Elogio del cunnilingus
Serie: Flora
- Episodio 1: Flora e i due fuochi
- Episodio 2: Flora e il Natale (due uomini, un tacchino e una nonna sospettosa)
- Episodio 3: Flora e il Capodanno (o del brindisi proibito tra le lenzuola)
- Episodio 4: Gennaio – Buoni propositi e pessime compagnie(Un racconto ironico per cominciare l’anno… in tre.)
- Episodio 5: Flora e il libraio(Ovvero: come ho sfogliato un uomo e mi sono lasciata toccare con cura tipografica.)
- Episodio 6: Febbraio – San Valentino e la lista delle fantasie(Ovvero: come trasformare un innocuo cioccolatino in un detonatore erotico senza preavviso.)
- Episodio 7: Elogio della fellatio
- Episodio 8: Elogio del cunnilingus
STAGIONE 1
Ho letto l’elogio della fellatio di Flora due volte. La prima perché me l’aveva mandato lei, la seconda perché Santo sosteneva che avevo saltato i passaggi importanti.
«Hai letto solo quelli dove parla del cazzo.»
Era falso, anche se capivo da dove gli veniva il sospetto. Flora era riuscita a essere oscena senza perdere eleganza e, cosa ancora più irritante, a prendere per il culo noi uomini facendoci sembrare accessori del nostro stesso pene. Arrivato alla fine, più che scandalizzato mi ero sentito chiamato in causa.
Santo mi ha consigliato di non rispondere. Cinque minuti dopo già proponeva il titolo.
Quindi eccoci qui.
A me piace leccarla. Non credo che questa preferenza faccia di me un uomo evoluto e non pretendo medaglie per aver scoperto che il piacere femminile esiste. Mi piace e basta. Sarebbe bello poterlo dire con la stessa tranquillità con cui uno dichiara di preferire il vino rosso al bianco, ma quando si parla di sesso noi uomini sentiamo quasi sempre il bisogno di trasformare una preferenza in una competenza.
Da ragazzi era peggio. Bisognava sapere tutto prima di avere imparato qualcosa. Nessuno di noi aveva esperienza, però ne parlavamo con la sicurezza di chi aveva appena concluso un master in ginecologia applicata. Santo sostiene che metà dei miei amici non avrebbe trovato un clitoride neppure con Google Maps. La battuta è sua e gliela lascio, anche perché purtroppo funziona.
Il maschio della mia generazione conosceva abbastanza bene il proprio pene perché quello si faceva notare, mentre del corpo femminile sapeva molto meno. Il mistero ci conveniva: dire che le donne erano complicate suonava meglio che confessare di non aver capito cosa fare.
Io, almeno all’inizio, cercavo un metodo. Pensavo che dovesse esistere un ritmo giusto, una tecnica che funzionasse sempre. Se una cosa aveva dato risultati una volta, ero pronto a considerarla acquisita. Le donne, con una certa mancanza di spirito collaborativo, continuavano però a essere diverse tra loro.
Ci ho messo un po’ a capire che il problema non era trovare la tecnica giusta, ma accorgermi della donna che avevo davanti. Sembra ovvio adesso; a vent’anni lo era molto meno.
A quell’età il piacere di lei diventava facilmente una pagella su di me. Se godeva, ero bravo; se non succedeva, qualcosa doveva essere andato storto e il mio ego convocava subito una commissione d’inchiesta. Col tempo ho scoperto che il sesso migliora parecchio quando smetti di viverlo come un esame. Per molto tempo ho creduto che chiedere «ti piace?» fosse segno di attenzione. Una volta va bene; alla quarta diventa la richiesta di una recensione. Ho imparato a fare più caso a quello che succede e meno a quello che vorrei sentirmi dire. Non è una scienza esatta e, francamente, meno male. Se il sesso avesse un manuale d’istruzioni finiremmo per leggerne soltanto il riassunto sul retro.
Non sono diventato saggio, sia chiaro. Quando una donna reagisce a quello che sto facendo, una parte di me continua a pensare: bene, questo sono io. Il mio ego, almeno, è rimasto lì; col tempo ho imparato a non dargli sempre ragione.
