
Esprimi un desiderio…
Erano ormai millenni che UZ-192 attraversava sempre gli stessi spazi e vicino a lui una moltitudine di corpi celesti si facevano trasportare dallo stesso flusso.
Non sapeva precisamente il perché ma era stanco di quella vita monotona, sempre su e giù o ad essere sospeso tra Marte e Giove: ma era possibile che qualcuno in quell’Universo volesse per lui una vita da asteroide?
Era sempre stato ribelle, a volte provava a scorrere in senso contrario e in più occasioni la Roccia Madre lo aveva ripreso. Forse era stata troppo protettiva verso di lui, ogni volta che lo copriva, perché nessuna roccia lo colpisse e lo costringesse ad agglomerarsi, non gli permetteva di crescere. Doveva lasciarlo andare, lasciare che facesse le sue esperienze e navigasse insieme ad altri asteroidi.
D’altra parte era rimasta sola, ormai non contava più quanto tempo fosse trascorso da quando la Roccia Padre aveva avuto un impatto con lei così forte da generare il loro piccolo UZ-192. Ma la Roccia Padre viaggiava più veloce di loro ed era colui che gestiva il flusso di asteroidi: non avrebbe abbandonato l’Universo per loro!
Un giorno il piccolo si avvicinò alla Roccia Madre e le chiese perché avrebbero dovuto vivere in quella periferia interplanetaria per tutta la loro esistenza. Lei gli rispose che non sempre si può scegliere il proprio destino quando si partecipa al meccanismo dell’Universo, come un orologio: ogni rotella, ogni meccanismo ha un suo perché e basta che uno di loro sia fuori sincrono che il meccanismo si spezza.
E poi la vita non era così noiosa: un giorno avrebbe conosciuto un altro asteroide con cui unirsi o con cui collimare per generarne un altro. Qualunque strada avesse preso lei gli sarebbe stata accanto.
Un giorno però sembrava diverso dagli altri: UZ-192, attraverso un tam tam di vibrazioni venne a sapere che non tutti i corpi che navigano nell’Universo sono asteroidi, alcuni sono anche stelle e possono viaggiare ovunque. Non gli sembrava vero! Questa poteva essere l’occasione per cambiare il corso della sua vita: ma come poteva fare? il flusso era forte e la Roccia Madre non era da meno. Controllava sempre che il suo percorso fosse corretto e attinente alla sua natura. Ma qualcosa doveva fare, doveva crescere e scegliere da solo il suo futuro.
Così si fece coraggio e, sfruttando il flusso, provò a girarsi al contrario così da allontanarsi da Marte, oltretutto non ne poteva più di quel colore arancione-rosso sempre uguale. Nel momento che, a gran fatica riuscì ad uscire e superare Marte, una strana forza crebbe dentro di lui. Stava ammirando estasiato il pianeta cui stava andando incontro: azzurro ma con macchie marroni e quella sua amica pallida che gli girava intorno, che bella amicizia doveva essere!
Si sentì subito caldo e attratto, anche senza il suo volere, da quel magnifico pianeta sicuramente pieno di opportunità per un sognatore come lui. La sua velocità crebbe, così come la sua lucentezza: ma guarda un po’ che scia stava lasciando. Si girò e capì che si stava trasformando in una stella, era completamente rapito da questa sua nuova natura.
La velocità aumentava sempre di più e ormai mancava poco.
***
Jess non ne poteva più: si chiedeva se quella sera sarebbe stata l’ultima per lui. Ancora una chitarra spaccata sul palco, incitato da una folla in delirio. ancora un urlo roco con pollice, indice e mignolo alzati in attesa del riscontro del pubblico, che puntualmente rispondeva con lo stesso gesto rock.
Basta! Finito il concerto il rocker prese la sua anima sudata, si girò e con il dito medio salutò tutti coloro che, accalcati gli uni sugli altri, chiedevano il bis.
Nel camerino decise che doveva seguire il suo nuovo istinto: una bella doccia con il bagnoschiuma al vetiver, una casta coda, un comodo completo di fresco di lana e un vinile che gracchiava le melodie di Dvorak. Con le gambe accavallate cominciò a leggere uno dei tanti libri che fino ad ora non era riuscito neanche a sfiorare, per la mancanza di tempo per dedicarsi a se stesso. Che serenità c’era in quella stanza…
Più tardi si concesse una passeggiata nel parco vicino allo stadio, ammirando il cielo stellato.
