Famiglia

Serie: Il Branco Seconda Stagione

‹‹Lascio a te ogni decisione.››

Patrick accettò quella responsabilità: era l’umano con più esperienza, aveva imparato a decifrare gli schemi mentali dei suoi simili in anni di duro addestramento. Non li chiamava “maiali”, non ancora, ma sapeva che quell’epiteto si adattava loro come una seconda pelle: divoravano, metaforicamente o meno, tutto ciò che incontravano senza distinzione. Ad alcuni non servivano “spillini” per far emergere la loro vera natura.

Chiuse gli occhi pochi istanti, cercando di controllare la rabbia. Gli uomini che avevano attaccato il Villaggio Numero Cinque non avevano avuto il privilegio di scegliere. Quando li riaprì cercò lo sguardo di Kato, incerto su come avrebbe accolto la sua decisione.

‹‹Recuperiamo gli umani in pericolo. Joy rimane qui con Katy e Randy.››

Il Daemon si limitò ad annuire. ‹‹I branchi si terranno lontani. Comunica al bambino che, nel caso i maiali decidessero di attaccare l’hotel, è autorizzato a cibarsi di loro senza imbarazzo. Deve essere stanco di nutrirsi di carogne.››

Patrick si limitò a piegare le labbra in una linea serrata. Sebbene la filosofia di vita di Kato lo affascinasse la sua cruda sincerità era fonte continua di riflessione e, a volte, disagio.

Il Daemon aveva accettato Joy nella sua completezza, “bestia” compresa. Cosa che Patrick non era riuscito a fare: evitava con cura di dare consistenza a quella verità. Joy era solito allontanarsi una volta tramontato il sole, muovendosi al chiaro di luna come un predatore notturno. Si era assunto il compito di monitorare i movimenti dei gruppi ostili che si erano stabiliti nei pressi dell’hotel. La luna era l’unica a conoscere i suoi passi, l’unica ad assistere ai suoi pasti.

Patrick volse lo sguardo sui ragazzi Daemon ritrovando il sorriso. Erano chiaramente entusiasti al pensiero di partecipare al raid.

‹‹Qual è la situazione?››

Kind precedette l’amico, ansioso di dimostrarsi utile. ‹‹Gli umani si sono rifugiati in un magazzino di metallo, a dieci miglia a sud del Ritz.››

A Joy era stato posto un limite di cinque miglia, margine sufficiente per permettere al gruppo di adottare contromisure in caso di necessità. Non possedeva un olfatto tanto fine da competere con quello dei Daemon, che la presenza degli umani non belligeranti gli fosse sfuggita non era da imputare a una disattenzione.

‹‹Sono stati circondati dai cannibali?››

‹‹I bastardi…›› Arak non riuscì a terminare la frase, fulminato dallo sguardo del Capobranco. ‹‹Uh… volevo dire, i maiali. I maiali hanno circondato il luogo e sembrano voler appiccare un incendio per stanarli. Hanno con sé delle taniche di benzina. Il magazzino sembra solido, ha una grande porta scorrevole che ricopre tutta la parete.››

‹‹Come conoscete il contenuto delle taniche?››

‹‹Li abbiamo visti prendere la benzina di fronte all’edificio, a uno di quelli che chiami distributori. Uno di loro ha infilato dentro dei “soldi” e riempito i contenitori.››

Patrick colse il lato comico della situazione. ‹‹Un cannibale educato. Dunque, se non ho compreso male gli umani si sono rifugiati all’interno di un’officina poco distante da un distributore di carburante.››

‹‹Un nascondiglio stupido.›› Kind aggrottò le sopracciglia, esprimendo perplessità.

Il soldato scosse il capo impercettibilmente. ‹‹Chi ha scelto di rifugiarsi nel magazzino potrebbe averlo fatto per delle ragioni che non conosciamo.›› Si alzò, volgendo uno sguardo d’intesa al Capobranco. ‹‹Non abbiamo bisogno di equipaggiamento, le armi basteranno. Avverto Joy.››

Si allontanò lasciando a Kato il compito di prendere le lance. Patrick aveva lavorato a lungo su alcuni giavellotti recuperati in un negozio di attrezzature sportive, appesantendoli senza inficiarne la maneggiabilità. Aveva scelto per i ragazzi umani un paio di mazze da baseball ben sapendo che non sarebbero state di molta utilità in caso di scontro aperto: era stata sua intenzione offrire a Katy e Randy un’illusoria sicurezza. Stringendole al petto sentivano di avere una chance in quel mondo malato. Joy non avrebbe permesso a nessuno di avvicinarsi all’hotel, Patrick non vedeva alcun male nel lasciare ai giovani quella che sapeva essere solo una coperta di Linus.

