
Finale
Serie: Exasperation
- Episodio 1: Il giorno della vergogna
- Episodio 2: American Gun shop
- Episodio 3: Un lavoro da svolgere
- Episodio 4: Al lavoro – Jessie e Mary
- Episodio 5: Al lavoro – Kevin Porter
- Episodio 6: Finale?
- Episodio 7: Finale
STAGIONE 1
James non tornò a casa. Camminando aveva realizzato di non avere particolare interesse per la vendetta nei confronti di suo padre o dei suoi amici. Il bisogno di sangue era stato soddisfatto, forse anche troppo, tanto che l’orribile violenza della sera precedente appariva come un ricordo lontano, nella mente abbagliata dallo shock.
Vagava senza una meta, in attesa della sua cattura e godendo della brezza serale e della temperatura più bassa. Per placare la sete, si era fermato di nuovo al parco, dove c’era una fontanella di acqua fresca. Non vide nessuno tra le ombre degli alberi. Non vide nemmeno gli avvoltoi nel cielo ambrato.
Lo spiazzo dove si era consumato il suo primo omicidio era celato dai cespugli e dalle ombre. James, prima di abbeverarsi dal rivolo limpido e sottile, osservò in quella direzione come se stesse ammirando un quadro, uno di quei dipinti ritraenti figure o paesaggi comuni, ma per qualche motivo capaci di incutere nell’osservatore un terrore intimo e disagiante. Si potrebbe spiegare l’insorgere irrazionale di questa emozione con la tendenziale paura umana verso l’ignoto: il buio non spaventa forse proprio perché non possiamo vederci attraverso? Perché siamo incapaci di stabilire se nel salotto buio vi sia un malvivente nascosto o semplicemente il gatto che dorme?
James, però, sapeva esattamente cosa si nascondeva dietro ai rovi. Avrebbe voluto avvicinarsi, farsi strada tra i rami, per poi scoprire che non c’era nulla, che le ragazze erano già tornate a casa con le loro famiglie. La tentazione di andare, per rendersi conto che era stato tutto un sogno, era alta.
Invece rimase alla fontanella, perché nonostante tutto sapeva che dietro ai rovi avrebbe trovato null’altro che due cadaveri alle prime fasi di decomposizione, un banchetto per mosche e vermiciattoli. Si limitò quindi a guardare la radura a distanza di sicurezza, come il pescatore che tiene d’occhio un alligatore dormiente.
Bevve e riprese a camminare, quando al suono dei suoi passi sul cemento si unì quello di un passo leggero e frenetico, proveniente da dietro. Quando un cagnolino lo raggiunse, James si fermò.
“E tu chi sei?” chiese accovacciandosi. Il cucciolo, il quale scodinzolava con frenesia, spiccò un balzo verso il ragazzo saltandogli tra le braccia e leccandolo, tutto tremante. A giudicare dallo stato del pelo, era un randagio.
Dopo che ebbe smesso di tremare, James lo posò sul marciapiede, e il cucciolo si sedette sulle zampe posteriori fissandolo con gli occhioni marroni, nel consueto sguardo sincero che solo un cane può sostenere.
“Dov’è la tua mamma?”
Il cucciolo inclinò la testa e James lo accarezzò arruffando il pelo grigio. “Sei proprio un cagnolino intelligente” disse. “Non c’è più la tua mamma, vero? Ti capisco” disse, poi quasi cadde all’indietro quando il cane gli saltò di nuovo tra le braccia, leccandolo e annusandolo.
“Sono io la tua nuova mamma. E tu sei qui per me. È questo che vuoi dirmi?” disse, e lo abbracciò, mentre una lacrima dopo l’altra pioveva sul manto del cagnetto, bagnandolo. Il cucciolo non disse nulla; e cosa avrebbe potuto dire?
Il sole si era ormai ridotto a uno spicchio, e sbucava dall’orizzonte sempre più rosso, sempre più piccolo. I bagliori blu e rossi iniziarono a illuminare a intermittenza gli alberi, la strada e le case, mentre volti cupi facevano capolino dalle finestre. Qualcuno spiava attraverso gli spiragli delle tende chiuse. Qualche genitore allarmato impose ai figli che giocavano a baseball in cortile di rientrare in casa.
