
Etichette
Come ogni mattina, P. spalancò le ante del grande armadio e si mise a scorrere le centinaia di piccole scansie dove erano conservate le etichette, una per scansia.
P. incominciò a leggere i titoli delle varie etichette: “Pinot Nero Alto Adige”, “Greco di Tufo”, “Montefalco Sagrantino”, “Recioto della Valpolicella”, “Medoc St-Julien”, “Cinqueterre Sciacchetrà”, “Salice Salentino”, “Cartizze di Valdobbiadene”, …
P. era dubbioso. Per lui prendere una decisione era importante, non sceglieva mai a caso. Prese una prima etichetta e la studiò:
“Aglianico del Vulture – Vino rosso dalla struttura importante, elegante e al tempo stesso corposo e tannico. Colore rosso rubino. Il profumo e il gusto sono intensi e fruttati (amarena, ciliegia, frutti rossi), tendenti allo speziato (pepe). È un vino che si accompagna alla carne, bianca ma soprattutto rossa: perfetto per carni al forno e alla griglia e con la selvaggina”.
Interessante, ma… No, non era il caso. Il giorno prima aveva scelto un francese, un “Pommard Cote de Beaune”, dalle caratteristiche piuttosto simili, soprattutto per quanto riguardava il tannino, le note di ciliegia e la corposità. No, decisamente: anche gli abbinamenti potevano essere gli stessi.
Prese un’altra etichetta:
“Val di Neto bianco”. Uhm. Intrigante. “Colore giallo paglierino intenso con riflessi dorati alla vista. All’olfatto delicati richiami alla salvia e ai fiori di campo, poi seguiti da note di agrumi e da sentori di mela verde. Fresco al palato, equilibrato e arricchito da una nota leggermente sapida e minerale. Buona la persistenza e piacevolmente ammandorlato il retrogusto. Ideale per tutte le portate di cucina di mare, eccezionale in accompagnamento alla coda di rospo in crosta di patate”.
P. soppesò il da farsi. Era un’etichetta piuttosto interessante, niente da dire, ma non me era convinto del tutto. Prese una terza etichetta, lesse: “Riesling Alsace Grand Cru” e la posò subito, quasi intimorito, senza neanche sbirciarne le caratteristiche: sapeva che si trattava di un’etichetta importante, impegnativa, da non prendere sottogamba, e lui in quel momento preferiva qualcosa di più leggero. Fosse stato un Riesling di Colle Isarco, magari anche della Mosella, ancora ancora, ma un Grand Cru alsaziano meritava un’occasione e un rispetto particolari.
P. guardò fuori dalla finestra: il sole era ormai alto, bisognava muoversi. E allora si decise, prese nuovamente l’etichetta del “Val di Neto bianco”, la indossò, si guardò allo specchio ed uscì alla luce del giorno.
Una volta fuori casa, prese un profondo respiro e chiuse gli occhi. Mmm… Oh, sì! Ecco la salvia, i fiori di campo e poi a poco a poco le note agrumate e i sentori di mela verde… Gradevole, decisamente gradevole. Si avviò per la sua strada con un sorriso soddisfatto: si sentiva già sapido e minerale.
Camminando, incrociò diverse donne e con qualcuna si scambiò uno sguardo d’intesa, quasi complice, ma anche se fra queste erano più di una le portate di cucina di mare, lui tirava dritto, quel giorno era deciso ad incontrare una donna coda di rospo in crosta di patate.
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Difficile trovare un’anima gemella, quando si cambia etichetta ogni giorno. D’altra parte, la vita è un gioco e perchè non goderne?
Grazie Micol, giuro che questa non l’avevo messa in conto… in realtà, quando l’ho scritta ero reduce da una serata di degustazione di vini alsazioni…
Una perfetta degustazione virtuale stile sommelier 2.0, soprattutto per chi, come me, è astemio.
Astemio? Da tutte quelle battute che tiri fuori non l’avrei mai detto! Complimenti!
Una sapiente descrizione, molto invitante, quasi un ode dedicata ai buoni vini, con i loro aromi particolari e la piacevolezza per il palato, soprattutto se accompagnati da pietanze altrettanto squisite. Ci hai servito questo ” drink” (Etichette), in un raffinato calice. Grazie.
Grazie a te Luisa, il prossimo calice lo berrò alla tua salute!