Esci a guardare il mondo – seconda e ultima parte
Un pomeriggio, invece si presentarono tre poliziotti in borghese. Sembrava un servizio di gruppo come ne aveva giĆ fatti, ma quelli tirarono fuori i tesserini e la portarono via.
Kostant aveva degli avvocati e delle conoscenze anche nella polizia, ragion per cui la cosa finƬ presto, ma non tanto presto da evitare ad Astrid di passare quindici giorni in un carcere giudiziario.
Ma fu un breve periodo di riposo, nulla di più.
E finalmente piove.
Il tetto della veranda tiene ancora, si può restare lƬ a guardare la sabbia coprirsi di gocce e poi, quando arriva il diluvio, diventare di colpo scura e quasi nera sotto lāacqua. Il mare ĆØ tuttāuno con la pioggia, sembrano due che si cercano. In soggiorno le conche di plastica da bucato e le pentole si riempiono di un tesoro senza valore, perchĆ© lāacqua del cielo non vale niente e a differenza di una puttana non si può vendere nĆ© comprare. Il sole ĆØ scomparso e se non si sapesse di trovarsi sulla terra si potrebbe pensare di non essere da nessuna parte.
Astrid va in cucina a riempirsi la tazza e poi torna fuori a un passo dalla pioggia. Accende una sigaretta.
In carcere aveva conosciuto Rita.
Era la sua compagna di cella, una ladra nei supermercati. Lāavevano presa almeno una dozzina di volte e ormai era di casa. Non aveva paura di nulla, questa Rita, ma non aveva alcuna intenzione di fare la puttana.
«Io per vivere rubo» diceva con orgoglio «ma piuttosto che farmi toccare da uno di quegli schifosi che toccano te mi farei ammazzare.»
«à un lavoro, Rita, solo un lavoro. Tutti si vendono per soldi» le diceva Astrid «tutti. Che differenza fa quello che vendi?»
Non le riuscƬ di convincerla ma quando uscirono, a distanza di un giorno lāuna dallāaltra, Rita andò a stare da lei. Dormivano insieme e quando, a qualsiasi ora, Astrid tornava a casa, trovava sempre la cena pronta.
Ā«O meglio la colazioneĀ» le diceva Rita Ā«ormai ĆØ quasi giornoĀ» e mangiavano tuttāe due un piatto di pasta al sugo o una frittata alle quattro del mattino.
Due mesi dopo Kostant fu arrestato di nuovo perchĆ© ne aveva fatta una di troppo a un personaggio importante di quelli che lo proteggevano. Quella volta non riuscƬ a venirne fuori e il lavoro nellāalbergo finƬ da un giorno allāaltro proprio come ora finisce la pioggia, a un passo da lei.
Ma va bene, ora si tratta solo di svuotare lāacqua dai recipienti in soggiorno. Più tardi, però. CāĆØ ancora tempo, non ĆØ nemmeno mezzogiorno. Si può restare fuori, anche se ĆØ meglio coprirsi un poā di più. Astrid va dentro a prendersi una vestaglia di lana azzurra, un regalo di Rita quando erano venute a stare lƬ, nella casa davanti al mare.
Rita lāaveva ereditata dai suoi ed era poco più che un rudere.
«Ma ci potremmo arrangiare» aveva detto.
Astrid disponeva di una certa somma, ventāanni di lavoro da puttana non sono uno scherzo, e da quando era morta Assunta era riuscita a mettere da parte molto di più.
Fecero il minimo delle riparazioni indispensabili, quel tanto che bastava per poterci abitare.
Gli operai lavorarono due settimane.
Rimisero in sesto la veranda e rinnovarono lāintonaco delle mura esterne. Lo dipinsero dāazzurro e nei giorni di sereno la casa pareva quasi confondersi con il cielo.
Alla fine Astrid comprò una cucina a gas, qualche mobile, un letto nuovo per loro due e fu tutto.
«Il resto ci serve per vivere» diceva, e di questo resto facevano parte anche i rari clienti che ancora riceveva, mentre Rita restava in veranda in silenzio e immobile come una statua.
Però quellāimmobilitĆ continuava anche dopo e per tutto il resto della giornata, cosƬ Astrid lāaveva portata in ospedale per una visita. Non era andata bene.
«Promettimi di non portarmi mai più in un posto simile» le aveva detto Rita tornando a casa.
Fu una discesa lenta, quasi senza dolore, come capita in certe malattie che sembrano non accorgersi di noi.
«Non ti posso vedere così» diceva Astrid di tanto in tanto «non ti posso lasciare così.»
Al che Rita cercava di inventarsi un sorriso.
«Mi dispiace solo di occupare il letto. Come farai con i clienti?»
