Elogio della fellatio
Serie: Flora
- Episodio 1: Flora e i due fuochi
- Episodio 2: Flora e il Natale (due uomini, un tacchino e una nonna sospettosa)
- Episodio 3: Flora e il Capodanno (o del brindisi proibito tra le lenzuola)
- Episodio 4: Gennaio – Buoni propositi e pessime compagnie(Un racconto ironico per cominciare l’anno… in tre.)
- Episodio 5: Flora e il libraio(Ovvero: come ho sfogliato un uomo e mi sono lasciata toccare con cura tipografica.)
- Episodio 6: Febbraio – San Valentino e la lista delle fantasie(Ovvero: come trasformare un innocuo cioccolatino in un detonatore erotico senza preavviso.)
- Episodio 7: Elogio della fellatio
- Episodio 8: Elogio del cunnilingus
STAGIONE 1
Sono una donna e mi piace prenderlo in bocca, e già questa frase basta a provocare in certe persone un piccolo irrigidimento morale, che naturalmente è diverso da quello di cui intendo parlare. Potrei scegliere parole più eleganti, evocare l’intimità e la fiducia tra due corpi, magari infilare da qualche parte l’anima, perché l’anima fa sempre sembrare rispettabile ciò che succede dalla vita in giù. Sarebbe però un’impostura, visto che sto parlando di fellatio e quindi, con inevitabile precisione anatomica, di cazzi.
La fellatio ha una cattiva reputazione che trovo ingiusta. Nella versione più pigra del racconto lui è in piedi, lei inginocchiata, la testa all’altezza esatta del suo orgoglio: la posizione dovrebbe dirci tutto. Eppure, basta guardare meglio. L’uomo che si crede padrone della situazione comincia a respirare male, dimentica metà del proprio vocabolario e aspetta che la donna davanti a lui decida che cosa succederà.
La postura inganna: lui sarà pure in piedi, ma io ho il suo cazzo in bocca e, dettaglio che la storia del patriarcato tende curiosamente a trascurare, possiedo anche i denti.
Una sera ho cenato con un uomo che parlava senza prendere fiato. Mi ha illustrato gli investimenti che intendeva fare, la moto che avrebbe comprato a primavera e un romanzo del quale conosceva evidentemente soltanto la quarta di copertina. A un certo punto ho pensato che, se avesse continuato, avrei chiesto al cameriere di portargli un microfono. Più tardi, però, quella straordinaria ricchezza lessicale è evaporata. Lo stesso professionista capace di discutere per due ore una clausola contrattuale riusciva a pronunciare soltanto «sì», «Dio» e «continua», con una sincerità che raramente gli avevo sentito usare durante la cena.
Da allora considero la fellatio un discreto strumento di indagine psicologica. Portalo pure a cena, osserva il modo in cui tratta il cameriere e ascolta ciò che dice delle ex fidanzate: sono informazioni utili. Io, per esempio, avevo già capito che quel signore amava soprattutto la propria voce. Scoprire che sapeva anche tacere è stata una sorpresa gradevole.
Mi diverte che qualcuno interpreti tutto questo necessariamente quale atto servile. Se una donna è costretta, il desiderio non c’entra; se è lei a volerlo, inginocchiarsi non basta a stabilire chi comanda. Io scelgo se iniziare e posso cambiare idea a metà, perfino nel momento in cui lui sperava che facessi l’esatto contrario.
C’è poi una cosa che ammetto con piacere: dare piacere può essere tremendamente egoista. Io non lo faccio soltanto per lui. Mi interessa accorgermi che l’autocontrollo gli si sfalda addosso poco alla volta, che la faccia sicura sfoggiata al ristorante perde precisione. Quella vulnerabilità mi piace, e non perché desideri umiliarlo. Per qualche minuto il titolo stampato sul biglietto da visita e l’automobile lasciata sotto casa diventano irrilevanti. Dopo, naturalmente, può tornare a illustrarmi i vantaggi di un motore ibrido.
Il nostro rapporto con il gusto, invece, continua a divertirmi. Persone rispettabili possono passare venti minuti a discutere il retrogusto minerale di un vino o le note di cuoio di un whisky, ma basta che una donna ammetta che le piace avere un pene in bocca perché nella stanza compaiano studiosi di metafisica. Una conoscente, una volta, ha persino abbassato la voce per farmi qualche domanda.
«Ti piace davvero?»
«Sì.»
«Ma in che senso?»
«Nel senso previsto dall’anatomia.»
«E non lo fai soprattutto per lui?»
«No, cara. Se facessi tutto per gli uomini avrei già aperto una lavanderia.»
