
Erika
Serie: Donne: mille sfaccettature
- Episodio 1: Betta attraverso l’albero
- Episodio 2: Emma
- Episodio 3: Helèna
- Episodio 4: Bruna
- Episodio 5: Leonora e Olga
- Episodio 6: Leona
- Episodio 7: Agata
- Episodio 8: Erika
- Episodio 9: Claudia
STAGIONE 1
– L’animo ha mille sfaccettature. Non si sceglie quello che si è –
***
Erika aprì presto gli occhi quel giorno, aveva dormito male e le prime luci del mattino non le avevano permesso di riaddormentarsi. Odiava svegliarsi prima che si accendesse la radiosveglia ma ultimamente non riusciva a portare a termine un vero sonno ristoratore. Non le andava neanche di alzarsi, la casa era silenziosa a quell’ora e le avrebbe dato ancora più sconforto, così decise di rimanere a letto, guardando intensamente l’uomo che occupava il posto accanto a lei. Le lenzuola di lino segnavano la sagoma del suo compagno di vita, con il quale aveva condiviso alti e bassi e che sempre l’aveva sostenuta: eppure in quell’istante le sembrava di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato.
A ridestarla dai suoi pensieri ci pensò una vecchia canzone dei Rolling Stones che segnava l’inizio ufficiale del nuovo giorno.
Mentre padre e figlia si litigavano l’accesso al bagno, Erika cominciò a preparare la colazione, sentendo ancora dentro di sé che quello non era il posto dove avrebbe dovuto essere: ma come scacciare questo pensiero che per lei non aveva senso? Finito di sistemare le ultime cose, chiamò la figlia per portarla a scuola e poi vedersi, come al solito, con le altre mamme, nel solito bar del centro, alla solita ora.
Anche se ciò era paradossale, solo la routine riusciva a non permetterle una sana introspezione, si trovava a rischio solo quando si trovava sola a casa.
Le altre mamme cominciarono a chiacchierare del più e del meno, dei voti ingiusti, delle interrogazioni fatte male fino ad arrivare ai pettegolezzi su chi stava con chi. Erika quella mattina annuiva distrattamente, sentendosi a disagio senza un motivo.
La finta gara a chi avrebbe pagato il caffè non la coinvolse, il suo turno era stato il giorno prima, così si appoggiò al bancone e iniziò a giocherellare con una bustina di zucchero. Come in un salto temporale, sobbalzò quando percepì degli occhi azzurri che la fissavano con curiosa intensità e quando si girò vide una ragazza bellissima che le sorrideva con tenerezza. Le prese la bustina di zucchero dalle mani, per dolcificare il proprio caffè e le disse “Finalmente ti sei girata verso di me”.
Brevemente le confidò che erano giorni che la studiava e che volentieri avrebbe voluto incontrarla, magari non nel “solito” orario e le diede il suo bigliettino da visita di Consulente Commerciale. Erika saltò tutti i dati e le certificazioni che aveva ottenuto per andare a leggere direttamente il suo numero di cellulare.
Scappò via con le amiche, sapendo che nel silenzio di casa sua i pensieri di quell’incontro le avrebbero ucciso la mente. Si guardò allo specchio per capire se la donna che vedeva ogni giorno fosse lei o soltanto lo sbiadito riflesso di ciò che voleva mostrare agli altri. Ripercorse la sua infanzia, i suoi amori, le sue disavventure, per capire quando aveva iniziato a cancellare la vera se stessa.
Compose il numero del biglietto da visita, sapendo che, se la ragazza avesse risposto, lo squarcio dentro la sua anima si sarebbe ricucito in modo diverso e la sua vita non sarebbe stata più la stessa.
***
Un altro bar, un altro posto, un’altra ora.
Cominciò a parlare con Emilia, questo era il suo nome, e insieme si trovarono a condividere dolori e speranze in un mondo che le potesse accettare. Non una vita fatta di buio, di stanze d’albergo o di bar sconosciuti, ma di passeggiate al centro mano nella mano, a fare shopping, andare in vacanza sotto gli occhi di tutti. Erika voleva quella vita, tanto quanto la voleva Emilia, insieme a lei.
