
Fantasmi del passato
Serie: Il Prescelto
- Episodio 1: Il Regno
- Episodio 2: Altri stimoli
- Episodio 3: Un arduo addestramento
- Episodio 4: L’inizio del torneo
- Episodio 5: Nel vivo del torneo
- Episodio 6: Il potere nascosto
- Episodio 7: La fine del torneo
- Episodio 8: Un nuovo inizio
- Episodio 9: L’imminente arrivo del male
- Episodio 10: L’inizio del sentiero
- Episodio 1: Incontri avvincenti
- Episodio 2: Scontro tra amici
- Episodio 3: Un ricordo triste
- Episodio 4: Una conclusione inaspettata
- Episodio 5: Alla ricerca della Zahra
- Episodio 6: Il Regno di Zaria
- Episodio 7: Un nuovo alleato
- Episodio 8: Il Ritorno
- Episodio 9: Fantasmi del passato
- Episodio 10: Mancanza di energie
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Ventus a terra con una borraccia d’acqua in mano cercava di riprendersi del tutto, tanto che si gettò un po’ d’acqua in volto, ma non diede subito gli effetti sperati, quando tutti si riunirono attorno a lui non si accorse nemmeno della presenza di Zack, fu lui a far ricadere la sua attenzione su se stesso. “Ven, amico mio, come stai?” disse porgendogli la mano. Gli occhi dei due erano lucidi, Ventus afferró la sua mano e si resse in piedi. “Bene ora” e i due si abbracciarono. “Dai voi due… finirete per salutarvi meglio più tardi, ora dobbiamo uscire da qui e proseguire il nostro percorso” disse Oliver, interrompendo quel momento con un aumento di voce sgradevole. Nel mentre che il gruppo illuminato dalla luce si accingeva ad uscire da quel regno, dall’altra parte della medaglia, attorniato dalle ombre, vi era Heres che assaporava ogni secondo di quei giorni che lo avrebbero portato ad ereditare il trono. Ormai quel momento era vicinissimo, il giorno successivo, di piena mattina, sarebbe stato eletto re del regno di Skrull. Il popolo continuava ad essere ostile a quella scelta del re, ma fu costretto a non manifestare nessuna opposizione, perché era controllato dal corpo di Germanderia che il re creò. Furono obbligati ad attuare un trattamento di riguardo nei confronti di Heres, mai era accaduto che il popolo fosse così irritato da un suo principe. Mentre aspettava il suo momento fu accolto dal padre in una delle immense stanze del castello, adornata da quadri e mobili preziosi, con uno stile barocco. Passò quei giorni da solo, rinchiuso lì per suo volere, non voleva incontrare il padre, era già nauseato per aver recitato una prima volta in sua presenza, lo avrebbe fatto una seconda volta solo al momento dell’incoronazione, non aveva affatto intenzione di incrociarlo. Non parlava con nessuno, nemmeno con i suoi servitori, se non per impartirgli ordini con aggressività, e non voleva neanche avere rapporti con la popolazione. Era consapevole di non essere ben visto dal popolo, e che tutti adottarono un comportamento di rispetto nei suoi confronti solo per accontentare il padre, per questo provava disdegno per tutti gli abitanti del regno. Il padre era elettrizzato dal pensiero che da lì a poco avrebbe realizzato il sogno di sua moglie, che avrebbe attuato la sua definitiva redenzione nei confronti di suo figlio. Non riusciva a riposarsi un istante, camminava su e giù per l’intero castello, tanto che fu visto con occhio vigile dai sudditi, che stavano iniziando a pensare che avesse perso la ragione, erano tutti preoccupati, e di nascosto non facevano altro che discutere a proposito di quella situazione critica che si era creata nel regno che suscitava tanti dissapori. Il tempo passava inesorabilmente per il popolo e i cavalieri del regno, mentre d’altra parte, per Heres e il re era come se si fosse congelato, come se la loro vita in quel preciso momento si fosse interrotta, anzi addirittura era come se il tempo si riavvolgesse, tutti i loro ricordi passati riaffioravano, si erano immersi in una macchina del tempo che permetteva di rivivere eventi passati, e ciò contribuì a suscitare una certa malinconia ad entrambi, desideravano dimenticare e andare avanti. Heres, per quanto volesse dimostrare all’esterno, e volesse far credere anche all’interno, di essere un ragazzo forte senza né emozioni né scrupoli, in quell’istante era costretto ad affacciarsi con i suoi reali sentimenti, non si smosse, ma una lacrima dal suo viso scese, mentre con un pugno provocò un buco sulla parete a sinistra della sua camera reale. Il frastuono provocato si sentì in tutto il castello, tanto da scatenare un piccolo terremoto, ma da come ordinato dal principe nessuno doveva osare avvicinarsi alla sua stanza. Il re preoccupato andò a controllare, non entrò, ma cercò di origliare dietro la porta che lo divideva dal figlio, e il suono di quella tristezza che quel figlio da lui abbandonato stava manifestando in quel momento rimbombava nella sua testa, ed era assordante, lo sentiva inesorabile. Si gettò a terra in ginocchio, con le mani sul viso e rivolto al muro. Sapeva che nonostante tutto niente avrebbe cancellato quel grave errore da lui commesso, nulla avrebbe riportato più quegli anni in cui il figlio è cresciuto senza un padre, nessuno avrebbe potuto. Era convinto che con quel suo gesto eseguito nei suoi confronti in quei giorni avesse trovato la redenzione, ma