Empatia urbana
“Quindi mi stai comunicando che tra noi è finita?” ripetette a stento per la quarta volta con la voce rotta dal pianto Poldina, provando a protendere la sua mano verso il volto dell’ amato Leonzio, per carezzarlo.
Il funereo dolore di Poldina strideva con il colore di quella assolata giornata primaverile, la cui radiosità sembrava avere contaminato tutti gli avventori di quella nota caffetteria ubicata in mezzo al parco pubblico
Leonzio, con lo sguardo incollato al cellulare per verificare le notifiche del social, si ritrasse istintivamente vedendo la mano di Poldina protesa nel tentativo di toccarlo.
“Oh ma sei dura eh?!” esclamò visibilmente infastidito “E’ la quinta volta che mi costringi a ripeterlo! Tra noi è finita! Non ti voglio più! Non mi piaci più! HO UN’ALTRA!” urlò con sobria signorilità e delicatissimo tatto, per poi, infine, alzarsi, scuotere il setoloso ciuffo di capelli biondi, ad onda, che tanto aveva fatto breccia nel cuore di Poldina, ed infine andarsene, tributandole sguardi di dardeggiante risentimento per la sua scarsa recettività.
“NOOO! LEONZIO!” urlò Poldina con voce cavernosamente latrante, rotta dal pianto, sgranando gli occhi ormai saturi di lacrime e gonfiando il collo come una bodda di stagno, protendendo in avanti la mano verso il suo amato, che si stava dileguando nell’ indifferenza, in modo talmente scoordinato da franare sul freddo vialetto sterrato, in cui i tavolini esterni erano stati ubicati, ed ivi infrangersi il setto nasale.
“AAAARGGHHH!” urlò Poldina per il lancinante dolore mentre un fiotto di sangue, sgorgato istantaneamente dal naso, le intrindeva, dopo esserle colato in bocca, il maglioncino bianco con un adorabile cucciolo di cane ricamato nel suo centro.
Gli altri avventori si voltarono verso di lei, visibilmente infastiditi dal disturbo alla gioiosità diffusa che stava arrecando ed invitandola a disperarsi nel silenzio.
Un’attempata signora bloccò per un braccio un cameriere, un giovane virgulto in camicia bianca pantaloni neri papillon nero e gilet nero con riflessi porpora, sussurrando all’ orecchio di costui la propria indignazione.
Il cameriere si avvicinò, osservando Poldina, la quale si stava dimenando a terra per il dolore, chiedendole, visibilmente contrariato, di potersi contenere.
Poldina espose i palmi delle mani insanguinati, indicando, senza riuscire ad articolare suoni ma con movenze rabbiose, il naso fratturato.
Il cameriere scosse il capo, increspando le labbra per il disgusto, mentre i clienti commentavano a turno che si trattava di un’indecenza,
Sopraggiunse un altro cameriere, su disposizione del titolare.
I due dipendenti rimisero in piedi Poldina, evidentemente frastornata, conducendola oltre i bordi del perimetro dell’attività.
Poldina, frastornata per il dolore, iniziò ad ondeggiare in equilibrio precario, prima di essere urtata da una bicicletta, con tanto di imprecazione del conducente, e sbalzata verso una piccola aiuola, nella quale franò, restando ivi distesa, in stato confusionale, fino a quando non intervennero due agenti di pubblica sicurezza, a cui era stato segnalato una vagabonda ferita indecentemente distesa in un’aiuola pubblica in pieno giorno, per trascinarla via.
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