***
Astrid deve ancora svuotare i recipienti. Lo farĆ fra poco, le nuvole si separano dandosi le spalle come se non volessero più aver nulla a che fare lāuna con lāaltra. Il sole ĆØ al massimo di quanto riesce a salire in inverno.
Era più o meno così il giorno che Rita era morta.
Quelli dellāambulanza si erano meravigliati che, in quelle condizioni, fosse ancora a casa.
Ā«PerchĆ© non si ĆØ ricoverata?Ā» volevano sapere. Cāerano anche un paio di poliziotti, che si guardavano intorno cercando chissĆ che.
Alla fine avevano compilato il certificato ed erano andati via.
***
Ā«Ma sì» pensa Astrid āla farò rimettere a posto prima o poi. Lāintonaco, la guaina, tutto. Stai tranquilla, giusto il tempo di riuscire a rimediare qualche altro cliente. Non sono poi ancora da buttar via.Ā»
Entra e si stende sul letto. Allunga una mano dalla parte dove dormiva Rita e chiude gli occhi senza addormentarsi. Poi accende una sigaretta e la fuma lasciando cadere la cenere sulle lenzuola. E ricorda: la prima volta che avevano dormito insieme in quella casa Rita si era svegliata prestissimo, era uscita in veranda e poi era tornata dentro a chiamarla.
Astrid era sveglia da un pezzo ma non aveva voglia di alzarsi e si era girata dallāaltra parte.
Rita lāaveva baciata sulle labbra curvandosi su di lei.
«Dai piccola, forza, non te lo puoi perdere. Alzati e vieni, esci a guardare il mondo.»
Era novembre, in spiaggia non cāera nessuno a perdita dāocchio, la sabbia era ordinata dal vento e il sole stava a un passo dallāorizzonte.
Il silenzio era perfetto e in tutto il mondo non cāera nientāaltro, ma proprio nientāaltro, che valesse la pena di essere visto.
Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
“Alzati e vieni, esci a guardare il mondo.” Rita ĆØ tutta lƬ, in quella frase. E Astrid che allunga la mano sul lato vuoto del letto e fuma lasciando cadere la cenere sulle lenzuola ā non serve altro per raccontare cosa significa perdere qualcuno. L’amore non ha bisogno di essere spiegato. Basta una veranda, il mare d’inverno e una sigaretta accesa.
SƬ, hai ragione, ben detto. L’amore non ha bisogno di essere spiegato. E, paradossalmente, nemmeno la sua assenza. Che motivo c’ĆØ di non essere amati?
Bellissimo il finale. Ho riletto l’inizio, ho percepito lo stesso sentimento. La vita di Astrid mi ĆØ sembrata un cerchio che si chiude, ma lasciando fuori tutto ciò che ĆØ da buttare, e conservando soltanto il ricordo più bello. Tutti abbiamo una parte nascosta dove siamo davvero noi stessi, e dove si nasconde la forza che ci fa andare avanti. Sei riuscita a mostrarcela, in Astrid. Mi ĆØ piaciuto tantissimo.
Grazie, Irene, sono davvero contenta che tu l’abbia apprezzato.
“Lo dipinsero dāazzurro e nei giorni di sereno la casa pareva quasi confondersi con il cielo.”
Mi pare di vederla quella casetta, fuori un po’ fiabesca e dentro un po’ squallida ma comunque un nido, piĆŗ confortevole di certe regge.
Grazie ancora. E comunque sƬ, talvolta mi scappa fuori la fiaba, mio malgrado.
Un racconto dolce-amaro, duro e tenero, poetico e drammatico. Delicato e intenso. Mi Ć© piaciuto tanto.
Sono contenta che tu vi abbia trovato delle qualitĆ , M. Luisa. Sei gentilissima come sempre, grazie di cuore.
Adoro “esci a guardare il mondo”! Grazie per questa storia š
Grazie a te, Eva, sono contenta che tu l’abbia apprezzata.
Brava perchƩ sei riuscita a mettere i sentimenti in primo piano
Grazie mille, Marco.
Quel vento e quella sabbia sembrano l’ultima connessione che le ĆØ rimasta con la sua amica: forse l’unico affetto sincero che Astrid abbia ricevuto. Un caro saluto, Francesca.
SƬ, almeno cosƬ sembra. Grazie mille, Concetta, un caro saluto.
Malinconico e crudo.
Ma anche romantico e nostalgico.
Un tocco di classe la scena, ricorrente tra i due episodi, della spiaggia deserta e spianata dal vento che ricorda la protagonista Astrid: sola e “spianata” per adattarsi al vento ostile della vita. Per sopravvivere.
che lo scrivo a fare?
bravissima š
ciao
P.
Sei sempre molto gentile a attento, caro Pasquale. Ti ringrazio di cuore.