Epilogo

Serie: Detective Jordan: La spasmodica ricerca della polvere di stelle

    Nessun volo, nessun atterraggio maldestro, niente di niente.

    Jordan, Ombra e Terrore si ritrovarono in una stanza buia, il mobilio era scarno, quasi assente. Una parete si affacciava sul mare attraverso una finestrella, il cielo era nero corvino intarsiato da sfumature violacee.

    Uno scrosciante applauso risuonò nella sala.

    «Ottimo, detective Jordan.» disse una voce femminile, rauca.

    Dall’oscurità uscì una figura, era di bassa statura, avvolta in un saio nero, lunghi e unti capelli neri coprivano il volto. La donna, con una mano deteriorata dal tempo, la pelle quasi un tutt’uno con le ossa e grigia, scostò una parte dei capelli portandoli dietro l’orecchio. Gli occhi erano neri e scavati, il volto composto da grinze cadenti, la bocca si apriva in un paio di denti marci. Sputacchiò unghia mangiucchiate.

    Terrore rizzò il pelo e ringhiava, Jordan poggiò la mano sulla sua parte oscura, Ombra defluiva lentamente in Jordan.

    La donna si diresse verso la finestra, respirò a pieni polmoni, emise un fischio acuto e prolungato. Dopo pochi istanti un fastidioso ronzio invase le orecchie di Jordan.

    «Finalmente ti ho trovata, Fata delle Vespe.»

    La donna si voltò per un breve momento, non rispose.

    «Dove siamo?» chiese Jordan.

    «Percorrere un tragitto senza conoscerne la meta è un errore che commettono in tanti, tu compreso.»

    «La mia meta eri tu, la conoscevo benissimo.» sbottò il detective.

    «Non mi conosci affatto, giovane amico. Se solo avessi avuto una minima idea di chi io veramente sia, non ti saresti arrischiato.»

    «Sono stato in guerra, ho lottato contro tuoi simili, non ho paura.»

    «Solo gli stolti non hanno paura.»

    «Perché stai uccidendo degli innocenti?»

    «Innocenti? Voi normali esseri umani non siete innocenti, nessuno escluso. Voi siete la progenie del male, il male è in voi, in ogni singola molecola. La Magia abbandonò i vostri avi. Ciò fu giusto, insufficiente ma pur sempre giusto.»

    «Smettila di blaterare, rispondi alla domanda.»

    «La Magia avrebbe dovuto distruggere il genere umano e vivere in creature più nobili e meritevoli. Ciò che lei non ha avuto il coraggio di fare, romantica compassionevole, lo metterò in atto tramite la minima parte di Lei che risiede in me.»

    «Stai uccidendo della gente innocente!» urlò Jordan.

    «Voi non siete innocenti! Avete un cuore corrotto e una mente debole, non siete in grado di controllare il potere della Magia, siete stati voi ad aver creato la sua controparte, quella che oggi tutti chiamano magia nera. In principio la Magia era pura, ma ahimè decise di creare voi, così deboli e inutili, avidi e assetati di distruzione. Avete rovinato tutto, avete fatto scappare la Magia dal Vecchio Continente e per nostra fortuna arrivò qui da noi, nei Nuovi Continenti, meravigliandoci. Il vostro continente non era abbastanza per voi, siete sbarcati sui nostri, la Magia fuggì, lasciando solo una piccola parte di Sé in noi. Per questo siete colpevoli, voi tutti! Avete distrutto i boschi, prosciugato i laghi, scaricato i vostri ammorbanti scarti nel mare. Dovete estinguervi!» rispose concitata la donna.

    «Ti sbagli. Non tutti siamo uguali. Non puoi uccidere la gente per una insana vendetta. Non abbiamo colpe per gli errori commessi in passato.»

    «Non lo faccio per il passato, bensì per il futuro.»

    «Non è questo il modo. Chi ti ha innalzato a giudice, chi sei tu per decidere chi debba vivere e chi meno, non puoi scegliere cosa è giusto e cosa è sbagliato universalmente, non sei nessuno per farlo, sei solo una vecchia fata in preda alla follia più pura.»

    «Folle? Io sarei, dunque, una folle? La Fata delle Vespe, una folle?»

    Le parole di Jordan le ferirono l’orgoglio. Fata indicò il detective, dalla finestra entrarono due vespe, si reggevano in piedi sulle zampe posteriori, due zampe reggevano uno scudo sul lato sinistro, le zampe sul lato destro impugnavano rispettivamente un gladio e una mazza ferrata con due sfere acuminate. Gli insetti facevano roteare le sfere. Jordan salì sulla schiena di Terrore. Il felino provò con un paio di zampate ad allontanare gli aggressori, le vespe spiccarono il volo nella stanza, Terrore, rampando sulle zampe posteriori, tentò nuovamente di colpirle. Fu inutile. Gli insetti partirono all’attacco volando in picchiata verso Jordan. Il detective, con un colpo repentino della sua spada oscura, tagliò in due una delle vespe che esplose in polvere. Alcuni granelli finirono sull’occhio di Terrore. Il gattone miagolò dolorante, provò a sfregare via quell’agonia. Si accucciò a terra in preda alle fitte. Jordan smontò e affrontò la seconda vespa con il solo ausilio di Ombra.

