Faccia a faccia.

Serie: A MEXICAN TALE


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Dopo aver scoperto la città in cui si nasconde Tata, Ezikiel e Limon raggiungono Phoenix e danno alle fiamme il palazzo in cui sono ubicati i negozi di cui è proprietaria la moglie del loro bersaglio, con l'intento di attirare la sua attenzione e scovarlo dal suo nascondiglio.

Andrés Oliveira, meglio noto come Tata, è stato uno dei più sanguinari e potenti membri del cartello di Sonora che per decenni ha terrorizzato non solo i civili di tutto il Messico, ma gli stessi Narcos a lui rivali. Esperto nella diplomazia oltre che nell’arte della pura violenza, aveva creato in poco tempo una fitta rete di import-export di droga e armi con svariati paesi Americani, ma non solo; investiva nell’edilizia, era in buoni rapporti con numerosi politici e gestiva il 90% delle attività commerciali nel nord del Messico. I suoi capi lo adoravano non solo per la sua produttività, ma soprattutto perché lui non bramava di essere il re, preferendo restare dietro le quinte. Arrivato a sessantaquattro anni annunciò ai suoi superiori di voler, testuali parole, “andare in pensione”. Per quanto sia folle pretendere di congedarsi da un’organizzazione criminale come fosse un’istituzione statale, i rappresentanti del cartello di Sonora acconsentirono. Si stabilì per l’appunto a Phoenix dove aveva molti contatti, con la sua giovane moglie e le famiglie di entrambi, poi acquistò svariate attività commerciali e immobili nella zona centrale della città, facendo lavorare i suoi familiari mentre lui si godeva la vecchiaia. In soli cinque anni di sua assenza, il cartello di Sonora perse milioni di dollari facendo cattivi affari e perdendo guerre a dir poco cruente per l’acquisizione di nuovi territori, indebolendosi drasticamente. Prenderà di conseguenza il sopravvento il cartello di Juarez, storico rivale di Sonora, grazie all’imprevedibile quanto impetuosa aggressività di Ezikiel Garcìa, sicario crudele e imperturbabile che aveva un unico interesse: uccidere, intimidire e regnare incontrastato su tutto il territorio messicano. Ezikiel aveva sempre provato forte invidia nei confronti di Tata, probabilmente perché non aveva il suo talento nel gestire grossi affari o creare reti di contatto, così appena seppe che era uscito dal giro sparendo dalla circolazione, chiese ai suoi capi di poterlo catturare lui stesso con la scusa di mandare un messaggio al cartello rivale, e la sua richiesta venne accettata ben volentieri; gli ci vollero anni per scovarlo.

Ed eccolo lì, l’uomo basso e panciuto sulla quarantina che a un giorno di distanza da quando era arrivato a Phoenix, attendeva con ansia d’incontrare colui che per una vita aveva rispettato e odiato contemporaneamente. Ezikiel sapeva che il suo piano sarebbe filato liscio come l’olio: circa tre ore prima due poliziotti corrotti ai suoi ordini avevano prelevato la moglie di Tata dalla sua residenza, con la richiesta formale di identificare i cadaveri trovati all’interno degli innumerevoli negozi coinvolti nell’esplosione, tutti a nome di quest’ultima. Ovviamente in obitorio non arrivò mai, perché venne scortata dall’uomo che poco prima le aveva fatte rapire. In questo momento si trovava nel bagno svenuta e imbavagliata insieme all’artista emergente a cui era stato preso in prestito il loft, al quale Limon aveva tagliato la gola stufo di sentirlo piagnucolare senza sosta. Era solo questione di tempo prima che Tata mandasse qualcuno a proporre una trattativa. 

Uno degli uomini di guardia intorno al palazzo chiamò Limon al cellulare, comunicandogli la tanto attesa notizia:

– Ce l’abbiamo.

Limon riagganciò e uscì di sotto. Pochi minuti dopo bussò alla porta ed Ezikiel trasecolò dopo aver posato l’occhio sullo spioncino della porta, notando che il suo vice non aveva con sé un tirapiedi qualunque, bensì Tata in persona. Aprì e Limon spintonò il prigioniero all’interno dell’appartamento, indicandogli una sedia in mogano dove sedersi; Ezikiel si posizionò davanti a lui, in piedi, mostrandogli le occhiate più intimidatorie del suo repertorio.

– Ciao Andrés, finalmente ho l’opportunità di fare due chiacchiere con te.

– Dónde está mi familia?

– Qui non siamo in Messico, dovrai parlare un’altra lingua per poter comunicare.