La conoscente mi fissava in attesa di un motivo più nobile. L’amore, forse. Oppure un percorso di emancipazione, purché accompagnato da una spiegazione che potesse riferire alle amiche senza arrossire. Che una donna guardi un uomo e desideri il suo corpo resta, a quanto pare, una faccenda da giustificare. Io avevo ordinato un altro bicchiere di vino e le avevo detto la cosa più semplice: a volte c’è soltanto un bel cazzo, e va bene così. Lei ha bevuto un sorso lunghissimo prima di cambiare argomento.
Anche il sesso, del resto, viene rappresentato con un’eleganza sospetta. Nei romanzi e nei film le dita scivolano sulla pelle con una precisione da coreografo; nessuno sembra avere mai un ginocchio da sistemare. Nella vita vera può entrarti un capello in bocca o venirti un crampo alla coscia. Una volta ho urtato il bordo del letto e mi è scappata una bestemmia tanto sonora che lui si è tirato su per chiedermi se stessi bene. Stavamo ancora cercando di riprendere quando ha tentato una frase erotica talmente stupida che abbiamo finito per ridere entrambi.
Poi c’è il pene, questo straordinario centro simbolico dell’universo maschile. Alcuni uomini lo trattano con una sicurezza teorica inversamente proporzionale alla fragilità pratica. Puoi criticare il loro lavoro, perfino la squadra del cuore, e sopravvivranno; prova invece a fermarti a guardare il loro cazzo per cinque secondi con un’espressione interrogativa e assisterai all’apertura di un’inchiesta.
«Che c’è?»
«Niente.»
«Perché lo guardi?»
«Perché è lì.»
«Ti sembra strano?»
Si china per controllare a sua volta. Io mi mordo l’interno della guancia: se scoppio a ridere adesso, gli toccherà convocare una commissione d’esperti.
Rivendico il diritto femminile alla volgarità, perché anche quella ci è stata concessa con avarizia. Se un uomo racconta al tavolo una fantasia indecente, di solito trova qualcuno pronto a ridere. Io ne esprimo una e subito c’è chi vuole sapere se sono felice, se il mio rapporto funziona o se sto attraversando un periodo difficile. Pare che una donna possa parlare di sesso soltanto dopo aver compilato un questionario sulla propria salute sentimentale.
Eppure, mi è capitato di desiderare un uomo senza voler conoscere sua madre. Mi è successo anche il contrario: pensavo di salutarlo subito e siamo rimasti a parlare fino all’alba, con le scarpe abbandonate sotto il divano e la fame che ci ha spinti in cucina. Mi piaceva, tutto qui.
Non tutto richiede Freud. Talvolta un cazzo è davvero soltanto un cazzo, e se una donna lo desidera può perfino dirlo ad alta voce. Con la stessa bocca, a voler essere precisi.
Serie: Flora
- Episodio 1: Flora e i due fuochi
- Episodio 2: Flora e il Natale (due uomini, un tacchino e una nonna sospettosa)
- Episodio 3: Flora e il Capodanno (o del brindisi proibito tra le lenzuola)
- Episodio 4: Gennaio – Buoni propositi e pessime compagnie(Un racconto ironico per cominciare l’anno… in tre.)
- Episodio 5: Flora e il libraio(Ovvero: come ho sfogliato un uomo e mi sono lasciata toccare con cura tipografica.)
- Episodio 6: Febbraio – San Valentino e la lista delle fantasie(Ovvero: come trasformare un innocuo cioccolatino in un detonatore erotico senza preavviso.)
- Episodio 7: Elogio della fellatio
- Episodio 8: Elogio del cunnilingus
“Non tutto richiede Freud.”
Ma è sempre più difficile accettare qualcosa per quello che è. Passaggio che si lega perfettamente alla frase che ho commentato prima. 👏
“perché l’anima fa sempre sembrare rispettabile ciò che succede dalla vita in giù”
Indiscutibilmente vero!
“dare piacere può essere tremendamente egoista.”
Mi ha colpito molto questo. Ci sto pensando parecchio. Mi affascina il tuo modo di esplorare il sottopelle femminile. Ma, immagino, che a riguardo, tu stia aspettando i commenti femminili
Grazie, certo un commento femminile mi darebbe soddisfazione. Però per par condicio sto pensando di scrivere l’elogio del cunnilingus.
Mi è piaciuto molto. Esplicito, sì, ma mai gratuito: l’ironia regge tutto il pezzo e sotto c’è un discorso molto lucido su desiderio, ruoli e doppi standard. Alcuni passaggi mi hanno fatto davvero ridere, soprattutto quello della “commissione d’esperti”. A questo punto mi sa che riprenderò la serie dall’inizio.
Grazie sono contento ti sia piaciuto
Magnifica dissertazione di una donna per “pene”.
Gli uomini apprezzano questa pratica perché la donna per un po’ ha la bocca impegnata, quel silenzio è doppiamente appagante. Complimenti per come hai trattato un argomento così pruriginoso senza cadere in facili volgarità.
Grazie, lieto ti sia piaciuto.