Extrema ratio.

Serie: Mare d'ossa


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Le speranze sono ai minimi storici, la lotta disperata richiederà un sacrificio estremo, bisognerà solo trovare il coraggio necessario.

Il tenente Klim sbiancò d’orrore osservando Sebastian radunare gli uomini e gettarsi di corsa nelle sentine. In quel momento un suono agghiacciante attraversò i ponti, le assi e le travi scricchiolarono pesantemente mentre la Challenger si inclinava leggermente. Artur riconobbe perfettamente quel suono, lo aveva udito anni prima durante uno svernamento nel Mar Bianco, quando la pressione dei ghiacci che attanagliavano la nave inerme, minacciava di spaccarla a metà.

Delle grida agghiaccianti arrivarono dalle scalette che portavano al ponte, da lì un marinaio cadde all’indietro sul pavimento in fondo alla scalinata con un grido. Davanti a lui avanzava un enorme arto deforme e irto di punte ossee avvolto dalle fiamme, la cosa guizzò in avanti strappando il legno dalle pareti dello stretto corridoio afferrando l’uomo per le gambe.

Un colpo di fucile attraversò la sala scoppiando nella carne violacea e mandando schizzi nerastri a riempire il muro del corridoio. L’arto informe si ritrasse trascinando via l’uomo le cui urla si affievolirono fino a sparire tra gli schianti che affollavano il ponte.

Yarna abbassò la canna del fucile fumante mentre la stanza si riempiva dell’odore della cordite.

– Tenente, sigilli quel passaggio.

Il capitano parlò, mentre, zoppicando, attraversava la sala portandosi verso il corridoio, macellato, avvicinandosi ai feriti che giacevano a terra. Klim lo afferrò alle spalle costringendolo a voltarsi e a guardarlo negli occhi tremanti.

– E come dovrei fare? È impossibile.

Attorno al tenente si erano affollati alcuni uomini il cui sguardo vacillava, nel frattempo Yarna aveva afferrato il braccio di Hanne e l’aveva trascinata alle spalle di Artur, andando al fianco del Dottor Grent, il quale aveva appena finito di steccare le gambe degli uomini a terra.

– Lei non c’era nel Mar di Siberia, è troppo giovane.

Il Capitano afferrò Klim per la giubba zuppa avvicinandolo a sé, nel frattempo uno schiocco mostruoso fece vibrare l’intera nave che si inclinò ancora, facendo rotolare gli  oggetti verso il muro. Un odore di putrefazione cominciò a scendere dalle tavole del ponte e dal corridoio.

– Lei mi chiede come fermare quell’aberrazione e io le chiedo invece, come facemmo noi a sopravvivere due anni bloccati nei ghiacci del nord? Sai quale scelta si ha di fronte al terrore dell’oscurità perenne e del freddo e della fame, di fronte alla certezza dell’oblio? No… lei non lo sa perché è troppo giovane e non c’era.

Il Capitano estrasse la pistola dalla cerata poi la passò all’Orso Bianco, mentre dalle scale in fondo al passaggio scendeva un grattare osceno.

– Cosa sta dicendo?

– La verità, quella che tu fatichi a comprendere perché sei annebbiato dalla paura di morire.

Il Capitano colpì con un pugno l’uomo che cadde pesantemente a terra, poi gli strappò di mano il fucile che mise nelle mani di Hanne. Gli altri uomini fecero un passo indietro mentre il Tenente ansimava sulle tavole umide del pavimento.

-Yarna, Hanne, voi avete il fegato per fare quello che va fatto, scendete nella stiva e ammazzate qualunque codardo provi ad attraversare quella porta, portatevi il Dottor Grent, ci sarà bisogno di lui.

Artur indicava l’imbocco dello stretto corridoio che portava alle scale della sentina dove i tre si diressero lentamente facendosi spazio con le armi.

– Il Capitano è fuori di senno, questa è una follia!

L’uomo si rialzò barcollando ed estrasse la spada lucida dal fodero puntando le minuscole iridi verso il suo avversario.

– Lei vorrebbe che noi rimanessimo qui ad aspettare di venire presi uno dopo l’altro?! Vorrebbe che un uomo accogliesse la fine senza nemmeno combattere?

Artur estrasse un lungo coltello usurato che portava appeso al fianco, mentre dietro di lui lungo il corridoio una scura frenesia di carne e ossa aguzze si muoveva sbattendo contro le pareti.

– Allora un briciolo di fegato le è rimasto signor Klim! Forse riesce a capirlo adesso. Non c’è vittoria contro l’orrore, si può solo trovare il coraggio di affrontarlo!

Le ginocchia di Klim tremavano, mentre il gigantesco arto deforme avanzava nel corridoio, strappando il legno dal pavimento e dalle pareti sbattendo forsennatamente nella fioca luce delle lampade.

Poi in uno slancio l’uomo scattò in avanti mentre il capitano si faceva da parte, e in un grido forsennato affondò la lama per intero nell’orrore violaceo inchiodandolo al pavimento.

Per un momento rimase a fissare la massa sanguinolenta che si dibatteva poi l’arto si sollevò di scatto amputando la propria punta per colpire l’uomo al volto, facendolo ricadere all’indietro con il collo spezzato.