***
Il marito tornò tardi dal lavoro e trovò Erika seduta sul divano, con le braccia appoggiate sulle gambe, in una posa rigida di chi è sulla difensiva. Accese la lampada e lei gli rivolse lo sguardo più triste e risoluto che lui le abbia mai visto sul viso e notò gli occhi gonfi di pianto e le guance rigate dalle lacrime. Preoccupato, le si sedette accanto, cercando di prenderle le mani, ma lei rifiutò il gesto mettendole dietro la schiena. Con la voce rotta dall’emozione gli raccontò se stessa e quello che aveva scoperto dietro lo specchio, cercando di rendere più breve possibile questo lacerante faccia a faccia.
Lui si alzò impietrito, guardandola con occhi duri che non facevano trapelare alcuna speranza di riavvicinamento, dicendole soltanto che avrebbe dovuto parlare anche con la figlia. E così fece, quando la stessa tornò dopo un pomeriggio di studio. La figlia la abbracciò emozionata, sapendo che adesso la mamma sarebbe stata felice e promettendole che avrebbe cercato di fare da tramite in modo che anche il papà potesse capire.
***
Le valigie erano già vicino la porta.
***
La sveglia suonò ed Erika aprì gli occhi senza fatica, erano giorni che non dormiva così profondamente. Si girò e vide Emilia che la guardava con dolcezza augurandole il buon giorno.
Ora finalmente si sentiva nel posto giusto al momento giusto.
Serie: Donne: mille sfaccettature
- Episodio 1: Betta attraverso l’albero
- Episodio 2: Emma
- Episodio 3: Helèna
- Episodio 4: Bruna
- Episodio 5: Leonora e Olga
- Episodio 6: Leona
- Episodio 7: Agata
- Episodio 8: Erika
- Episodio 9: Claudia
“Con la voce rotta dall’emozione gli raccontò se stessa e quello che aveva scoperto dietro lo specchio”… ho adorato questa frase: semplice e raffinata. È una storia che appare scontata… ma non lo è affatto! Non si parla mai troppo spesso di questi spaccati di vita cruda. Magari puoi continuare questa storia… in una serie…
Mi piace leggere delle tue donne. È una lettura semplice: è un documentario di quelli che mostrano, senza commentare troppo.
Ciao Francesca,
in effetti sembra sempre un tabù parlare della sessualità quando è una cosa naturale sotto ogni aspetto. Grazie ?
Ciao Isabella, hai dato vita a una storia che nella sua tristezza è verità. Spesso vestiamo una maschera, facciamo finta che la nostra vita vada bene così. Sopravviviamo senza vivere. Come sempre hai saputo toccare corde importanti, hai dato un volto alla tua protagonista descrivendone la lacerazione e donando una speranza di rinascita. La scrittura è un veicolo potente.
Ciao Micol,
grazie per quello che mi hai scritto. Infatti sarebbe bello poter essere sempre se stessi ma a volte ciò non è possibile. Ma lottare porta a grandi soddisfazioni. ☺️
Eccomi. Dopo le vacanze e la pausa da internet torno a rileggere le serie iniziate tempo fa. Vorrei essere come Erika e trovare il mio posto e la mia persona 🙂
Ciao Blonderline,
grazie per avermi scritto. La ricerca di se stessi è sempre difficile ma poi dà tante soddisfazioni. ☺️
Bravissima il coraggio di affrontare la propria anima, il disagio di una vita che non ti appartiene ma soprattutto l eroismo di affrontare la famiglia sono incoraggiamenti a dimostrare chi siamo e cosa vogliamo , non ultimo per importanza avere la famiglia che ti sostiene. Brava
Ciao Antonino,
sono contenta che ti sia piaciuto. Ho voluto essere più delicata in questo racconto perché l’argomento è ancora difficile in questo monto storico. L’introspezione è importante per conoscerci meglio. ?
Ciao Isabella, anche stavolta hai saputo toccare le giuste corde delle mie sensazioni. La tristezza di una vita identificata come estranea da Erika viene risolta guardandosi allo specchio, che simbolicamente ritrae proprio la rinascita di questa donna a nuova esistenza, una nuova vita accettata e consapevole, perché finalmente ha trovato sé stessa, liberandosi dell’infelice gabbia che attanagliava la sua anima. Ammiro la tua grande sensibilità e capacità di introspezione, ben raffigurate ancora una volta?!