non fu così, anzi non faceva altro che peggiorare la situazione e il suo stato d’animo, ma soprattutto a devastare la sua coscienza. Si rese consapevole in quel momento che quel suono lo avrebbe tormentato per tutto il resto della sua vita, non lo avrebbe mai abbandonato. Poteva cercare di rimediare al suo errore quanto voleva, ma la verità è che non si sarebbe mai perdonato, e lui in fondo lo ha sempre saputo. All’improvviso si alzò e si ricompose asciugandosi velocemente le lacrime, e si diresse verso la sua camera reale sfoggiando un espressione seria, poiché non poteva farsi vedere da nessuno del regno in quello stato, ciò avrebbe compromesso la sua reputazione. Invece, Heres continuava dalla sua camera ad emettere dei suoni appena percettibili che trasmettevano un misto di tristezza, gioia e perfidia. I due vissero prima del fatidico momento, un giorno molto ambiguo, immersi nelle falde e torbide acque del passato, che per alcuni può risultare piacevole, ma per altri potrebbe significare soccombere in un abisso senza fine, senza mai riuscire a tornare a galla, influenzandone il resto dell’esistenza. Quella giornata sprofondarono in quei pensieri che li affogavano, appartandosi entrambi nelle loro stanze in trepidante attesa per la mattina del giorno successivo, sperando e cercando di convincersi con quell’evento, di riuscire a lasciarsi tutto alle spalle, mentendo a loro stessi. Mentre i reali consumavano la notte assorti nel loro passato, c’era chi la passava cercando di evadere da un luogo funesto. “Credo di aver trovato un’uscita!” gridò Zack, così gli altri si avvicinarono, compreso Hexus che nelle condizioni in cui si ritrovava era portato in spalla da Zeratrus “Quanto pesa quest’ idiota”. “Ma qui non c’è nulla ci hai preso in giro ragazzo” disse Oliver. “Non direi” Zack diede un colpetto al muro di rocce che ricopriva una parte di quella parete rotonda che li circondava, senza lasciar pensare che ci potesse essere un minimo spazio per la fuga. Con quel colpo fece volare una piccola roccia dalla parte opposta e creò un piccolissimo spiraglio di luce. “Capite? è una zona fragile, possiamo distruggere questo muro, e poi sperare di ritrovare la giusta via”. “Non male per un principiante allora allontanatevi ci penso io” Oliver avanzò e con tutto il suo peso e la sua furia sferrò un pugno abbattendo quel muro, ma non solo, infatti cominciarono a cadere dei detriti di roccia sopra di loro, tutto fece pensare che da un momento all’altro quel luogo sarebbe crollato. “Avanti questa è la nostra unica possibilità, dobbiamo correre, non c’è altra via” consigliò Ventus con voce tremolante. “Bravo Oliver sei sempre il solito, potevi cercare di controllarti!” disse Zeratrus mentre correva. “Stai zitto e pensa a correre, che per merito mio si è liberato un passaggio”. “Non per merito tuo, anche io avrei potuto aprire questo varco, ma magari dosando meglio la mia potenza e non mettendo a repentaglio la nostra incolumità!”. “Ma smettila, non ce l’avresti mai fatta, sei troppo debole rispetto a me”. “Pensate a correre e piantatela per favore!” esortò Ventus. Più il gruppo procedeva e più aveva la sensazione di non uscire, quel percorso sembrava infinito, ma si intravedeva uno squarcio di luce in fondo al cammino, che era l’equivalente di un minuscolo puntino. Chiunque gridò parole motivanti agli altri membri, per farli accelerare il passo, quelle voci risuonavano nella loro mente, incominciò a sentirsi l’eco in quella sorta di tunnel di una grotta, molto stretto, viscido e umido, sempre considerando che si trattasse realmente di un tale luogo. Il più veloce era Ventus, ma era come se il suo passo non fosse naturale, come se avesse la velocità come dote sovrannaturale, ma che quest’ultima fosse ancora un po’ acerba, ma quando correva il fruscio del vento si sentiva particolarmente. Li seminò in un batter d’occhio, ciò gli suscitò enorme stupore. “Ma com’è possibile che un essere umano sia così veloce?” disse Zeratrus con espressione sbalordita. “Io non sarei tanto convinto che sia umano…” disse Oliver mormorando. Continuavano a correre, mentre tutto dietro a loro stava precipitando, in modo particolare Zeratrus aveva i detriti alle calcagna, poiché limitato nella corsa a causa del peso che portava alle sue spalle rappresentato da Hexus, sarebbe stato disposto a morire pur di non abbandonarlo. Poco più avanti vi era Oliver, oggettivamente il più lento del gruppo, ciò era provocato dal suo peso corporeo decisamente sopra la media. Nonostante Zack fosse un fulmine, ai suoi occhi Ventus appariva in lontananza quasi come una persona in miniatura. “Strano… eppure al torneo io ero molto più veloce, non credevo neanche che fosse capace di tenermi testa” commentó.
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- Episodio 1: Incontri avvincenti
- Episodio 2: Scontro tra amici
- Episodio 3: Un ricordo triste
- Episodio 4: Una conclusione inaspettata
- Episodio 5: Alla ricerca della Zahra
- Episodio 6: Il Regno di Zaria
- Episodio 7: Un nuovo alleato
- Episodio 8: Il Ritorno
- Episodio 9: Fantasmi del passato
- Episodio 10: Mancanza di energie
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