Notò che tra tutte, una stella brillava più delle altre, e appena ne vide la scia espresse un desiderio chiudendo gli occhi.
Ed è così che UZ-192 si fuse con Jess.
***
Una radio locale mal sintonizzata annunciava con euforia:
“Ed ecco a voi l’ultima sonata per violoncello del talentuoso Jess Star, tratta dalla sua collezione di Sonate ‘UZ-192’. Ma ancora è sconosciuta l’origine di questo titolo così particolare.
E l’artista non rilascia dichiarazioni in merito”.
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Ma sai che il finale mi ha davvero spiazzato?! proprio originale! L’idea di incrociare un asteroide (che si crede stella) con una “stella” del Rock è davvero una bellissima trovata!!! Istintivamente ho pensato un po’ allo Ziggy Stardust di Bowie, tra l’altro, anche se è tutt’altra storia. Piacevole, davvero piacevole, questo racconto! 🙂
Ciao Sergio,
sono contenta che ti sia piaciuto, mi sono divertita a scriverlo. È come fosse stato un doppio Lab. Ti ringrazio anche per le curiosità che mi hai scritto per messaggio. Mi piace imparare cose nuove ???
Figurati! ☺️
Idea davvero originale, con un finale strabiliante! Se non erro, hai quasi trattato i due temi proposti in questo lab? Asteroide da una parte e rock star dall’altra. 🙂 Beh, lab superato alla stragrande! 🙂
Ciao Giuseppe,
in effetti avevo votato la rock star ma ha vinto l’asteroide e allora l’ho fatta entrare come guest star ?? volevo che risolvesse i suoi disagi. Grazie per l’apprezzamento ?
Ciao Isabella, sei riuscita a raggiungere il tuo obiettivo in modo perfetto 😀 Asteroide + rock star nel vero senso della parola. Inizialmente il tuo racconto mi ha fatto riflettere sulla mia posizione di madre e di come spesso temiamo il distacco con i nostri figli bloccando loro le ali. Il tuo asteroide ha trovato il suo “posto”, conto per i nostri pargoli valga lo stesso. Hai risolto la questione in modo geniale e dato prova di una fantasia eccezionale. E’ strano, oggi ho avuto modo di leggere due diversi laboratori (il tuo e quello di @simonalombardi) che mi hanno messo a confronto con il mio ruolo di genitrice: un bagno caldo e una doccia fredda.
Ciao Micol,
mi fa piacere ciò che mi hai scritto e anch’io ho letto il racconto di Simona che mi ha toccato moltissimo in quanto madre di una quattordicenne e quindi in una fase di trasformazione. Terribile non sapere come potrà essere il loro futuro, sperando di poter star loro vicine più possibile ?
Fantastica storia, una idea originale bravissima come sempre ?
Ciao Alessandro,
grazie per le tue parole e che mi hai giudicato originale ?
Ciao Isabella, anche stavolta hai avuto un idea originale! Mi è piaciuto molto l’umanizzazione dell’asteroide, questo suo provare affetto verso la propria condizione ma allo stesso tempo desiderare altro, e l’idea di legare il suo destino a quella del rocker è stata bella, sognante, quasi fiabesca! Bel lab, come di consueto! Un saluto, alla prossima!
Ciao Antonino,
ti ringrazio per il commento. Il fatto che per la rock star in crisi esistenziale non ci siano stati voti sufficienti non me ne facevo una ragione ? così l’ho fatto entrare come co-protagonista… 2 Lab al prezzo di 1 ?
Ciao Giulia,
grazie per i complimenti. In effetti volevo rendere l’idea di una situazione “umana” anche se nell’universo. Tutto il mondo è paese si dice… ?
Cara Isabella, ho apprezzato tanto la tua fantasia e anche il fatto che hai saputo essere tenera anche parlando di rocce ?
Alla prossima.
L’ho trovato molto bello. La storia sull’asteroide lo ha reso molto più umano ed il fatto che la rock star abbia intitolato il suo nuovo album come la stella è stato veramente un colpo di genio. Molto bello, complimenti.