Faustino e i cantarini
La cicala e la formica (Esopo)
In un luogo molto vicino, c’è un paese piccino piccino.
Il sole alto splende forte, non ci sono serrature alle porte.
Tutti sono allegri e aitanti, sono dei provetti cantanti.
Tutto il dì una sola preoccupazione, cantare bene ogni canzone.
Faustino e la sua famiglia sono l’eccezione, loro non cantano alcuna canzone.
Tutti i giorni sudano in quell’inferno, raccolgono legna e provviste per l’inverno.
«Sei proprio uno stupido Faustino, c’è sempre il sole caldo sul nostro paesino» lo deridevano gli abitanti.
Lui imperterrito lavorava e gli rispondeva «Voi fate ciò che credete, molto presto ve ne accorgete».
L’inverno arrivò freddo e prepotente, ogni abitante soffrì impotente.
Fame e freddo decimarono la popolazione, ormai il paesino era invaso dalla disperazione.
Qualcuno propose debolmente «Forse Faustino ci potrà aiutare concretamente».
E così gli ultimi abitanti morenti, alla casa di Faustino si recarono sofferenti.
Alla porta chiusa bussarono debolmente «Apri Faustino, del tuo aiuto abbiam bisogno urgentemente».
Solo la testolina scocciata sbucò da una finestra, «Cosa volete a quest’ora? Mi si raffredda la minestra!»
«Faustino, Faustino! Di freddo e fame stiamo soffrendo, aiutaci, ti prego. Stiamo morendo.»
Duro in faccia li guardò deciso, senza rimorsi gli chiese preciso «Cosa facevate voi mentre io e la mia famiglia faticavamo?»
Gli abitanti smagriti e deperiti risposero un po’ smarriti, «Quello che ci piace fare, le canzoni cantavamo».
Con un ghigno birichino, replicò malandrino «cantavate le canzoni, adesso fate volare gli aquiloni!»
Con un tonfo forte chiuse la finestra, di corsa, Faustino tornò dalla sua calda minestra.
Con rammarico e rimpianto, gli abitanti iniziarono il loro pianto.
*
Caro lettore, spero di averti allietato, una fiaba classica ho reinterpretato.
“La cicala e la formica” del maestro Esopo, rievocarne la morale era il mio scopo.
Non è presunzione né arroganza, sentivo il bisogno di ricordarne l’importanza.
Il futuro è imprevedibile per definizione, ma molti segnali ignoriamo con ostinazione.
Il rispetto per il prossimo e per la natura, forse ci salverà dalla sventura.
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Divertente e amara insieme: il tono filastroccoso ti porta leggero, poi la chiusura ti molla addosso il peso della morale senza sconti. Faustino non è simpatico, ma è coerente, e questo rende il finale più disturbante che edificante. Funziona proprio perché non consola.
Ciao Lino,
Ci tenevo a lasciare intatta la morale della fiaba originale.
Grazie per aver letto e commentato il mio racconto.
Alla prossima
Ciao Pasquale! Apprezzato molto la sperimentazione. Il tuo racconto è scorrevole e sembra quasi uscire dalla bocca di un menestrello, grazie al tono che gli hai saputo dare👏🏻
grazie Nicolas
è stato uno spasso trovare le rime anche se, ti assicuro, non è sempre così immediato trovare quelle giuste.
Una piacevole lettura, fin dalle prime righe. Una bella rivisitazione della famosa favola, forse mai stata più attuale visti i tempi duri che corrono un po’ per tutti.
Saremo stati capaci di comportarci come Faustino? Presto verrà tirata una riga e allora, chissà…
Ciao Cristana
Mi fa piacere sapere che ti sia piaciuto il racconto. È stato un esperimento e mi sono divertito. Forse ci riproverò ancora una volta. Tornando a Faustino, che dire… personalmente, il genere umano mi delude quotidianamente ma per fortuna ogni cento, forse mille, egoisti ed egocentrici personaggi ce ne uno/a che con un piccolo gesto altruista riesce a mantenere viva la fiammella dell’umanità. Ci voglio credere.
Ciao
Già…
Siamo tutti procrastinatori seriali 🙂
Risolviamo il problema solo quando non c’è via di scampo.
…speriamo bene.
Ciao e grazie.
Purtroppo il pentimento dura solo per il tempo della paura, e terminata essa, si torna rapidamente alle vecchie ed insane abitudini