Fabio
Serie: IL GIUDICE (L'inganno dell'evidenza)
- Episodio 1: Giada
- Episodio 2: Andrea
- Episodio 3: Mattia
- Episodio 4: L’orfanotrofio
- Episodio 5: L’infanzia di Andrea
- Episodio 6: Chiara
- Episodio 7: Fabio
STAGIONE 1
La sera del giorno dopo, a fine lavoro, Giada si sentiva sfinita. Sbadigliò profondamente.
«Meglio che vada prima che mi addormenti in piedi. Prendo un po’ di bottigliette d’acqua al distributore, qualche tramezzino… e faccio un picnic a letto, a lume di televisore.»
Si tolse il camice, prese la borsa e uscì. Chiamò l’ascensore e, quando le porte si aprirono, vi trovò Sandro. Anche lui stava andando via.
«Ciao, Giada! Hai programmi per stasera?»
«No, perché?»
«Abbiamo pensato di andare a cena, noi del reparto e Maria, in un ristorante del centro. Fanno un fritto di pesce che, quando lo mangi, ti sembra di vedere e sentire il mare. Maria ci va spesso, è amica dei proprietari, quindi trattamento speciale.»
«Grazie, Sandro, ma sono troppo stanca stasera.»
«Dai, vieni! In compagnia la stanchezza passa e ci si diverte.»
«E va bene, vengo… ho proprio voglia di fritto.»
Arrivati al ristorante, il cameriere li fece accomodare, insieme ai colleghi, all’interno; faceva molto caldo e il locale era perfettamente climatizzato. Giada si guardava intorno. Era un posto elegante, frequentato da gente agiata, come confermavano gli abiti firmati dei clienti. Notò in particolare una coppia: sembravano molto affiatati. Lei era una donna bella, più grande di lui, con un abito raffinato. L’uomo era di spalle; si girò per ordinare. Il cuore di Giada ebbe un sussulto violento.
“Non è possibile. Quel bastardo adesso se la passa anche bene… non c’è giustizia in questo mondo.”
Riconobbe Fabio. Il ragazzo che anni prima si era preso gioco di sua sorella Lia, portandola alla morte. Lo aveva incrociato altre volte in città, senza essere riconosciuta, e gli era sempre sembrato uno con niente da perdere. Colpirlo allora sarebbe stato inutile. Ma ora appariva diverso. Sandro aveva detto che Maria era una cliente abituale di quel ristorante, così Giada cercò di avere informazioni. Diede una gomitata alla collega con goliardia, fingendo un apprezzamento.
«Hai visto quello? Bello, vero?»
«Sì, viene spesso qui con la moglie.»
«Ma che dici? L’ho visto per strada qualche volta… sembrava un morto di fame. Uno zombie.»
«Non sei andata molto lontana. Quando lavoravo in provincia, più di una volta è passato al pronto soccorso.»
«Per cosa?» Peccato che non ci sia restato.
«Lascia stare.»
«E adesso è sposato con quella tipa? Non è possibile.»
«Sììì! Saranno quasi due anni. Sposato per modo di dire. Dicono che se l’è quasi comprato… ha più corna in testa lei che un cesto di lumache.»
«Vabbè, le solite malignità della gente quando una donna è più grande di un uomo.» Poverina, il problema non è l’età: con quello per marito ormai avrà la testa a cono come l’albero di Natale…
«L’ho visto con i miei occhi, più di una volta, in compagnia di un’altra a San Marino, in Piazza della Libertà… forse lei abita là o, come me, ha dei familiari.»
«Mah.» Sarà credibile il mio stupore?
«Ma che ti meravigli?»
“Andata… sono meglio di Alice nel paese delle meraviglie.”
«Poi, scusa, se tu non esci mai la sera, i locali eleganti quasi li odi, fai casa e lavoro e al massimo vai in pizzeria, è ovvio che non lo avessi mai visto in compagnia e così tirato a lucido. Quello ha solo il suo aspetto da vendere. La moglie invece è la proprietaria di una delle discoteche più famose della città. Prima lei si vedeva con le amiche; solo una volta l’ho vista con un uomo, ma non era questo. Guarda, Giada, guarda come fa il galantuomo.»
Fabio si era alzato e aiutava la moglie a sistemarsi lo scialle. Insieme si avviarono verso l’uscita; lui, per scansare un cameriere con le portate, si avvicinò al tavolo dove erano seduti Giada e i suoi colleghi e, senza volerlo, sfiorò con la mano quella di Giada.
Lei sentì come una scossa e la ritrasse quasi con ribrezzo, portandosela al petto. L’uomo la guardò mortificato, si scusò e raggiunse la moglie. Sandro fissò l’amica: era cupa e assente, e muoveva ossessivamente la mano sul vestito come per pulirsi da quel contatto.
«Giada, ma stai bene? Sei sbiancata.»
Lei non rispose subito. Sentiva le parole lontane.
«Giada, che succede?»
«Non lo so… forse è il caldo. Non ho più fame. Scusatemi, vado a casa.»
«Aspetta, ti accompagno. Prendiamo la tua auto ma guido io.»
«Grazie, Sandro.»
Dopo pochi minuti erano sotto casa.
«Se vuoi salgo, ti faccio un po’ di compagnia finché non stai meglio.»
«No, Sandro, grazie, ma non è il caso. Anzi, prendi la mia auto, affrettati e raggiungi gli altri. Il fritto si raffredda.»
«Ma no, faccio quattro passi, il ristorante è a dieci minuti. Avrò solo più appetito. A domani. E se hai bisogno, chiamami.»
«Buonanotte… Sei un amico.»
«Eh, lo so che sono un amico… solo un amico…» Sandro si allontanò sospirando.
Giada aprì il portone e salì i pochi gradini che la separavano dal suo appartamento. Pensò al suo collega, sempre così disponibile.
Sandro, Sandro… Sei una brava persona, un ottimo medico e anche un uomo piacente, ma io proprio non ci riesco. Forse perché quando si passa troppo tempo insieme il velo di mistero cade… oppure il corto circuito si deve verificare subito? Ha ragione Chiara: sono attratta dai fulminati… facevo meglio a fare l’elettricista invece che il chirurgo plastico. Anzi, potevo unire le due cose, come Frankenstein… così i folgorati li creavo a modo mio.”
Una volta a letto, i ricordi esplosero. Lia era sottoterra, e quel viscido viveva nel lusso recitando la parte del marito devoto. Sentiva ancora il tatto di quella mano sulla sua. Le bruciava; tese il braccio e la osservò. Non c’era niente di diverso rispetto a prima: lo smalto lucido e trasparente, la pelle chiara e l’anello con la pietra di giada. Lia ne aveva uno identico; era un regalo che sua nonna aveva fatto a entrambe per il colore,
uguale, dei loro occhi. Le sembrò di sentire e rivedere la sorella.
«Guarda, Giada, che dici se metto l’abito nero? Lo scuro snellisce e dà risalto al verde degli occhi. Però è un colore un po’ triste.»
«E fa troppo signora. Liaaa… basta con sta fissazione del peso. Tu sei giovane come Fabio. Meglio jeans e camicia lunga.»
«Hai ragione… ma l’anello dov’è? L’hai visto tu per caso?»
«No… Vai, è arrivato Fabio.»
Serie: IL GIUDICE (L'inganno dell'evidenza)
- Episodio 1: Giada
- Episodio 2: Andrea
- Episodio 3: Mattia
- Episodio 4: L’orfanotrofio
- Episodio 5: L’infanzia di Andrea
- Episodio 6: Chiara
- Episodio 7: Fabio
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