Emmanuel 

Serie: Insonnia


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Quartiere Arcella, periferia Nord di Padova. Umanità allo sbaraglio.

– Che cazzo ridi! – mi urla a un palmo dalle orecchie alitandomi un panino di sopressa all’aglio sul lato della faccia condito da abbondanti spruzzi di saliva.

– Scusi, soffro il solletico – rispondo sforzandomi di tornare serio e cercando di reprimere un conato per l’effetto tsunami appena ricevuto.

– Faccia meno lo spiritoso che ci mettiamo poco a rovinarglielo quel sorrisetto del cazzo – mi minaccia velatamente appoggiando la mano al manganello.

E dagliela con questi simboli fallici!

Chiudo gli occhi. Soffoco un sorriso e cerco di reprimere l’insano istinto suicida che continua irrefrenabile e incontrollabile a impossessarsi della mia mente e purtroppo della mia bocca.

– Posso riprendere una posizione consona? – domando ancora impalato in posizione di corteggiamento.

Senza dire una parola lo smilzo mi prende per la colletta e con uno strattone mi allontana dell’auto.

– Fermo lì! – Mi intima, indicando con il dito un punto a caso sul marciapiede.

Big Jim intanto non dà segni di vita. Rimane ad osservare la scena senza proferire parola, posizione ingessata, mano sulla fondina e un’espressione tra l’ebete e il morto di sonno.

Il collega anziano inizia a controllare in maniera distratta il contenuto delle mie tasche sparpagliato sulla macchina spostandolo in maniera quasi casuale. Si blocca e pare osservare con attenzione un punto della cappotta. Avvicina il viso, si infila un dito in bocca per insalivarlo per poi strofinarlo vigorosamente lungo una linea di circa dieci centimetri. Tira un paio di bestemmie e ancora più incazzato per quello che sembra uno solco sulla carrozzeria domanda:

– Signor?

– Paolo Montana – rispondo velocemente cercando di darmi un tono sicuro e leggermente infastidito dalla situazione.

– Mi corregga? La fermiamo alle quattro di mattina in una zona di spaccio. Alla richiesta dei documenti confessa di non averli. Durante la perquisizione fa lo spiritoso e troviamo strumenti atti al consumo di sostanze stupefacenti. Cartine, tabacco e un pacchetto di sigarette evidentemente utilizzato per il confezionamento di filtri. Procura in maniera volontaria uno solco sulla vernice di un veicolo di servizio dell’amministrazione statale. Secondo lei come dovremo comportarci noi se non portarla in questura per un approfondito controllo?

– Eh! Come dovremo comportarci noi? – ripete in maniera meccanica il giovane microcefalo.

– Ora, senza per forza dovervi contraddire – rispondo – A mio modesto parere, dal momento che sono l’unico nel raggio di dieci chilometri a non aver addosso nessuna sostanza stupefacente e, vista la fauna che stazionava in zona prima che voi vi annunciaste come una Drag Queen alla recita di Natale dei miei figli, direi che la cosa ha quasi del miracoloso.

E dopo una pausa ad effetto:

– Direi che potreste accompagnarmi a casa, che sta qui a trecento metri. Vi mostrerei i miei documenti in modo da andarcene serenamente tutti per la nostra strada. Voi finalmente a lavorare e io a farmi i cazzi miei.

Dopo un veloce cenno tra i due agenti una mano mi agguanta i capelli appena sopra la nuca con una lieve torsione del collo, mentre un’altra mano mi afferra il braccio destro torcendomelo violentemente dietro la schiena spingendomi verso l’auto. L’azione viene interrotta dal gracchiare della radio di servizio.

Con gli occhi puntati al cielo e le lacrime che iniziano a scendere lungo le guance riesco solo a sentire un fitto parlottare nella volante e poco dopo mister simpatia esordisce:

– Lascia stare il coglione Carletto, che abbiamo cose serie da fare!

La mano molla i capelli e un pugno ben assestato mi colpisce sulle reni a sinistra. Mentre mi inginocchio al suolo dal dolore ho solo il tempo di vedere il giovane scagnozzo salire al posto del passeggero e ciccio spumiglia sgomberare con una manata tutta la mia roba al suolo, farmi un sorrisetto di saluto e salire al posto di guida. Accende i lampeggianti, sirena e sgomma in direzione Sacro Cuore.

