ERA DICEMBRE
Ha vent’anni nel certificato di matrimonio che riporta anche il suo nome, Zora. Un nome determinato e impegnativo ma appropriato, col senno di poi. Stranamente, perĂ², tutti la conoscevano come Teresa.
Portava in grembo un bimbo di sette mesi, questo si è capito dopo.
Ho tra le mani la foto di quel giorno, ritrovata in fondo a un cassetto. Osservo con un certo distacco una giovane donna col sorriso un po’ forzato ma lo sguardo vivo e fiero con un che di spavaldo. Un corto vestitino a fiori tira un po’ sul davanti.
Lui, Rino, è bello, alto, slanciato, vestito alla moda. Sembra un po’ imbarazzato, quasi timoroso, gli occhi sorridenti perĂ² lo tradiscono e lasciano trasparire la sua gioia.
La amava, lo so. Le sue lettere dolci di amore e di sesso le ho lette.
Ma per poterla sposare ha dovuto implorarla e supplicarla fino a vincere l’orgoglio smisurato di lei.
Era dunque anche così questa donna, quella stessa che pretendeva obbedienza assoluta senza discussioni, quella stessa che strappava i manifesti dalle pareti della mia camera senza dare spiegazioni. Quella stessa che ha cercato invano di soffocare i miei no e le mie ribellioni. E io non lo sapevo.
Era dicembre vero? C’era la neve mamma quel giorno? E lui ti teneva stretta per proteggerti dal freddo?
Oh se me l’avessi raccontato. Chissà , forse avrei capito quanto è bello abbandonarsi all’amore quando travolge il cuore. Perché così è andata, vero?
Io non lo sapevo sai.
Io invece dalla resa ho imparato a difendermi, e da te e da loro e ho imparato i no, i non credere che, i non permetterti.
Ti ho scoperta ora che sono già vecchia, beh diciamo di una certa età , ma è da tempo che le rose, pur non prive di spine, hanno trovato terreno fertile nel mio cuore, pungono ma le coltivo ancora.
E quando ti porto i fiori io, ora, lo vedo il nostro sorriso di intesa.
Perché ora so.
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