    «La polvere sta facendo effetto.» disse Fata sghignazzando.

    «Cosa c’è in quella polvere? Perché è così letale?» chiese Jordan da dietro il suo scudo mentre teneva la guardia alta.

    «Stelle, pura essenza di stelle. Il loro calore, il loro tumulto, la loro mutabile instabilità. Se c’è qualcosa di quasi puro come la Magia, quelle sono le stelle. Quella che hai visto a Luna Nascente è polvere di stelle.»

    Jordan provava a colpire la vespa, ogni tentativo falliva. L’avversario era molto agile, inoltre poteva anche volare. L’insetto, a mezz’aria, lanciò delle onde sonore contro Jordan, il detective si fece scudo di Ombra, il suono rimbalzò e si schiantò contro una parete. Spostata l’arma difensiva, Jordan si ritrovò a pochi centimetri dal volto una delle sfere in dotazione alla mazza ferrata, che colpì in pieno l’elmo. Jordan fu scaraventato contro la finestra, un braccio penzoloni e la testa estesa all’indietro. L’animale si avvicinò in volo, alzò il gladio, era pronto a infliggere il colpo di grazia. Fata osservava deliziata. Mancava poco all’impatto, Terrore, con un occhio chiuso, azzannò la vespa. La vittima esplose in bocca al gattone, cadde a terra tremante e agonizzante, non emetteva nessun suono. Fata mutò espressione, la situazione non era più esilarante. Jordan si rimise in sesto, Ombra allungò di qualche centimetro la lama della spada. Il detective infilzò Fata allo stomaco.

    «Grazie» disse Jordan sottovoce, avvicinatosi all’orecchio di Fata «per avermi reso forte, sei stata la tua stessa rovina, i miei punti deboli, come vedi, sono diventati i miei punti di forza, volevi abbattermi, ma non ci sei riuscita. Il genere umano continuerà a vivere, meglio senza di te, vecchia folle.»

    «Io ti maledico, detective Jordan, patirai le pene della follia e allora la mia soddisfazione si manifesterà nella tua mente direttamente dal sottosuolo demoniaco.» disse Fata delle Vespe ridendo impietosa.

    Jordan alzò la sua arma verso l’alto, tagliò il corpo di Fata in due; la salma cadde in ginocchio, i due lembi si dissolsero lentamente, le polveri, trasportate dal vento, svanirono nel buio.

    Tra le strade di Luna Nascente scoppiò il panico, alcuni spacciatori svanirono davanti i loro clienti, dissolti nel nulla. Nessuno, alla centrale di polizia, dava rilevanza alle affermazioni di una serie di tossicodipendenti. Iniziarono piccoli tafferugli. La polizia cercava di tenere lontani dall’entrata i testimoni delle sparizioni, un fischio veniva dall’alto, diventava sempre più acuto, qualcosa cadeva dal cielo, tutti avevano il naso all’insù, guardavano l’oggetto precipitare. Il tetto di una delle auto di servizio parcheggiate davanti il distretto si piegò per il forte urto. La folla spostò la sua attenzione sull’auto, si accalcarono: sul rottame era sdraiato, con una smorfia dolorante, il detective Jordan, tra le braccia stringeva un micetto privo di un occhio e incapace di miagolare, apriva la bocca ma non emetteva nessun suono.

    L’uomo fu scortato dai colleghi all’interno della centrale. Dopo diversi minuti fu raggiunto dal suo capitano, Jordan lo guardò fisso negli occhi e gli raccontò tutto nei minimi particolari con estrema concitazione.

    «Ok Jordan, è tutto chiaro» iniziò a dire il capitano con un evidente stato misto tra incredulità e imbarazzo «ora dovresti riposare. Ti faccio accompagnare a casa.»

    «Agli ordini, capitano.»

    «Dolori?»

    Jordan si massaggiò il collo e fece scrocchiare le spalle; il capitano sciolse qualcosa in un bicchiere d’acqua e glielo porse.

    «Cos’è?»

    «Un antidolorifico, Jordan.»

    Il detective salì su una pattuglia con un paio di colleghi, carezzando Terrore e giocherellando con Dolore si addormentò. Una brusca frenata lo fece svegliare, vedeva tutto ruotare intorno a sé, la testa gli stava scoppiando, sentiva le voci dei colleghi rimbombare, un cancello davanti a loro, l’ultima cosa che lesse prima di varcare il cancello era un cartello: Clown Asylum.

    Jordan urlò come un forsennato.

Serie: Detective Jordan: La spasmodica ricerca della polvere di stelle
  • Episodio 1: Tristezza
  • Episodio 2: Intuizione
  • Episodio 3: Il De Orchibus
  • Episodio 4: L’isola di sapone
  • Episodio 5: Lo specchio senza riflesso
  • Episodio 6: Terrore
  • Episodio 7: Dolore
  • Episodio 8: Epilogo
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