Rimango in ginocchio. Mi manca il respiro. Provo inutilmente a incamerare aria.

Due mani mi afferrano sotto le ascelle e mi aiutano a mettermi in posizione eretta. Una mano gentile mi afferra da dietro la mandibola alzandola leggermente mentre apro la bocca per assorbire più ossigeno possibile.

– Respira – mi sussurra una voce profonda.

Rimango ad osservare il cielo scuro massaggiandomi con la mano il punto colpito. Il giovane nero che avevo visto all’incrocio poco prima è davanti a me che raccoglie le mie cose sparse sul marciapiede e piano piano me le passa mentre cerco di sistemarle alla rinfusa.

Mi guardo attorno e come per magia la zona è tornata viva della sua umanità, come niente fosse successo.

Mi giro per ringraziare il ragazzo che intanto si stava allontanando per tornare dai suoi colleghi.

– Ehi Tu! – urlo nella sua direzione.

Si ferma un attimo a guardarmi.

– Grazie! Come ti chiami? – chiedo.

– Emmanuel – risponde voltandosi e tornando sui suoi passi.

Serie: Insonnia


Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Forse avresti dovuto dare alle due pubblicazioni lo stesso titolo con tra parentesi parte 1 e parte 2, per evidenziare che si tratta di un unico episodio, la è un dettaglio. Quello che conta è che hai scritto un gran bel episodio, di quelli che coinvolgono in pieno. Lo stile narrativo, come hai già dimostrato precedentemente, è perfettamente adatto al personaggio e all’ambientazione. Di notte esce fuori un’altra vita e tu ce la stai raccontando alla grande, attraverso queste passeggiate.
    Una volta vidi i Fugazi dal vivo, tanto tempo fa. Gran bella band.
    Cos’altro dire? ah, si. La divisa calza bene ai minus habens.

    1. Grazie Francesco! In realtà il primo tentativo di pubblicazione era Parte 1 e Parte 2, ma mi è rimbalzato indietro con la richiesta di trovare un’altra soluzione! Questa era la più gestibile penso! Comunque si, sono dettagli! Mi fa molto piacere ti sia piaciuto il racconto e soprattutto grande invidia perchè purtroppo non sono mai riuscito a vedere i Fugazi dal vivo!!! Buone letture!

    1. Grazie Cristiana, non volevo caricare il finale per non cadere in manierismi e facili moralismi! L’intenzione era che il racconto e il finale nella sua semplicità parlasse da se! Dal tuo commento mi pare di esserci andato vicino! In quanto ai microcefali direi che tutto il racconto parla da solo! In realtà non vorrei che passasse una visione generalizzante, ma la rappresentazione di un problema che purtroppo esiste e che in passato ho provato sulla mia pelle e che purtroppo ha lasciato solchi profondi!! Grazie del bellissimo commento nel primo racconto, apprezzo moltissimo!!!!

    1. Grazie Melania! In realtà non lo so, è ancora tutto in itinere. Tutta la serie è un piccolo esperimento per provare a sperimentare più registri, sia dal punto di vista narrativo che di scrittura. Boh, vediamo cosa succederà adesso!!

  2. Mi è piaciuta molto la vena ironica che hai sfoderato nell’incontro/scontro con le forze dell’ordine. Scene neppure tanto lontane dalla realtà, ahimè. Mi è piaciuto il ruolo di Emmanuel. Dà il titolo agli episodi, compare all’inizio, si rivela sul finale, nel mezzo si dilegua. Rileggendo il tutto una seconda volta, si sente il suo sguardo, da qualche angolo, a fissare di nascosto la scena. Personalmente, ho intuito un piccolo balzo in avanti a livello di scrittura. Come se ti stessi lasciando più andare, o ti sentissi più a tuo agio…qualcosa del genere.

    1. Grazie Dea! Devo dire che trovi sempre il modo per sgamarmi! O io sono troppo trasparente o tu sei particolarmente brava a farlo (la seconda mi sa). Si, hai ragione, sto provando ad uscire un po’ (lentamente e con difficoltà) dalla mia confort zone e provare qualcosa di diverso…. Immensa fatica e piccoli passi …. vediamo cosa ne uscirà!!!! Sempre onorato dei tuoi bellissimi commenti!