Era ora.
Era la primavera del 1894. Tutta Londra e tutti gli ambienti più alla moda erano rimasti colpiti e sconvolti dall’assassinio dell’onorevole Mostess, uno dei politici più influenti del Regno. Qualcuno aveva impiccato l’uomo alla lancetta dei minuti della Clock Tower. La vicenda molto scandalizzò la pubblica opinione ed ebbe una vasta eco sulla stampa di tutto il mondo per la sua bizzarra dinamica che mise a dura prova le coronarie del capo di Scotland Yard. A sconcertare fu il fatto che l’assassino aveva legato, presumibilmente attorno alle sei e mezza del mattino, una corda al collo dell’onorevole fissandone un capo all’estremità più esterna degli oltre quattro metri di lunghezza che la lancetta misura. Il povero Mostess trascorse gli ultimi attimi della sua esistenza sapendo che alle sette meno un quarto la sua vita sarebbe cessata in virtù del fatto che non sarebbe più riuscito a toccare terra coi piedi.
Appena fece chiaro il cadavere penzolante fu avvistato da uno spazzino e, fin da subito, fioccarono le scommesse sul minuto esatto dell’avvenuta morte. Nel primo pomeriggio in mezzo a una folla vociante e in trepida attesa il coroner stabilì ufficialmente che in base alla statura del morto e alla lunghezza del cappio alle sei e quarantuno di quel mattino Mostess era già ragionevolmente deceduto per asfissia e, in ogni caso, alle sette meno dieci per l’avvenuta rottura dell’osso del collo.
Il mattino seguente furono sequestrati dalla polizia dozzinali souvenir del Big Ben con il cadavere appeso al quadrante e le lancette ferme sull’ora del trapasso.
Le esequie avvennero il giovedì successivo. La giovane vedova, lady Janet, partecipò alla cerimonia funebre trincerata dietro a un impenetrabile velo nero raccogliendo con sussiego le infinite condoglianze dei partecipanti. Ma i suoi turpi pensieri non andavano al marito morto bensì a Roger, l’atletico orologiaio della torre da tempo suo amante. Mentre i becchini ricoprivano di terra il feretro del defunto marito lady Janet sorrise. Ancora qualche palata e tutto sarebbe finito.
Non ne vedeva l’ora.
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Umoristico / Grottesco
Ben riuscito fin dal titolo. Metto in evidenza il riferimento alla proverbiale abitudine degli inglesi di scommettere su tutto.
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Piacevole, ironico, e ben scritto. Bello e garbato il colpo di scena finale, che suggerisce senza dire.
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Racconto molto piacevole con una trama curiosa. Una morte lenta e dolorosa per il povero onorevole che se l’è vista proprio brutta, ma tanto di cui parlare per i common men al loro risveglio. E poi ci sono la cara vedova con il suo orologiaio. Bravo, ottimo humour.
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