Con un movimento secco la cosa lo afferrò per la vita e lo trascinò via, lasciando una scia nerastra e ributtante dietro di sé e quella che sembrava una lunga falange gommosa, che si dibatteva nel sangue nero come un tentacolo staccato.

Il Capitano si avvicinò ad esso e, fermandolo sotto il tallone, lo osservò bene. L’impasto di muscoli tendini ed ossa nascondeva al suo interno un qualcosa di strano, chinandosi per capire meglio il Capitano riconobbe in una delle pieghe, fuso malamente ai muscoli vivi un occhio umano.

– Fatevi animo uomini.

Il Capitano ritornò zoppicando nella sala piantandosi sulla soglia del corridoio, poi lasciò scivolare a terra la cerata e si rimboccò le maniche della camicia. L’uomo guardò dietro di sé i marinai silenziosi che stringevano nelle mani i fucili e gli arpioni, li conosceva tutti.

– Che vengano avanti i feriti e quelli che non sanno nuotare.

Dal corridoio tornò il rumore raschiante ed un’ombra cominciò a fare capolino dalle scale.

– Pregate se volete, è la resa dei conti.

Nelle sentine Yarna teneva sotto tiro le scale mentre Hanne osservava nella penombra verso prua, laggiù Sebastian illuminato dalle lampade e aiutato da quattro uomini aveva piazzato il cannone.

Gli uomini stavano finendo di ammassare attorno alla sagoma dell’arma le cariche di polvere nera, quando un colpo fece inclinare ancora la Challenger facendoli cadere a terra.

Il Dottor Grent cadde dalle scale finendo sul fondo in mezzo al carico.

La ragazza vide aprirsi una falla davanti ai suoi occhi, dalla fessura tra due tavole entrò una cascata d’acqua che inondò le zavorre e il carico liberato della nave.

Il primo ufficiale gridò dal fondo della sentina.

– Siamo pronti, prepararsi all’esplosione!

Una fiamma accese la miccia del cannone poi gli uomini corsero verso la scala incespicando nell’acqua che entrava furiosa dalla fessura.

– Ormai ci siamo bellezza, è meglio se ti tappi le orecchie e lasci andare quell’attrezzo inutile.

La voce di Yarna era gutturale e raschiante, lei lo guardò mentre gettava a terra il fucile e si infilava la pistola nella cintura per poi mettersi a ridosso di una spessa trave.

– Fanculo.

La ragazza lanciò via il fucile e si mise contro il petto dell’uomo mentre Sebastian arrivava alle scale trascinando il dottore. L’uomo guardandosi alle spalle vide delle immense mascelle sfondare il legno sotto il cannone e serrarsi sulla ghisa dell’arma, poi la miccia accese la polvere nera.

In quel momento fu come se l’intera nave fosse saltata in aria, l’esplosione lacerante gettò a terra gli uomini, lasciandoli completamente inermi. Hanne a ridosso della grossa trave venne scaraventata contro la parete di legno come da una bastonata, poi cieca e sorda sentì solo l’acqua calda del mare che cominciava ad avvolgerla.

Quando riprese il controllo del suo corpo era ormai sommersa e nell’oscurità più completa, le orecchie fischiavano e la testa sembrava sul punto di scoppiargli.

Prese un lungo respiro prima di finire completamente sott’acqua poi cominciò a risalire a caso cercando di nuotare il più velocemente possibile. Una forte corrente la trasportò verso l’alto e nuotando disperatamente aprì gli occhi nell’acqua salata, riuscendo a trovare un lieve barlume di luce. Con tutte le forse si diresse verso quella luce ranciata poi mentre i polmoni gli bruciavano e il cuore gli scoppiava raggiunse la superfice.

Prese enormi e frenetiche boccate d’aria bevendo molta acqua, poi ripreso il controllo di sé riuscì ad afferrare un barile che le galleggiava a fianco.

La lunga notte era ormai finita ed il cielo si stava lentamente illuminando dei colori dell’alba, mentre sulla superficie del mare le fiamme lambivano i resti distrutti della nave che cominciava ad inabissarsi.

Mentre fissava quella scena incredibile una mano la afferrò per i vestiti tirandola indietro, voltandosi di scatto riconobbe il viso insanguinato di Yarna.

L’uomo assieme al primo ufficiale, al Dottor Grent ed altri tre marinai la tirarono su di un grande pezzo del cassero che galleggiava sbilenco.

L’Orso Bianco le sorrise e la fece alzare in piedi.

– Non credo che alla Società Reale ci crederanno.

Hanne puntò lo sguardo verso la nave. La challenger si impennò rivelando la chiglia squarciata dove: avvinghiato con decine di arti deformi un immenso teschio aberrante ciondolava spaccato a metà. L’orrida visione si inabissò rapida insieme alla Challenger nelle acque placide e calde, e sparì facendole ribollire a lungo.

Una leggera brezza accompagnò i primi raggi di sole che batterono sul cassero dilaniato e sugli uomini stravolti.

– Non ci credo nemmeno io.

Serie: Mare d'ossa


Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni