Epilogo

Serie: Dall'inferno un fiore

Maria, la suora zelatrice, le apre affacciandosi sull’uscio solo con la testa. «Ah, è lei.» Spalanca il portone, mostrandosi per intero. «Prego.» Col braccio le fa segno di entrare. Ha fatto un movimento lento e controllato.

«Grazie, sorella.»

Anita segue Maria lungo il vialetto di breccia bianca. Ai lati, il prato è verde bottiglia. La tosatura è talmente perfetta che Anita ancora si chiede se sia prato vero oppure sintetico.

La suora cammina con l’eleganza e la postura di una ballerina di danza classica. La gonna della tunica non le traballa come invece succede alle altre sorelle. Tutte le volte, Anita si domanda come mai una ragazza così abbia deciso di prendere i voti.

Raggiungono il blocco principale, quello che si apre su un atrio lussuoso. L’atrio che l’ha sempre rapita, con i suoi mosaici di pietre a ornare il pavimento di marmo, venato di oro e di rosa.

Il sole risplende sulla targa d’oro a fianco alla porta, dove è stata intarsiata a mano la scritta: “Residenza Maria Ferrari, Casa Immacolata Concezione”.

Anita sente che i sensi di colpa si stanno sciogliendo, il cuore farsi a poco a poco più leggero. La voce di Tony sembra essersene andata. Si è fatta in quattro per Lele, anche se forse non sarà mai abbastanza. Ha vinto su se stessa, ha vinto su tutti. Su Luca, sull’assistente sociale, sul magistrato. Un ladro. Un semplice ladro vestito da operatore dell’Enel. A cui, come hanno scritto i giornali, “è stata ingenuamente aperta la porta dal ragazzo, che poi è riuscito a fornire un identikit, grazie alla collaborazione della dottoressa Anita Mancini.”

Maria la fa accomodare sul divano. «Aspetti qui. Vado a chiamare Lele.»

Anita annuisce, sorridendo.

Quando Luca scoprirà che i connotati del ladro corrispondono a Tony Sebastiani, una delle vittime del 6 aprile, il caso verrà definitivamente archiviato. Una mera coincidenza. Del resto, “il ragazzo non si sa esprimere bene e nemmeno l’intervento della dottoressa Mancini ha permesso agli inquirenti di fare più chiarezza sul caso.”

Al centro del tavolinetto di fronte al divano c’è un vaso di Murano. Anita si riempie le narici del profumo delle orchidee bianche. La fanno sentire pulita. Solo per un attimo, ma le sembra di esserlo davvero.

Lo strascichio delle scarpette da ginnastica sul marmo è un ritorno al presente. Anita si volta, sapendo già che si tratta di Lele. Dice che il marmo è buono per pattinare, mentre Maria lo tiene per mano.

La dottoressa Mancini sorride, ma si trattiene. Pensa che gli occhi di una mamma che non vede il figlio da una settimana siano troppo facili da leggere, anche per una suora. Quasi trema. Non si trattiene solo con lo sguardo, lo fa con tutto il corpo. Vorrebbe abbracciarlo.

Lele si siede vicino a lei.

«Vi lascio soli.» Maria se ne va col suo solito passo leggero, sembra quasi che non tocchi terra.

Anita guarda Lele, e lui le ricambia lo sguardo. Gli scompiglia i capelli con la mano: dopo essersi elettrizzati un po’, ricadono lentamente nell’acconciatura originale.

«Come stai?» Lei mantiene il sorriso nella speranza di trasmettergli un po’ della sua felicità.

«Bene. Mi ambiento sempre di più.» Ma lui continua a guardarla come se stesse parlando a un manichino. «Anche con gli altri ragazzi.» Indica col braccio l’uscita che porta al cortile esterno.

Anita congiunge le mani in preghiera. «E fammelo un sorriso.»

Lele l’accontenta, abbozzando una smorfia forse per un centesimo di secondo. Poi distoglie lo sguardo, ancora. Si mette a fissare il pavimento. «L’hai trovata?» Nella voce c’è un po’ di speranza.

«Ci sto lavorando» gli risponde, portandogli una mano sulla spalla. Il senso di colpa si fa risentire. Non vuole mentirgli, ma sa pure che non potrà mai dirgli la verità.

«Hai detto così anche una settimana fa.» Adesso la voce è delusa.

«Non è semplice.»

Lele stavolta la guarda. Ha messo il broncio. «Lei non vuole essere trovata. Lui l’ha capito.»

«Non dire così.» Anita gli afferra dolcemente il viso con le mani. «Ti prometto che farò di tutto per trovarla.» Lo guarda fisso negli occhi. «E, in ogni caso, sarò sempre al tuo fianco.»

Anita si guarda intorno: di Maria non c’è traccia e il ragazzo alla reception fissa corrucciato il monitor del computer. Quindi lo porta a sé, abbracciandolo e stringendolo con quell’ibrido di forza e tenerezza che solo le mamme sanno trasmettere. «Mi prenderò cura di te fin quando non la troveremo.»

