Finite incantatem

Serie: Ombre e sussurri dal passato


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Un ristorante, una cena apparentemente tranquilla

Lei posò il coltello e la forchetta, le sue mani tremavano leggermente.

«Ascoltami, Nico, devo dirti una cosa», sussurrò alzando lo sguardo. Si sistemò i capelli, che brillavano alla luce soffusa del ristorante, e adagiò sul tavolo le posate. «Ora non fraintendermi tu. Ti voglio molto bene, quello che abbiamo è bellissimo. Mi hai riportata alla vita, vita che io ho già vissuto. Anche se il destino è stato crudele con noi,» gli occhi di Laura luccicavano. «Dobbiamo andare avanti, nella stessa direzione, ma su strade diverse.» Con una lacrima invisibile che solcava il viso, lei cercò la mano dello scrittore, la strinse, trovando in lui il calore che sperava.

Nico rimase a guardarla negli occhi, forse cercando qualcosa che non riusciva a trovare. Schiarì la voce, ma le parole non arrivarono. Prese il calice di vino rosso, fissando il liquido ondeggiare nel cristallo, come se potesse rivelargli una risposta. Ma non c’era risposta che non fosse Elena. 
«Perché?» domandò infine, con un filo di voce.

Laura strinse la mano di Nico, la sua presa tremante ma sincera.

«Tesoro…» cominciò, il tono rotto da un singhiozzo. «Tutto questo, noi… è stato meraviglioso. Ma non siamo due ragazzini. Io ho cinquant’anni, un figlio, ho perso qualcuno. Mi sono costruita una vita, e va bene così. Ora… tu devi andare avanti. Senza di me.»

«Anche io ho un passato!» Nico scosse la testa, la mascella contratta. «Anche io ho perso qualcuno!»

«E lo abbiamo affrontato, ora siamo qui, Nico.»

Lui si passò una mano tra i capelli, come a cercare di smorzare una tempesta dentro di sé. «Se vuoi questo, va bene.» La sua voce uscì tagliente, impregnata di gelo capace di inghiottire qualunque emozione.

«Nico, guardami!» Laura lo esortò, dolce ma ferma. «Tu hai bisogno di andare avanti, di ritrovarti. Quella donna… l’hai vista una volta, ci hai parlato mezz’ora, eppure da allora non sei più lo stesso. Va’ da lei, Nico. Vai a cercarla, fai qualcosa, fallo per te.»

«Lei ha una figlia! E forse un cazzo di marito!» Nico batté il pugno sul tavolo zittendo il brusio delle persone nel ristorante.

Laura sussultò, paura e occhi spalancati. Ribatté d’istinto con un filo di voce morente: «e da quando è un problema?»

Calò un pesante silenzio fatto di sguardi curiosi.

Nico non aveva mai alzato la voce, né usato parole volgari in sua presenza. La magia che l’aveva sempre avvolto si spezzò. E in quell’istante, Laura vide ciò che non aveva mai voluto vedere: negli occhi di Nico c’era un dolore profondo, denso come fango. Un’ombra viva che si nutriva della sua luce.

Nico lasciò una somma generosa sul tavolo, senza contare né attendere il resto. Si alzò con calma, le mani rigide lungo i fianchi. Laura lo seguì, il cuore appesantito, mentre attraversavano la sala sotto gli sguardi discreti e curiosi degli altri clienti.

L’aria fresca li avvolse appena fuori dal ristorante, portando con sé un senso di sollievo e tensione insieme. Nico si fermò sul marciapiede, fissando chissà cosa. Con un respiro profondo, abbassò la testa, mani in tasca e mormorò: «Scusami. Per prima… non dovevo comportarmi… in quella maniera.»

Laura lo fissò. Non era paura, ma un miscuglio di emozioni: dolore, forse, o la consapevolezza improvvisa di quanto quell’uomo, temprato dalla perdita, fosse fragile proprio nella sua forza.

«Non devi scusarti con me,» disse, avvicinandosi. «Sei arrabbiato, lo capisco.»