Nel fare ritorno al gruppo armato osservò il Capobranco redarguire Arak con severità. Il modo forbito con cui si esprimeva il Daemon, Kato avrebbe usato proprio quel termine, non mancava di lasciarlo senza parole: sembrava aver ingoiato l’Oxford English Dictionary. Sapeva che Kato era uno degli ultimi esemplari nati in laboratorio e, una volta ancora, si stupì dello stupido sadismo dei ricercatori. Avevano lavorato al codice genetico dei Daemon con accanita cattiveria, donando alle creature un aspetto spaventoso. Al contempo, avevano instillato in loro l’amore per la parola. Un freak destinato alla scissione continua, aspetto e animo.

Patrick comprendeva l’esigenza di Kato, il suo desiderio di ordine nel disordine. Il Daemon aveva preso distanza dal preconcetto che lo voleva un gorilla parlante e reclamato lo status di individuo pensante. Un leader. Il loro.

Quando li raggiunse, Arak si allontanò chiaramente imbarazzato e Patrick posò una mano sul braccio di Kato imprimendo una leggera stretta.

‹‹Un’imprecazione non toglie nulla al suo essere un bravo ragazzo. Grazie a Randy Arak sta scoprendo una nuova parte di sé: inizia a essere un bambino per come lo concepiamo noi umani. Sta evolvendo: è emotivo. Voi Daemon classificate “bambini” gli individui che non hanno raggiunto l’età adulta, attendete da loro uguale comportamento senza discriminare l’età. Arak ha tredici anni, ti assicuro che gli adolescenti umani sono un vero disastro. Ha il diritto di sbagliare, uscire dalla visione che gli adulti hanno di lui. Ha il diritto di imprecare, se ne sente il bisogno.››

Le labbra di Kato presero una piega meno severa e il suo sguardo indirizzò quello di Patrick verso l’ingresso: i ragazzi Daemon li attendevano lì, lanciando loro occhiate colme di impazienza.

‹‹Meglio affrettarsi, i maiali avranno già apparecchiato la tavola.››

Per la prima volta quel termine, “maiali”, scivolò dalle labbra di Patrick con naturalezza dando spazio alla riflessione. L’Inferno aveva mutato radicalmente gli equilibri preesistenti, strappato ogni appartenenza di razza per formare individui pronti a scegliersi per affinità elettiva e forgiare un nuovo concetto di famiglia. Il branco.

Strinse il fedele tomahawk, che aveva recuperato dopo aver dato disposizioni a Joy, e seguì Kato. Una volta all’esterno il Capobranco saggiò l’aria, alzando una mano per frenare le proteste dei più giovani. Pur conoscendo la posizione della loro meta, i ragazzi si ritirarono in buon ordine. Al segnale di Kato si accodarono in silenzio, sapendo di poter contare sul suo fiuto. 


Serie: Il Branco Seconda Stagione
  • Episodio 1: Nessuna pietà per i meschini
  • Episodio 2: Assoluzione
  • Episodio 3: Famiglia
  • Episodio 4: La Banca
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    Commenti

      1. Micol Fusca Post author

        Temo dovrai aspettare qualche altro episodio, ma dopo arriva. Hanno lasciato il “bambino bestia” a casa.

    1. Antonino Trovato

      Ciao Micol, credo che in questo episodio traspaia il tuo stesso concetto di “famiglia” nel senso più ampio del termine, dove non conta solo il sangue, ma anche altri tipi di affinità, in cui famiglia può essere anche un gruppo di amici che condividono valori ed esperienze, quasi come in questo caso. Ma dai altri spunti di riflessione: a cominciare dal modo in cui noi adulti ci confrontiamo con gli adolescenti, riflessa in questo caso nei Daemon, o anche il modo con cui l’uomo, nonostante la sua infima cattiveria, mantenga la propria umana essenza nella trasmissione culturale, e mi riferisco alla creazione dei Daemon. Mi mancavano i tuoi racconti, è sempre un piacere leggerti😁!

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Tonino, grazie per essere qui a leggermi e salvarmi dal refuso selvaggio! 😀 In questo episodio volevo spiegare le dinamiche del gruppo, sottolineando la complementarietà dei componenti. Kato è un leader, non un dittatore, delega ad altri gli aspetti che gli risultano di non piena comprensione (come l’animo umano). In un certo senso si sono scelti, hanno stretto un legame che va al di là delle parole stereotipate: famiglia, amore. Una bella utopia, almeno qui, nella finzione, è possibile sognare in grande.