Epilogo

Serie: LO SCRITTORE


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Lo scrittore, disilluso dopo la fugace avventura notturna con la bella Vanessa, prende amaramente coscienza della sua condizione di uomo solo e malinconico.

Mentre era assorto nelle sue malinconiche considerazioni si accorse che dalla spiaggia un barchino portava la gente a bordo di un gommone di considerevoli dimensioni ancorato un po’ più a largo.

Trovò posto su uno dei siluri del gommone vicino ad una coppia di Milano che non facevano altro che farsi selfie che postavano in tempo reale su Instagram, sottolineando le foto con tag e frasi ad effetto.

Lo scrittore si mise a scrivere sulla tastiera. Ribatteva tutto quello che la guida descriveva reinterpretandolo secondo la sua chiave ironica e leggera, ma non gli piaceva, non si sentiva ispirato, forse aveva fatto male a prenotarsi per quell’escursione, forse la nota stonata di Vanessa di prima mattina gli aveva fatto perdere la vena creativa per quel giorno, non lo sapeva, tant’è che non riusciva a concentrarsi, non gli interessava niente di ciò che gli stava attorno, gli era presa una malinconia e una tristezza che avrebbe preferito starsene da solo in casa, sul divano, in mutande, a guardare un vecchio film di Alberto Sordi.

Poi successe qualcosa di inaudito ed improvviso.

Il fischio arrivò da lontano, un sibilo sordo che divenne sempre più forte fino a schiantarsi sulla parte mediana del gommone in un’esplosione brillante e silenziosa. Non si capì subito cosa fosse stato, fatto sta che quando i passeggeri guardarono verso il punto di impatto videro il pilota riverso sul volante, immobile, avvolto in una nube di fumo che via via diradava e che si lasciavano alle spalle a causa della velocità della barca che man mano aumentava. Nel cielo, a poppa del gommone, una scia di fumo bianco dichiarava la traiettoria di tiro. Il tracciante era partito da un grosso motoscafo blu, uno di quei ferri da stiro che si vedono sfrecciare a largo incuranti di tutti, si potevano ancora scorgere le facce incredule degli occupanti del motoscafo seguire l’accaduto.

I passeggeri vennero presi dall’istinto di alzarsi in piedi e urlare, mettendo ancora più a rischio la stabilità di quel mezzo già in precario controllo. La coppia di milanesi fece volare in aria lo smartphone proprio nel bel mezzo di un #costadelsalento e, resisi conto della situazione si buttarono in acqua per recuperare il prezioso oggetto. Lo scrittore assisteva a quelle scene ammutolito, ma in uno stato di paura, eccitazione ed estasi. Le sue mani avevano ricominciato a prendere il ritmo sulla tastiera descrivendo tutto quello che stava accadendo senza avere coscienza della gravità della situazione. Si guardò intorno mentre le persone si buttavano a mare. Rivolgendo lo sguardo davanti all’imbarcazione vide con terrore che si avvicinavano sempre di più ad un enorme scoglio.

Il gommone senza più nessuno al comando si avvicinava al grande scoglio, a bordo era rimasto solo lui, lui e il suo notebook, gli altri passeggeri si erano buttati tutti in acqua, il pilota era ormai privo di conoscenza. Lui continuava a descrivere ogni singolo movimento dell’imbarcazione, ogni singolo istante, ogni singola emozione che lo attraversava mentre la velocità aumentava. Sul suo viso la nota di tristezza di pochi minuti prima aveva lasciato il posto ad un’espressione di eccitazione, la nota malinconica nei suoi occhi era stata sostituita da un vero e proprio terrore misto a follia. Vanessa era bella che dimenticata. Come in trance si alzò in piedi e cominciò ad avanzare verso la prua con passo instabile, una mano sotto al computer e l’altra a battere sopra la tastiera. Continuava a scrivere. Voleva guardare in faccia a quello a cui stava andando incontro, raccontarlo senza nessuna distanza fra sé e il suo destino.