Nico non rispose subito. Respirava a fatica.

Laura abbassò lo sguardo, poi fece un passo avanti e lo sfiorò con una delicatezza che sembrava volergli ricordare la sua presenza.

«Andiamo in albergo», aggiunse a bassa voce, spezzando il silenzio. «Hai bisogno di calmarti… di un po’ di pace. Solo io e te.»

Le parole di Laura erano dolci, ma nella sua mente l’immagine di Nico che sbatteva il pugno sul tavolo tornava con insistenza, un’eco che la confondeva. Lo guardava ora, cercando di riconoscere quell’uomo premuroso e gentile a cui voleva bene, ma le ombre nei suoi occhi raccontavano di un uomo diverso.

«Laura…» mormorò lui, scuotendo appena la testa.

Lei gli sfiorò il viso con una mano, costringendolo a guardarla. «Ti voglio bene, lo sai. Il tuo cuore è altrove e li che deve stare. Adesso non pensare a lei, né a niente. Un ultima notte. Con me.»

Nico la guardò, combattuto, e alla fine annuì, quasi con riluttanza. In fondo, anche lui sapeva di aver bisogno di quel momento per ritrovare un barlume di equilibrio attraverso il corpo di Laura.

Si sentì per l’ennesima volta come Raziel, gettato nell’Abisso per una trasgressione che non poteva ignorare. La crudele verità di Laura lo colpì con la forza di una condanna inevitabile. Precipitò in un abisso di incertezze, diviso tra la ragione e il cuore, combattuto tra l’accettare la verità e il desiderio di negarla. Come Raziel, si ritrovò trasformato, costretto a confrontarsi con la profondità della sua caduta e l’oscura realtà della sua esistenza nascosta.

L’editrice e lo scrittore si cercavano, trovando conforto nelle braccia l’uno dell’altra. Nico non riusciva a lasciarsi andare, come se avesse bisogno di mantenere un’apparenza di tranquillità, pur sapendo che nulla poteva davvero calmarlo. Credeva che la maturità avesse il potere di semplificare le emozioni, di controllarle. Ma, in fondo, sapeva che Laura aveva ragione. Non avrebbe mai voluto metterla in pericolo, anche se dentro di lui una parte segreta ribolliva. Invece Elena era il riflesso di un passato che non osava nominare, un’ombra che scompariva alla luce, ma che restava sempre lì insieme ai battiti accelerati. Che Laura lo indirizzasse verso l’ombra lo eccitava.

«Nico…»

Scambiarono baci appassionati come adolescenti la fuori, mentre il desiderio tra loro cresceva. Le guance di Laura si tingevano di un rosso intenso, evidenziando l’emozione del momento. Le mani di Niccolò esploravano ogni curva del corpo della donna, incapaci di trattenersi.

«Andiamo.» Disse lei sussurrandolo con malizia di fuoco.

Si avviarono a passo svelto in macchina, con lui che la sosteneva: tacchi alti e qualche bicchiere di troppo.

La strada, i suoni della notte, una corsa verso l’albergo. Le mani sul volante, quelli di lei che scivolavano sotto, gli sguardi che si incrociavano, il desiderio crescente, il fuoco che li consumava. Entrati in camera, l’atmosfera esplose.

Serie: Ombre e sussurri dal passato


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. È una relazione complicata, questo è indubbio. Oltretutto, l’incapacità di Nico di chiudere col suo passato espone Laura al pericolo di una grande delusione e questo, sembra, hanno iniziato a capirlo entrambi.
    Vediamo cosa ne sarà di loro.

  2. Davvero bello questo episodio in cui i due protagonisti acquisiscono consapevolezza di quello che è il loro rapporto allo stato delle cose e di quello che sarà poi di loro. La rabbia che si mescola all’accettazione e poi all’eccitazione. Laura è matura, forte e consapevole. Nico ha invece tanto bisogno ancora di essere preso per mano e condotto. Vediamo cosa succede 🙂