nostre giornate, ci vedeva ridere, scherzare, parlare, sussurrare insieme e ben presto divenne il solo ed unico custode di tutti i nostri segreti.
Silenzioso e discreto, come un vero cavaliere, osservava la sua Regina, anno dopo anno, giocare con la sua principessa: ci piaceva molto prendere il tè, sedute in cerchio a gambe incrociate, armate di tazzine bianche dai ghirigori argentati e i rispettivi piattini.
La prima a versarselo era la nonna, perché era lei la Regina, poi toccava a me che ero la principessa del castello e infine era il turno della bambola di porcellana, la mia fedele dama di compagnia.
«Quante zollette vuoi, mia piccola principessa?»
Mi chiedeva la nonna mentre apriva il barattolo dello zucchero.
Ne prendeva due e le faceva scomparire nella mia tazzina mentre nella sua ne lasciava cadere soltanto una.
Si portava la tazzina alle labbra, screpolate a causa dell’età ma sempre ravvivate da un rossetto rosso brillante, mi sorrideva ed iniziava a sorseggiare il liquido fumante alzando il mignolo a mezz’aria, proprio come una vera Regina.
Poi arrivava l’ora di cena e poco dopo il momento di andare a letto.
«Che storia vuoi che ti racconti stasera?»
Mi chiedeva la nonna in un sussurro, seduta ai bordi del mio letto.
Apriva il mio libro preferito, quello che raccontava la storia di una bellissima principessa dai lunghi riccioli castani, proprio come i miei, e iniziava a leggere:
“C’era una volta una giovane principessa che viveva in un bellissimo castello…”
E solo quando era sicura che mi fossi addormentata chiudeva il libro e lo riponeva con cura sul comodino ma prima di andarsene e spegnere le luci mi lasciava sempre un bacio sulla fronte.
Un bacio così caldo e pieno d’amore che mi faceva sentire la principessa più fortunata del mondo.
Poi, però, un giorno tutto finì e, come tornata alla realtà dopo essermi risvegliata da un bellissimo sogno, la magia si interruppe per sempre.
La nonna era ormai anziana, iniziava a sentirsi poco bene sempre più spesso ed io non sapevo cosa fare, non sapevo come prendermi cura di lei perché non me lo aveva mai insegnato: era lei che si era sempre presa cura di me fino a quel momento.
Così venne ricoverata, prima in ospedale, poi in una casa di cura.
«Tranquilla tesoro, la nonna starà bene, anche le Regine a volte hanno bisogno di una piccola vacanza, lo sapevi?»
Mi diceva sorridente, con il rossetto che si increspava tra le rughe delle labbra.
Ed io mi limitavo a guardarla in silenzio, con i miei occhioni azzurri, seduta sulla sedia di fianco al suo letto.
Sapevo di non poter fare nient’altro per lei.
Serie: La bambola di porcellana
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Un racconto che ha quasi il sapore di un ricordo personale.
Bello il modo in cui hai gestito la trama, partendo da un’atmosfera felice e spensierata per poi arrivare ad un clima malinconico e più triste.
È singolare che una madre avvisi sua madre di essere incinta prima ancora di informarne il marito. Ma il tuo racconto si presenta come una favola e dunque tutto è possibile. La sensazione che mi ha trasmesso è che la bambina e la bambola siano la stessa cosa – o persona – in un mondo immaginario dove la porcellana e la carne trovano una misteriosa corrispondenza. Come se per vivere non bisognasse essere vivi?
Per evitare di fare spoiler posso solo dire che mi piace molto la tua visione e che sì, concordo con te, del resto credo che ogni mondo a modo suo sia immaginario. O, almeno, lo è nella mente di chi lo immagina 😉
Mi piace la tua narrazione e il modo in cui cattura il legame tra la protagonista e la nonna evidenziando l’amore e la cura della donna per la piccola.
Mi rincuora sapere che sia riuscito a trasparire questo aspetto del loro legame, grazie per il commento!
a me piacciono le storie di regine e principesse, e la tua ha il respiro giusto. Ma i sogni esistono proprio allo scopo di finire col risveglio, giusto?
Ancora una volta, non potrei essere più d’accordo. Per questo spero davvero che il risveglio che ho preparato per questa storia possa piacerti!
Mi è piaciuto molto come mi hai accompagnato a vedere le stanze del tuo castello, mostrandomi le ricche cornici, i soffici tappeti e le magnifiche coperte… Aspetto molto volentieri il prossimo episodio, pronto a porgerti nuovamente la mano, saltellante al pensiero di osservare qualche meraviglia sfuggita alla prima occhiata. ♥
Grazie davvero per il commento! Spero che il prossimo ed ultimo capitolo non ti deludi, dal canto mio sarò felice di accompagnarti fino alla fine di questo racconto 🫶🏻
In poche righe hai descritto una situazione quasi paradisiaca introducendo a una vicenda semplice, con pochi personaggi e per questo molto efficace. Seguirò volentieri la serie 🙂
Purtroppo o per fortuna questa serie sarà composta solo da un altro episodio, ma spero comunque che ti potrà piacere anche quello!