Per un attimo pensò di prendere il posto di guida e cercare di evitare l’impatto o di buttarsi anche lui a mare, ma il suo istinto di sopravvivenza veniva inspiegabilmente superato dalla voglia irrazionale di continuare a battere sulla tastiera, il bisogno di raccontare quell’istante spaventoso era più forte della realtà stessa che descriveva. Arrivò nel punto più a prua, fino al bordo, si protese in avanti con la faccia nel vento, come DiCaprio sul Titanic, abbracciando il MacBook come fosse una Kate Winslet di plastica e alluminio…

Non c’era più tempo, ancora una manciata di secondi e si sarebbe schiantato sul grosso scoglio. Avrebbe avuto ancora il tempo per buttarsi in acqua anche lui se avesse voluto sopravvivere. Durante quegli ultimi istanti scoprì che era vero quello che si dice: la certezza e la paura della morte imminente ti faceva balenare in pochi secondi tutta la tua vita davanti, ma nel momento in cui il film della sua vita gli scorse davanti agli occhi in pochi istanti si rese conto che era stato un film banale e piatto, scandito da un ritmo monotono e noioso, reso ogni tanto più vivace da qualche piccolo, fuggevole ed effimero momento di vitalità, come la notte passata con Vanessa, ma che, una volta esaurito, gli lasciava solamente la consapevolezza di essere un uomo ordinario e perennemente illuso che la gente avesse una considerazione di lui più alta di quel che effettivamente, nell’intimo della sua coscienza e del suo giudizio, sapeva di meritare. Forse fu proprio perché la sua vita era stata così anonima che non volle mai raccontarla e che, per contrasto, decise di scrivere storie suggestive e avvincenti, che rimanevano nella memoria dei lettori e che lo facevano amare, come per compensare il vuoto che aveva costruito nella sua esistenza. Quegli ultimi anni da scrittore avevano in parte riscattato quella vita ordinaria. Ma aveva voglia di lasciare qualcosa di più per cui essere ricordato, non si rassegnava ad un finale scontato, voleva un finale “col botto”.

Si scosse da quel momento di torpore, come se si fosse svegliato da un sogno catartico che in pochi istanti gli aveva sbattuto in faccia tutta la mediocrità della sua vita.

Gli balenò quindi un pensiero terrificante e affascinante allo stesso tempo: sarebbe stato il primo scrittore al mondo a descrivere la propria morte in prima persona! Con lui in vita o senza di lui quel materiale che stava componendo in quel momento esatto sarebbe diventato famosissimo, l’ultimo racconto reale della morte del proprio autore. In quel preciso istante doveva scegliere fra la vita e la morte, anzi, fra VIVERE e DIVENTARE IMMORTALE.

Lo Scrittore pese la sua decisione.

Lo schianto fu avvertito dalla costa e dalle altre imbarcazioni in un raggio di centinaia di metri di distanza.

Quando i primi soccorsi arrivarono sul posto vennero tratti in salvo tutti i passeggeri ancora in acqua, sotto shock. Dai bollettini dei giorni successivi sembra che, in seguito al lancio di un razzo segnaletico partito accidentalmente da un’imbarcazione piena di giovani in preda di alcool ed euforia incontrollata, solo due persone fossero morte: il pilota, dipendente del grande Resort sulla costa, e un giovane scrittore, arrivato alla notorietà da poco. Di lui rimangono, oltre al corpo senza vita, un paio di libri di successo e la carcassa di un hard disk, irrimediabilmente irrecuperabile.

Serie: LO SCRITTORE


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Bella questa mini serie. Intrigante e interessante con una giusta dose di cinismo e, chiamiamola ‘autoironia da scrittore’ . È sempre divertente cimentarsi in avventure strane in cui gettare i nostri protagonisti ed è divertente farlo parlando di scrittori un po’ sconclusionati. Il finale con vero e proprio botto è veramente ben riuscito. Cosa resterà di noi? 😅

  2. Finale triste e, probabilmente, anche inaspettato.
    Alla fine, ha ceduto alla durezza della sua vita, nella speranza, come hai scritto, di raggiungere l’immortalità. Chissà se ci sarà riuscito.
    Mi è davvero piaciuta questa serie.