
Eva
Serie: KryptoCredit
- Episodio 1: Carne e CPU
- Episodio 2: Eva
STAGIONE 1
Era notte, il riverbero di luce delle pubblicità sui palazzi di periferia, illuminavano appena il container dei Trentor. Angelo era in ritardo. Dopo quindici minuti di attesa, Diana si chiedeva se non fosse fuggito in qualche sperduto rifugio di montagna. Gabriele era invece più tranquillo e si era rilassato sulla poltroncina passando in rassegna le nuove uscite dei Bioink della Meating. Improvvisamente cambiò espressione, poi dopo qualche secondo guardò Diana che guardava anch’essa dritta davanti a sé. Stavano entrambi leggendo una comunicazione della StenTech.
«Hai letto?» chiese Gabriele.
«Si, non abbiamo mai parlato di usare un virus scritto da loro per l’attacco» disse Diana monocorde.
«Infatti, è strano. Dicono che il virus servirebbe solo a bypassare i trace biometrici di primo, secondo e terzo livello, poi entriamo dal firewall» pensò ad alta voce Diana.
«Tesoro, sai che non mi piacciono le deviazioni alla pianificazione, non abbiamo nemmeno verificato l’attendibilità di questo biocode, ci fidiamo?» chiese perplesso Gabriele.
«Non lo so, amore, ma non siamo nella posizione di poter dettare le regole, sono loro che pagano. Stai tranquillo, stanotte controllo io il biocode, eventualmente possiamo chiedere di fare delle modifiche o integrazioni» disse sorridendo Diana con tono rassicurante, poi con tono più serio aggiunse: «Gabri, forse…» Diana venne interrotta dal rumore metallico della porta che si aprì, lasciando entrare Angelo, seguito da una bellissima ragazza sulla trentina, mora, carnagione chiara, slanciata e dai movimenti fini.
«Scusate il ritardo, ragazzi. Non è stato semplice soddisfare la vostra richiesta, ma lavorando tutta la notte e corrompendo un collega per coprire le mie attività di giorno sono riuscito a rendere la nostra fantastica Eva, pronta per la nostra missione» esordì Angelo. Eva sorrise, aveva i lineamenti vagamente orientali e guardandola non si sarebbe mai detto che fosse una Emi-IA, un’organica con un potenziamento IA cerebrale semivolontario.
«Felice di conoscerti Eva, ti dispiace aprire un canale di accesso al tuo NeuroVis?» chiese gentilmente. «Gabri, entri anche tu?» facendo cenno a Gabriele.
«Certo, le credenziali sono biometriche e sono già state importate da Angelo, avete privilegi da superuser e admin» rispose affabile Eva. Nel frattempo, Angelo era appoggiato al muro e si godeva il momento, spavaldo, mostrando il suo fantastico lavoro.
«Molto bene, vediamo se l’interfaccia è responsiva misurando la latenza. Gabri, vuoi monitorare tu la latenza?» gli occhi di Diana si opacizzarono di grigio, come avveniva sempre durante l’uso di NeuroVis.
Eva si sedette sulla poltroncina, poi cambiò espressione da sorridente a seria. Accavallò le gambe, poi scoppio a piangere, poi a ridere. Poi prese a dire a toni differenti e con inflessioni diverse: «Sono Eva Mingoldi, vorrei investire in uno dei vostri fondi.» Infine, come un burattino a cui vengono tagliati i fili si abbandonò sulla sedia, poi si alzò e tornò in piedi accanto alla poltrona.
«Devo riconoscere che hai fatto davvero un buon lavoro Angelo. Gabri?»
«Cinquantadue millisecondi di latenza.»
«Direi che siamo pronti per partire. Eva, domani mattina ti introdurrai nella banca per un sopralluogo preliminare, avrai tutte le informazioni su NeuroVis» disse Diana mentre i suoi occhi ritornarono al loro verde naturale.
«Dobbiamo gestire al meglio la coordinazione tra il controllo remoto e il monitoraggio dei sistemi» intervenne Gabriele.
«Hai ragione, bisognerà divederci accuratamente le attività, sarà complicato soltanto in due» osservò pensierosa Diana guardando Gabriele. Poi guardando Eva ed Angelo cambiò tono e disse: «Si è fatto tardi, cerchiamo di farci tutti un bella dormita, domani ci aspetta una giornata impegnativa.»
Eva entrò in banca dalla porta principale, era una porta alta almeno quattro metri in vetro antiproiettile, scansionò il suo ID sottocutaneo al polso che la StenTech aveva clonato da un’altra identità. Eva aveva davanti a sé la hall della Kryptocredit, un parallelepipedo di vetro rinforzato, il pavimento era di un bianco lucido. Intorno alla stanza c’erano dei gabbiotti di vetro che si oscuravano quando entrava un cliente. Al centro della stanza c’era una zona relax con poltrone e divani dove poter aspettare il proprio turno sormontata dall’ologramma delle enormi lettere “KC”, Eva si sedette li ed aspettò.
«Vi sto trasmettendo la planimetria elaborata con sistemi di sicurezza, vado a parlare con un impiegato tra poco, come da programma. L’appuntamento è fissato tra tre minuti» pronunciò il sintetizzatore vocale di NeuroVis non appena ricevette la trasmissione neuronale di Eva. Gabriele e Diana annuirono inconsciamente, mentre erano entrambi seduti reclinati sulle poltrone nel loro studio.
