FIRENZE UNA STORIA D’AMORE ODIO E ….

Erano passati circa tre anni dalla mia ultima volta a Firenze.

Il giorno era stato bagnato da una pioggerella persistente, così fastidiosa che non mi lasciava scampo, se non di infilarmi in un caffè, aspettando la fine.

Le Giubbe Rosse in Piazza della repubblica, fu il mio rifugio per due ore buone, mi ci vollero tre rossi con degli ottimi tramezzini al salmone, prima di avere l’opportunità di muovermi, via dalla mia tana.

Amelia, mi stava aspettando sotto il loggione a Palazzo Vecchio, la sua figura giunonica era stretta in un impermeabile giallo, come il cappello ed la borsa di pregiata fattura che indossava.

Lei era diventata una donna in carriera, con responsabilità ed un nome influente a cui si era legata poco tempo dopo, la nostra separazione e che aveva suggellato con un figlio, erede amato e richiesto in un universo di potere e vecchi costumi.

Rimasi stupito quando, mi arrivò l’invito ad incontrarci, non posso negare la mia speranza di una storia, ma nulla faceva presagire niente di buono per me da questo incontro.

Ci concedemmo una passeggiata lungarno, ricordando amici, storie, amorevoli sollazzi e litigate notturne. Quando la sua mente cosi calcolatrice, si scontrava col la mia anima caotica. Ma più di tutto parlammo di cosa non eravamo: innamorati l’uno dell’altro, di come avevamo si condiviso emozioni, avventure ed il talamo, ma non avevamo mai avuto il coraggio o la voglia di dire la frase “Ti Amo”, forse per paura di non riceve una risposta, o forse perché in fondo, l’amore non lo cercavamo, nessuno dei due.

Claudio, il vecchio portinaio del nostro palazzo, in Piazza della Passera, il giorno che mi vide rientrare da solo, da quell’ultima avventura insieme, mi accolse con un sorriso, cosi famigliare di comprensione e gioia.

Mi accompagnò fino alla porta aiutandomi con il bagaglio, poi prima di rigirarsi mi mise una mano sulla spalla , mi guardo negli occhi e con la sua voce roca mi disse : “sono contento, che sia finita così, ancora un poco e da questa casa uno dei due sarebbe uscito con i piedi in avanti, e guardandoti sarebbe toccata a te”.

Io, scoppiai a ridere.

Da quel giorno di tre anni fa, non feci più ritorno a Firenze ne chiesi di Lei ad amici o parenti, lasciai al mio lavoro di fotografo il compito di comandarmi la vita.

Oggi il destino ci aveva fatto rincontrare e presto ci avrebbe separato, forse per l’ultima volta.

Amelia, prese posto difronte a me nella piccola fiascheria Porta del Paradiso, tra di noi una bottiglia da un mezzo litro di vino schietto secco di color paglierino, lei accese due sigarette e me ne porse una, come era uso fare quando stavamo insieme, io la presi ne gustai l’aroma cosi famigliare poi la spensi nel posacenere, vedendomi fare quel gesto disse “Un vizio in meno?”.

“il corpo è il mio tempio- replicai buttando giù una cavalleria tutta d’un fiato”.

Le strappai un sorriso.

Lei, tirò fuori dalla borsa un plico e da questo una foto di una ecografia di un feto datata 2 settimane dopo la nostra separazione.

La notizia non mi colse troppo di sorpresa, quello che mi lascio interdetto fu la richiesta che mi fece in seguito, che trovai strana e molto preoccupante.

Amelia, avrebbe dovuto sottoporsi ad una operazione con un bassa possibilità di successo, e voleva che usando tutto quello che era dentro quella busta e altre cose chiuse in una cassetta di sicurezza, riuscissi a strappare dalla famiglia del suo marito, la custodia di nostro figlio, un bambino di cui non sapevo nulla fino a pochi minuti prima.

Lasciai l’incontro con la promessa che avrei fatto tutto il possibile, per il bene di Nicolas, insieme ad una busta di rapporti confidenziali, e ad una lettera in cui spiegava tutto al figlio, da dargli quando sarebbe stato in età, per capire.

Seppi della sua morte dai giornali, non partecipai ai funerali e mi tenni distante dal bambino e dalla sua famiglia.

La cassetta di sicurezza conteneva del contante, alcuni gioielli e i documenti di cui mi aveva parlato, io presi  tutto e lo portai a casa, diedi una rapida occhiata alle prove poi contai i soldi ed nascosi i gioielli, misi in una valigetta con l’ecografia e la lettera per il figlio, qualche documento che ritenevo importante, mentre il resto lo gettai nel fuoco, acceso per l’occasione.

La decisione era presa, Nicolas sarebbe rimasto con la famiglia del padre e sarebbe diventando uno sciacallo, arrivista, programmatore delle vite altrui come la madre, mentre io avrei cercato di trarre più guadagno possibile da una sana operazione di ricatto rivolta alla matriarca della famiglia del padre, donna influente e ricca e sicuramente più sensibile e  disposta a mantenere, taciute le scappatelle omosessuali del figlio con noti personaggi del Jet set e coi squallidi femminielli di zona Cascine .

Una vita finiva ed una nuova e più remunerativa, aveva inizio.

E tutto grazie a Te, Amelia

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