Fissazioni

Parla piano, disse lei con un cucchiaino di nutella in bocca. Ci sentono, aggiunse. Le palme contrastano con il grigiore del cielo, mentre uno stormo di cocorita rientra al nido appena sotto la chioma stempiata della pianta. Di fronte, la serra Moresca di Villa Torlonia. Sul prato verde una tovaglia a quadri color ametista e palline di carta argentata vicino una bottiglia vuota di vino rosso. Piccole briciole attraggono i piccioni affamati e i piedi di due adolescenti si annusano, incuranti del male odore dovuto ai km di camminata. Le scarpe, libere ed immobili sui fili d’erba, guardano le loro colleghe fare avanti e indietro tra i ciottoli dei pavimenti asfaltati. I piedi che contengono sembrano il vino di annate differenti. ’80, ’90, ‘00, aspettano di tornare a casa ed essere stappati. Sanno di tappo. Sanno di calzini sudati.

Sonia lecca il cucchiaino come un oggetto di un desiderio sopito. Riccardo seleziona le briciole da gettare ai pennuti grigiastri. Il rumore dei passi e le chiacchiere spicciole dei turisti invadono i loro silenzi. Le cocorite, gelose di quel cibo, cinguettano e poi si avvicinano prudentemente, svolazzando via appena il ragazzo muove il braccio per gettare loro il nutrimento. Un tuono li sorprende e i due ragazzi alzano la testa al cielo per vedere. Come se dal loro appartamento udissero qualcuno al piano superiore che sposta un mobile. Si guardano. Riccardo sorride a Sonia e con dolcezza le pulisce l’angolo della bocca dalla nutella secca. Facciamo un selfie propone lei. Scattano la foto e la postano sui social. Le notifiche del cellulare aggiungono un suono a quel momento. Un suono che Riccardo non condivide. Metti il silenzioso, sbotta lui. Lei acconsente. Un altro tuono. Più forte questa volta. I due ragazzi si alzano in piedi. Indossano le scarpe, ripongono il cibo avanzato in contenitori di plastica, buttano l’immondizia e piegano la tovaglia rimettendola nello zaino. Si avviano verso la fermata della metro. Direzione Subaugusta.

Durante il tragitto giovani sui monopattini sfrecciano ai bordi del marciapiede, pedoni li guardano con curiosità, parchimetri li fissano in attesa di conoscere la loro targa. Sonia passeggia con il cucchiaino tra i denti, come se fosse lo stuzzicadenti di un cowboy impegnato a riporre la mandria di bufali nel recinto della sua fattoria. Ha il passo lento, rilassato, è la sua danza della pioggia. La sta aspettando. Riccardo tergiversa, sembra di avere il passo sicuro, per poi confondersi. Roma lo confonde. I palazzi alti, il traffico ballerino, il vuoto di un orizzonte ricoperto da terrazzi e finestre. Si sente inghiottito dalla voracità della città. Lui, la pioggia la vuole evitare. A pochi metri spunta un venditore di ombrelli. Forse da un bunker sotterraneo per uscire in trincea e combattere la guerra della sopravvivenza. I due proseguono senza considerarlo una tappa da visitare. Dopo qualche minuto, arrivano alla fermata della metro. Il led del display che scende dal soffitto mostra un minuto di attesa. Ma ne passano due. Salgono. La metro è piena. Si adeguano alle sardine intorno a loro. Poggiano gli zaini per terra e si sorreggono a qualunque superficie per non rischiare di cadere al rollio del mezzo. Riccardo si guarda intorno. Una ragazza lo osserva. I loro sguardi si incrociano. Lei gli sorride. Lui si gira verso Sonia con ancora il cucchiaino in bocca. Lei ha lo sguardo verso il basso, sulle scarpe da trekking. Come se quello fosse il via libera, Riccardo si gira verso quella ragazza seduta un poco più in là. Continua a fissarlo. L’insistenza di quello sguardo lo imbarazza, ma allo stesso tempo lo eccita. Vorrebbe andare a parlarle, e allo stesso tempo vorrebbe che fosse lei a farlo. Prende le cuffiette dalla tasca. Le collega al telefono e fa partire della musica elettronica. La ragazza improvvisamente si alza. Prima si avvicina alla porta della metro, sembra prepararsi per scendere alla prossima fermata, poi inizia a camminare verso di lui. Ha un seno prosperoso e un jeans attillato che ne amplifica le forme. I capelli biondi e ricci contornano un viso senza trucco con un orecchino al naso e occhi verdi. È bella. Ha un portamento lento, sa di far salire la tensione e il desiderio in quel modo. Continua a guardarlo fisso negli occhi. La metro è improvvisamente svuotata. Ci sono solo loro due. Riccardo è eccitato. Sonia lo strattona. Dobbiamo scendere dice. La ragazza seduta si gira dall’altra parte.

Arrivati a casa, Sonia si mette a studiare. Riccardo si mette a scrivere. Gli arriva una notifica sul cellulare. Tanti cuoricini verdi con scritto “Hai una nuova compatibilità!” Incuriosito guarda il cellulare e dopo essersi nascosto nel bagno apre l’app. La foto che gli si propone è quella della ragazza che lo fissava in metro. Sembra fissarlo anche dallo smartphone. L’ego di Riccardo si mostra sul viso con un sorriso. Chiude l’App e tira lo sciacquone.

Riccardo è seduto sul prato con la schiena poggiata su una palma, le cocorite che lo guardano da lassù. Il cielo è grigiastro e sembra preludere una pioggia alla quale lui non vuole partecipare. A Villa Torlonia un ragazzo aspetta una ragazza. Ha sistemato tutto con dovere. La tovaglia a quadri, un paio di panini e una bottiglia di vino. Due calici. La serra di Moresca davanti a sé cattura il suo sguardo. Sembra fissarlo come la ragazza della metro. Nelle orecchie ha le cuffiette e muove le labbra a ritmo della musica. Chiude gli occhi.
“Parla piano” sente improvvisamente dietro di sé.

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