– Cosa vuoi da me?

Ora Ezikiel domandò sorpreso a Limon dove lo avessero trovato, ma quest’ultimo gli rispose che era venuto lui da loro, senza scorta, chiedendo di incontrare quello che li comandava.

– Beh eccomi qui Andrés, ti aspettavi fossi io a stanarti in questo cesso di città?

– Non so neanche chi sei puto.

Ezikiel cercò di non mostrare risentimento nell’udire quelle parole e gli agguantò i lunghi capelli bianchi strattonandolo con forza, riducendo al minimo la distanza tra loro, poi gli sussurrò nell’orecchio:

– Fai uno sforzo cabron, sei conosciuto per essere un tipo intelligente.

Tata gonfiò il collo come un tacchino e irrigidì il corpo, colmo di livore nei confronti dell’uomo feroce che tentava di sottometterlo.

– Tu sei il pazzo di Juarez a cui piace usare il tritolo.

– Mi definirei come quello che a breve ti sventrerà come un vitello, ma se preferisci…

Disse Ezikiel piantandogli un pugno in pieno volto facendolo stramazzare a terra insieme alla sedia.

– Ti credevo più intelligente Andrés, potevi proporre uno scambio… Invece ora non solo ucciderò te ma anche tua moglie. Pensaci Limon, diventeremo famosi in tutta l’America per aver fatto fuori questo culero!

– Ti ricorderanno come uno dei tanti che ha perso contro il migliore, maricon!

Esclamò Andrés sputando sangue sul pavimento. Limon lo stordì con un calcio nel ventre, ma con grande sorpresa il vecchio narcos in pensione reagì con una grassa risata.

– Ridi ora che puoi, quello che ti farò tra poco ti regalerà tutt’altre emozioni.

Ringhiò Ezikiel guardando in tralice Limon, quasi in cerca di una spiegazione riguardo lo strano comportamento di quel vecchio. Seguì un assordante silenzio che dopo qualche istante ruppe proprio Andrés, ancora a terra.

– Sai per cosa diventerai famoso pendejo? Per esserti fatto ammazzare come un idiota da un uomo senza più potere, lontano da casa. Perché credi non mi sia nascosto insieme alla mia famiglia? Non ti è sembrato tutto troppo semplice?!

Ezikiel si scrollò di dosso quella minaccia con un ghigno algido, convinto ormai che quel criminale stagionato fosse pervaso dal delirio. Ma Andrés continuò a parlare:

– Da come hai ridotto quel palazzo ho intuito qual è la tua passione più grande, così ho pensato di farti un regalo… Nel garage sotto di noi, con l’aiuto di qualche buon amico, ho parcheggiato due furgoni con dentro tanto esplosivo da far crollare l’intera città.

– Sta bleffando…

Borbottò Limon con gli occhi puntati sul suo capo in cerca di conferme.

Tata si rialzò lentamente e a fatica, poi tirò fuori dalla tasca dei pantaloni un detonatore a distanza mostrandolo ai suoi due rapitori mentre parlava in spagnolo tra sé, ringraziando il signore per la lunga vita che gli aveva regalato; Ezikiel e Limon fuggirono in preda al terrore verso la porta d’ingresso, pur sapendo che ormai era troppo tardi.

Stormi di uccelli in volo formavano figure astratte nel cielo mentre si allontanavano intimoriti dall’alta struttura che rapidamente si sgretolava, producendo suoni così intensi e apocalittici che potrebbero essere descritti con una sola parola onomatopeica: “boom”.

Serie: A MEXICAN TALE


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Tensione altissima mantenuta egregiamente in entrambi gli episodi. Un mondo crudo, folle, dove il cervello rettiliano detta legge. Una storia per certi versi atipica, in quanto il protagonista non ha una vera e propria ragione per uccidere la sua vittima: a Tata non rimane che la fama, lustro che Ezikiel vuole strappargli per accrescere la sua. Il finale mi ha piacevolmente sorpreso, ribaltando ogni aspettativa.

    1. Grazie Micol, commenti di questo genere da parte tua mi gratificano molto, soprattutto riguardo alla tensione cronica su cui puntavo. Si sarebbe dovuto lavorare di più sull’aspetto motivazionale che spinge il protagonista a eliminare il suo rivale, hai ragione! Sono contento ti sia piaciuto l’epilogo, mi fa piacere 🙂

    2. In realtà nel profilo psicologico che hai dato ad Ezikiel questa ossessione trova spiegazione e posto. Nella vita non si può ricondurre tutto alla ragione, soprattutto nei comportamenti borderline