È anche una delle ragioni per cui non considero il cunnilingus una forma di altruismo. Non mi sono mai sentito particolarmente generoso con la faccia tra le gambe di una donna che desidero. Se quello è volontariato, conosco parecchi uomini pronti a dedicarsi al sociale.
Quello che mi piace davvero, però, è un momento preciso. All’inizio una donna può essere ancora molto consapevole di come appare. Poi, se le cose vanno bene, a un certo punto smette di preoccuparsi di come appare. È allora che la trovo più bella, proprio perché in quel momento non sta facendo niente per esserlo.
Quando ho scritto questa frase Santo ha fatto una smorfia.
L’ho lasciata. Non sempre bisogna ascoltare gli amici.
Flora nel suo elogio insiste molto sulla vulnerabilità maschile, e ha ragione. Un uomo mentre glielo prendono in bocca perde rapidamente parecchia retorica. Potrei pareggiare i conti raccontando cosa succede a una donna quando perde il controllo, ma la faccenda, per me, ha un sapore diverso. Non mi diverte vederla vulnerabile. Mi eccita che si fidi abbastanza da esserlo con me.
Lo so, Santo a questo punto chiederà di nuovo la penna rossa. Può aspettare.
Non voglio neppure trasformare il cunnilingus in una faccenda sentimentale. Resta sesso, e il sesso reale ha sempre qualcosa che rovina la fotografia: magari un pelucco in bocca o una posizione molto meno comoda di quanto sembrasse all’inizio. E prima o poi c’è un ginocchio che protesta proprio quando vorresti sembrare instancabile. A una certa età, poi, rialzarsi con eleganza dopo venti minuti richiede più preparazione atletica del gesto precedente.
Questa parte Santo l’ha approvata subito. Forse perché anche lui ha una schiena.
La differenza tra il me di vent’anni e quello di oggi sta soprattutto qui: allora volevo sapere se ero bravo, adesso mi interessa molto di più capire se lei sta bene. Non perché nel frattempo sia diventato una brava persona. È che ho imparato quanto sia noioso stare a letto con qualcuno mentre, in realtà, continui a occuparti di te stesso.
Flora concludeva dicendo che qualche volta un cazzo è soltanto un cazzo. Non ho argomenti per contraddirla.
Posso aggiungere soltanto che qualche volta una lingua è soltanto una lingua e che sarebbe davvero uno spreco usarla solo per parlare.
Santo, su questo, non ha corretto una parola.
Serie: Flora
- Episodio 1: Flora e i due fuochi
- Episodio 2: Flora e il Natale (due uomini, un tacchino e una nonna sospettosa)
- Episodio 3: Flora e il Capodanno (o del brindisi proibito tra le lenzuola)
- Episodio 4: Gennaio – Buoni propositi e pessime compagnie(Un racconto ironico per cominciare l’anno… in tre.)
- Episodio 5: Flora e il libraio(Ovvero: come ho sfogliato un uomo e mi sono lasciata toccare con cura tipografica.)
- Episodio 6: Febbraio – San Valentino e la lista delle fantasie(Ovvero: come trasformare un innocuo cioccolatino in un detonatore erotico senza preavviso.)
- Episodio 7: Elogio della fellatio
- Episodio 8: Elogio del cunnilingus
Buongiorno Antonio, molto audace, crudo e il tema è “caldo”. Va oltre la volgarità. In alcune parti l’ho sentito talmente spoglio, da far sembrare l’atto sessuale qualcosa di empio. Molto attuale. Purtroppo.
Attenzione perché tra poco ci vorrà lo spid… Apprezzo il tuo modo diretto e audace di tentare di esplorare il mondo dell’eros. Certo il tema è vasto, tanto che detta una cosa, ti viene da pensare che avresti poturo dirne un altro milione.