Anita spalanca gli occhi, le viene da piangere: prima di oggi, suo figlio si era sempre liberato dall’abbraccio.

Serie: Dall'inferno un fiore
  • Episodio 1: Prologo
  • Episodio 2: Anita
  • Episodio 3: Primo interrogatorio
  • Episodio 4: Diagnosi
  • Episodio 5: Secondo interrogatorio
  • Episodio 6: Suo l’amore (parte I)
  • Episodio 7: Suo l’amore (parte II)
  • Episodio 8: Mio lo strazio
  • Episodio 9: Epilogo
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    Commenti

    1. Angela Catalini

      Il finale è davvero bello, commovente. Bravo Massimo, un racconto costruito con cura disseminando dettagli che poi si trasformano in vere e proprie bombe. Una storia che colpisce ed emoziona, personaggi destinati a restare nella memoria, che poi è la ricompensa maggiore per chi scrive.

    2. Micol Fusca

      I miei giudizi sono sempre da lettrice, perché questo, in fondo, sono. Non mi pongo il problema di commentare struttura e stile perché dovrei ripetermi all’infinito: ottimi, lo sai. Nei tuoi racconti ci offri “mostri” spaventosi perché del tutto normali: potrebbero essere chiunque. Ed è questo che li rende ancora più minacciosi. Il finale della serie mi ha sorpresa. Attendevo un risvolto nero e questa “botta” di speranza mi ha lasciata interdetta. In senso positivo, naturalmente. Le tenebre si stanno diradando?

      1. Massimo Tivoli Post author

        Grazie mille, Micol, per il tempo che hai dedicato alla lettura e ai commenti. Sono contento che il finale ti abbia sorpresa in modo positivo. Giusto per chiacchierare tra noi, nel seguito, spiego perché ho scelto proprio questo finale.
        L’elisir di Anita è scoprire chi fosse suo figlio e assolversi dal senso di colpa di averlo abbandonato alla nascita. Con questo finale l’elisir è conquistato: Anita ora sa chi è suo figlio e, sebbene non lo prenda in affidamento, averlo scagionato dall’omicidio le ha fatto superare i sensi di colpa. Ha protetto suo figlio salvandolo da una condanna certa. Da oggi in poi si prenderà cura di lui, ma a distanza. Risorge come madre che protegge suo figlio e si sacrifica per lui (non è più la madre che lo ha abbandonato).
        Si dice sempre che la fine “del viaggio dell’eroe” debba essere inaspettata e inevitabile.
        Secondo me questo finale è “inaspettato” per via del colpo di scena coincidente con il climax e per la reazione protettiva, ma di complicità in un omicidio, di Anita; ma anche “inevitabile”, se Anita avesse chiesto l’affidamento del figlio si sarebbe scoperta ogni cosa: Lele sarebbe stato accusato e a questo punto anche lei.

    3. Giuseppe Gallato

      Ed eccoci all’epilogo. Che dire… desideravo leggere una tua serie proprio perché so benissimo di cosa sei capace; ho sempre considerato le tue idee eccellenti, il tuo stile molto particolare. Ma ciò che più di ogni altra cosa mi ha catturato di questa storia, è l’ottimo uso che fai dei dialoghi: mai inseriti a caso e messi lì per una ragione ben precisa. Tutto concorre all’economia della trama, sapientemente progettata e ben calibrata.
      Massimo, sinceri complimenti! Alla prossima serie! 🙂

      1. Massimo Tivoli Post author

        Grazie Giuseppe. Inutile dirti quanto mi faccia piacere il fatto che “una penna” come te abbia apprezzato la serie. Grazie davvero. A rileggerci.

    4. Marta Borroni

      Sei bravo, maturo, coinvolgente e la parte narrativa e quella dei dialoghi sono in perfetta simbiosi… spronarti per fare una serie è stata la cosa migliore, grazie per questa piccola perla stilistica che hai pubblicato.

      1. Massimo Tivoli Post author

        Grazie a te, Marta, per la lettura e per il tuo tempo. Sono contento che la serie ti sia piaciuta.

    5. Marco Travaglini

      È già finita purtroppo questa serie. Bellissima. Bello l’epilogo, il non rivelare la sua vera natura al figlio, l’abbraccio. Ottimo il lavoro sugli sguardi di Lele per tutta la serie, davvero notevole. L’Aquila e il terremoto sono presenti, non fanno semplicemente da sfondo, ma nemmeno invadono la vicenda: sono lì, li vediamo distintamente, se li guardiamo ne cogliamo ogni aspetto. Perfetto. Si vede che li hai vissuti.
      La trama è presentata benissimo, ogni episodio ci spinge a continuare la lettura e ci sono un paio di episodi che rallentano un pochino per prepararci all’accelerata emotiva finale.
      Purtroppo non l’ho potuto leggere in condizioni normali (mille interruzioni, bambini che mi facevano mille domande, ecc.) quindi non tutte le situazioni mi sono risultate chiare:
      – ad esempio non mi era chiaro che il tentativo di violenza si fosse effettivamente consumato
      – la poesia è stato un ottimo strumento per la rivelazione finale, davvero, però ne avrei dato qualche lieve accenno anche precedentemente (se c’era non l’ho colto, ma può essere colpa delle condizioni in cui ho letto, nel qual caso perdonami)
      – l’unica cosa che effettivamente non mi è piaciuta è il fatto che il ladro (la cui esistenza mi ha invece favorevolmente stupito) fosse proprio Tony. Una coincidenza di cui forse non ho colto la necessità, nonostante negli episodi precedenti mi avessi già magistralmente istillato il dubbio che lui potesse essere ancora vivo.