Nel frattempo, l’algoritmo della Catalyst AI scansionava il linguaggio labiale dei presenti in stanza e trasmetteva i report trascritti e criptati ad un server in Cina. Dopo un centinaio di rimbalzi per il globo, venivano caricati sullo sharepoint di Diana e Gabriele.
Eva ricevette la notifica su Horizon, che la invitava a recarsi nella postazione numero settantasei. Ad aspettarla c’era un giovane sorridente con i capelli all’indietro e la faccia perfettamente rasata che la invitava a sedersi su una delle due poltroncine di pelle nera che fiancheggiavano un tavolo basso di vetro. Appena Eva entrò i vetri esterni si scurirono leggermente.
«Buongiorno signorina Mingoldi, sono Francesco Astreni, abbiamo ricevuto la sua richiesta di investimento e sarò lieto di spiegarle tutti i nostri prodotti. Prego, si accomodi pure, le posso offrire qualcosa da bere?» chiese il ragazzo indicando un piccolo bar sull’angolino dell’ufficio.
Diana e Gabriele guidarono la conversazione da remoto con NeuroVis come pianificato, cercarono di carpire tutte le sfumature e inflessioni nel linguaggio di Francesco quando Eva chiedeva del sistema di sicurezza, il ragazzo si era fatto sfuggire che la banca vantava uno dei migliori firewall biologici al mondo e che nessun hacker al mondo era mai riuscito ad oltrepassarlo, ma in fondo, quello lo sapevano già.
«Stavo pensando ad un investimento di quindicimila Ethereum su uno dei vostri fondi ad alto rendimento, ma non so esattamente quale e al momento sono un po’ confusa, adesso che mi ha dato tutte queste informazioni mi sembrano un po’ tutti uguali» disse ridacchiando ingenuamente Eva. «Magari possiamo mangiare qualcosa insieme per pranzo prima di decidere, le andrebbe?» chiese con aria innocente Eva, dietro indicazioni di Diana.
«Ma certo, è comprensibile che lei sia un po’ confusa, cosa ne pensa di venire nella nostra mensa aziendale?» chiese Francesco alzandosi in piedi.
«Sarebbe fantastico, non saprei dove andare a quest’ora senza una prenotazione.»
Nel tragitto verso la mensa aziendale, che era al ventesimo piano, Eva scansionò tutto quello che osservava, inviando i dati in diretta. Dietro l’involucro di vetro della hall, il palazzo era rivestito di un metallo con delle placche più chiare, probabilmente acciaio rinforzato e platino. Per entrare nel foyer interno inserì un codice su un tastierino numerico a riconoscimento biometrico dell’impronta digitale, poi scansionò la retina e probabilmente inserì una password personale inviata direttamente dal sistema ottico. Era quasi impossibile da eludere, pensarono Diana e Gabriele mentre osservarono la scena su NeuroVIs. Quando entrarono in ascensore Francesco ripetette la procedura, poi premette sul tasto venti. Eva lesse velocemente tutti i piani e li salvò in locale, non c’era più copertura all’interno dell’edificio, doveva essere schermato. Tra tutti i piani, ne notò uno in particolare, il piano meno cinque con accanto scritto “MF”, che poteva significare “Main Firewall”, dove potenzialmente lavoravano i gemelli.
«Sa Francesco, sono molto contenta che lei mi abbia portato qua, è da molto che un uomo non mi porta fuori a pranzo» disse Eva che senza connessione era rimasta scollegata dal controllo remoto. «Mi dica di nuovo di quei fondi. Adesso sento di essere pronta a scegliere» disse Eva sorridendo al ragazzo che stava visibilmente arrossendo e lanciandosi di nuovo nella spiegazione.
«Ok, credo di essere interessata al fondo Quantum Nexus, se mi manda le scartoffie le firmo subito» disse decisa Eva.
«Fantastico, signorina Mingoldi! Allora torniamo giù in ufficio che le faccio firmare tutto e procediamo al trasferimento» esultò Francesco che stava per alzarsi entusiasta quando Eva alzò l’indice della mano destra.
«Perché non farlo qui, invece? Come lei ha detto queste scelte possono portare molta confusione, io sono decisa adesso, non vorrei avere dei ripensamenti nel tempo che scendiamo.»
Francesco si sedette di nuovo, «Vede, non possiamo farlo qui, le comunicazioni sono schermate.»
«Avanti Francesco, vuole dirmi che non c’è un modo per comunicare con l’esterno in questa fortezza tecnologica?» disse provocante Eva, «non può fare un’eccezione, per me?»
Diana e Gabriele stavano cercando di ristabilire la connessione, imprecando. «Merda! L’abbiamo persa, il segnale è schermato lì dentro.» disse spazientito Gabriele.
Improvvisamente ricevettero un numero spropositato di dati che Eva aveva salvato in locale e che ora, riconnettendosi alla rete, stava inviando.
«Grande Eva! È riuscita a connettersi da una rete interna! Abbiamo risolto il problema del monitoraggio. Direi che per oggi ha fatto abbastanza, facciamola tornare a casa.»
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