James rimase accovacciato stringendo il cucciolo, pensando che era solo e abbandonato, proprio come lui. Gli venne in mente che avrebbe potuto dargli un nome, prima di salutarlo per sempre, quindi lo sollevò con le braccia e scrutò la parte bassa della pancia rosa, proprio sotto il codino. Era una femmina.
“Ti chiamerò Nathalie” disse, e la cagnetta scodinzolò, divincolandosi per la voglia di tornare tra le sue braccia.
“Come la mia mamma.”
Serie: Exasperation
- Episodio 1: Il giorno della vergogna
- Episodio 2: American Gun shop
- Episodio 3: Un lavoro da svolgere
- Episodio 4: Al lavoro – Jessie e Mary
- Episodio 5: Al lavoro – Kevin Porter
- Episodio 6: Finale?
- Episodio 7: Finale
Bravissimo Nicola perché hai saputo umanizzare il tuo personaggio a tal punto che il lettore desidera capirlo e arrivare a conoscerlo piuttosto che limitarsi a condannarlo. Hai avuto per lui uno sguardo benevolo dall’inizio alla fine e l’impressione mia come lettrice è che tu abbia lasciato a James molto spazio di azione come se ti fossi messo a lato a osservarlo per raccontarne la storia. Questo espediente, a mio avviso, la rende molto vera. Commovente il finale e soprattutto, ciò che non ci si aspetta. Spendo una parola anche per lo stile che ho visto migliorare e farsi sempre più ordinato nel susseguirsi degli episodi. Mi è molto piaciuta la metafora dell’alligatore. Complimenti per questa bella storia che hai condiviso.
Sono veramente felice di leggere queste tue parole. Alla fine a quanto pare sono riuscito nel mio intento di creare un personaggio che fosse, come hai detto, carnefice ma anche vittima.
Per il finale, ho pensato che un ulteriore omicidio avrebbe avuto innanzitutto un effetto blando (dal momento che altre scene due simili erano già presenti) e in secondo luogo, meno originale.
L’arresto di James invece rafforza il suo sentimento di essere arrivato al capolinea, e per caso mi è venuta l’idea di farlo accadere nel momento in cui James incontra la cagnolina, e credo che anche questo aiuti il lettore a sentire la sofferenza del ragazzo (credo che le scene con gli animali abbiano molto potenziale per commuovere).
Per quanto riguarda il modo di scrivere, in effetti non ho saputo come sarebbe finito il racconto fino a quando non ho battuto l’ultima parola; come dici tu, mi sono messo a “osservare” il personaggio, cosa che in realtà faccio spesso.
Ben fatto, Nicola. Un dramma psicologico che scorre veloce e fluido in tutti gli episodi. Mi ha sorpreso il finale, pensavo che il padre non avesse scampo. D’altra parte ne hai anche spiegato il motivo.
Mi fa davvero piacere che ti sia piaciuto il racconto. In effetti, ho ritenuto che un eventuale omicidio del padre potesse risultare come una ripetizione. Inoltre, il fatto di averlo risparmiato credo che abbia contribuito a sottolineare il fatto che gli omicidi fossero frutto di un’esplosione, a sua volta derivante da un crollo psicologico, e non di una vendetta pianificata e razionale. Le conseguenze alla fine hanno prevalso, annientando ogni iniziativa di James.
Ho seguito con interesse tutto lo sviluppo della storia e ci tengo a congratularmi molto, perché per me é un piccolo capolavoro. Le emozioni che hai espresso sono vivibili e empatizzanti e il modo in cui racconti e psicoanalizzi il personaggio é molto piacevole.
Veramente ancora complimenti anche per il finale che é riuscito, a parer mio, a strappare una lacrima.
Ancora complimenti continua così 🙂
Grazie per aver apprezzato la mia storia <3