Ciao Antonio, ho letto questo tuo racconto incluso bel genere erotico e per curiisitá, sono andata a rivedere qualche definizione. Ho trovato che “Un racconto erotico è una breve narrazione letteraria che ha come tema centrale l’esplorazione del desiderio, della sensualità e della sessualità umana, spesso attraverso la descrizione esplicita o evocativa di atti e fantasie fisiche. Caratteristiche principali Focus sul desiderio: A differenza della pornografia, che punta a una rappresentazione puramente meccanica o visiva del piacere, l’erotismo valorizza la tensione sessuale, l’attesa, le emozioni e la psicologia dei personaggi. Coinvolgimento sensoriale: La narrazione stimola i sensi del lettore focalizzandosi su dettagli intimi, sguardi, atmosfere e percezioni corporee. Profondità narrativa: I protagonisti mantengono una propria identità e un vissuto emotivo che va oltre la semplice scena sessuale, inserendosi in una trama o in un contesto di fantasia”.
Sei d’ accordo?
Ciao, condivido esattamente il tuo pensiero. Preferisco l’erotismo alla pornografia. C’è un bel romanzo di Brancati dal titolo Paolo il caldo che ben rappresenta a mio parere il desiderio.
Bisognerebbe dire a Teo che il vero ribaltone è che a volte a lui piace praticare la fellatio e magari a lei il cunnilingus. Però poi bisognerebbe scrivere altro del genere e forse è meglio di no.
Vero. In effetti avrebbe potuto scrivere Flora anche il secondo e forse sarebbe stato ancora più interessante.
No, non mi piace questa visione del sesso e, anche se sono convinto che hai scritto per provocare, revoco l’imposizione che mi ero dato dopo aver letto L’elogio della fellatio per dirti, con le parole di Lucio Battisti che: “…l’amore è qualcosa di più del vino del sesso che tu, prendi e dai…” Il sesso, quello sano, quello che appaga fisico e mente non è un libro mastro, non prevede dare e avere, né profitti e perdite e, solo raramente lo si fa per interesse, salvo non si sia professionisti del settore. Anche a me piace leccarla, ma solo se piace a lei. In definitiva, caro Antonio hai confezionato un raccontino abbastanza insipido, pieno di cliché e di prudori adolescenziali. Hai scritto di meglio e puoi scrivere di meglio.
Ciao Giuseppe. Peccato non ti sia piaciuto. Per me è stato un esercizio che forse poteva venire meglio. Però se leggi tra le righe troverai Apollinaire, Diderot ed altri ancora. Credo che spesso sia più il desiderio che l’amore a muovere il mondo, ma questa è solo una mia opinione.
Caro Antonio, non è il desiderio che ha tenuto in piedi l’umanità, ma l’amore che è una cosa diversa che trascende il sesso. Il desiderio è effimero: l’orgasmo dura pochi secondi e, se vuoi, te lo autoproduci e ti calmi, l’amore, tu ci creda o meno, è l’unico propulsore, l’unica alternativa al nulla.
E, ovviamente, parlo dell’amore che va oltre all’egoismo di coppia.
Ok, ora ho compreso. Avevo trascurato il fatto che il brano a cui ti riferivi era pubblicato sulla piattaforma.
Ci trovo più D’Annunzio e, scusami, Fabio Volo.
D’Annunzio forse è un po’ troppo, Fabio Volo non lo conosco.
Ho sempre trovato elegante la tua scrittura, chiari, limpidi e condivisibili i tuoi attori, ma qui no, qui vedo una caduta di stile, una voglia di spiazzare, se vuoi anche di scandalizzare, della quale non colgo il senso. Posso sbagliare io, posso essere fuori dal tempo ma mi sembra una boutade messa lì a sondare, una provocazione per avere reazioni e, in questo, io ti accontento.
Vedi Giuseppe la “mia”Flora è ispirata dal romanzo di Jorge Amado, un uomo appunto, che scrive del desiderio e dell’amore di una donna verso i suoi due uomini.
Inoltre come ha ben detto @cristiana avrei potuto scrivere i medesimi elogi al maschile.
Credo che in ogni essere umano ci sia insieme il genere femminile e maschile. Credo che in ogni essere umano ci sia amore, odio, desiderio, passione, rabbia, invidia ed ogni altro sentimento che ci rende appunto umani. Ognuno perfetto nelle sue imperfezioni. Se poi ritieni che il mio “stile” sia caduto, non posso che non condividere.
No, troppo sarebbe Apollinaire, D’annunzio al confronto è un ragazzo di bottega 😉
Su questo sono pienamente d’accordo. 🫡