      In conclusione una bellissima serie, mi sento di consigliarla a chiunque.
      Davvero complimenti.

      1. Massimo Tivoli Post author

        Grazie, Marco, per la lettura, per i preziosi feedback che di volta in volta mi hai fornito e anche per quest’ultimo commento che rappresenta per me un’autentica opportunità di migliorare la chiusura. Grazie davvero. Hai ragione su dare accenni alla poesia anche in precedenza. Prima o poi rivedrò il testo in questo senso. Ma forse l’errore più grande l’ho commesso con la questione del ladro. Quindi rivedrò anche questa parte. Il ladro non esiste, se lo inventa Anita per scagionare Lele (è lui che ha spinto Giuliana). Ora, ho immaginato che dal momento in cui Anita induce Lele a dare una falsa testimonianza, gli inquirenti lo incalzassero, per es., per ottenere un identikit. Ho immaginato Anita che aiuta Lele anche in questo, fornendo il viso di Tony, una persona che ormai non esiste più. Rinnovo i ringraziamenti per avermi fornito il tuo parere che, sapevo, mi avrebbe portato a capire come migliorare il testo.

      2. Marco Travaglini

        Ah ecco, non avevo colto che il Tony ladro fosse una copertura. Ma non ti fidare solo delle mie impressioni, perché come ti ho detto, soprattutto gli ultimi due episodi li ho letti “male”. Avrei dovuto fermarmi e rimandare a un altro momento, ma davvero, la storia mi tirava troppo e non volevo smettere di leggere 😀

      3. Massimo Tivoli Post author

        In questo caso mi fa molto piacere 😀 ma è pur vero che tu difficilmente sbagli… 😉

    6. Sara

      Bella serie, una vera serie. Mi piace perché raccontando le vicende tocchi argomenti importanti come la giustizia, non affrontando direttamente “la matassa” riesci a sbrogliare dei nodi mentali su ciò che è giusto e su cosa è sbagliato. Anita e Lele hanno in comune un segreto , anche una incapacità nel comunicare , sembra che gli occhi persi nel vuoto di suo figlio siano i suoi , la sua abilità nel distacco nel celarsi nel suo segreto la rendono forte , come se sapesse che facendo così lo potesse difendere da chi è fuori, da quel mondo pronto a sgretolare ogni piccolo mattone della propria esistenza. Lele è fragile come l’Aquila dopo il terremoto, una città che non sarà mai più come prima, Anita è una vera aquila , capace di guardare dall’alto. Una serie studiata e curata, letta voracemente. Ti aspettiamo alla prossima

      1. Massimo Tivoli Post author

        La tua è una bellissima analisi. Grazie ancora, Sara. Sì, ci hai preso, mi ha portato più tempo progettarla che scriverla. Cercavo un cosiddetto thriller di trama, quindi ho passato molto tempo ad architettarla sperando di trovare la struttura migliore per quello che volevo trasmettere. Io sono Aquilano, e cercavo anche un modo di parlare della mia città senza fornire imposizioni al lettore.

    7. Ely Gocce Di Rugiada

      Scrivo un breve commento per tutta la serie perchè voglio recensirla bene sul blog e ti dico: che ho le lacrime agli occhi dalla commozione, sembra la sceneggiatura di un film.Potente vera,tagliente poetica, gialla e malinconica.Tutto sapientemente dosato e mai in eccesso.Nessuno di noi è un ‘ isola… e tu lo fai capire magistralmente.Grazie di queste perle di verità contenute nelle tue opere.

      1. Massimo Tivoli Post author

        Grazie Ely per aver dedicato un po’ del tuo tempo alla lettura. Sono contento che il racconto ti sia piaciuto. Le tue parole mi rincuorano perché mentre scrivevo/revisionavo mi chiedevo se, in alcuni punti, non mi fossi lasciato prendere troppo la mano, scadendo nell’eccessivo. Insomma, il “dosaggio” giusto dei vari aspetti della storia mi stava molto a cuore. Complimenti per il blog, ho trovato cose interessanti.

      1. Massimo Tivoli Post author

        Grazie, Dario, per avergli dedicato il tuo tempo. Contento che ti sia piaciuta. Anita e Lele ti ringraziano 😉