
Flusso di coscienza
Siamo immersi in mondi lontani dalla realtà, circondati da mostri che vomitano bugie a cui crediamo ciecamente. Come impalati davanti ad una fattucchiera, preghiamo che questa sia la volta buona. Invece no non arriva mai. La libertà che vorremmo è sepolta sotto strati di cenere indurita dal tempo. Non abbiamo scampo se non abituarci al pretesto dell’obbedienza e del capo chino. In un mondo che ci ha accolti come figli, ci hanno spedito nelle case come fossimo oggetti privi di valore e capaci solo a lavorare. Sì, lavorare, il mantra della classe media. Ormai dogma del nostro quotidiano, ci insegue come una vipera incazzata pronta a mordere più forte che mai.
E io mi agito, spintono urlo e mi dibatto in silenzio. Perché farlo pubblicamente sembrerebbe da pazzi, mi chiuderebbero in un qualche centro di detenzione per malati mentali e quindi non parlo preferisco stare zitta. Però osservo, osservo tutto il mondo attorno a me che corre ai mille all’ora e non ne trovo un senso, li guardo e mi spavento pensando a quanto stanno buttando via. Non si accorgono di un vecchio accasciato e nemmeno di una lacrima che può scendere sulle tue guance in un mattino d’inverno come questo. Ma io non ci sto. Loro corrono passano camminano e rincorrono, che cosa non si sa, non lo sanno nemmeno loro, Eppure la fretta li divora da dentro, li rende scheletri ambulanti che non assorbono o danno più niente. Corri corri corri la sveglia il campanile la radio il bus la macchina il bambino che strilla le strisce pedonali la vecchia che borbotta e poi.. finalmente ufficio.
Bianco più bianco del sole riflesso sulla neve accecante da non lasciare fiato. Anestetizzante neutro noioso, ti guardi intorno e vedi robot che osservano un computer tutti presi nei loro affanni e fuori il mondo gira gira come una trottola e non si ferma mai: un moto perpetuo tra paradiso e inferno. Non c’è nessuna pausa perché questa trottola che ruota da millenni su di un fragile tavolo di legno più appassito che mai non deve perdere l’equilibrio per nessuna ragione al mondo. Tutti pensano che se il moto si fermasse finiremo nel caos più assoluto e assordante. Invece no il tutto deve rimanere in questo equilibrio precario e falso, come la morte.
Mentre scrivo i miei pensieri sul mio quaderno mi passa accanto un bambino che tiene per mano un peluche e mi guarda. Gli occhi che sanno attraversare pure il piombo mi fanno accennare un sorriso. Poi passa, viene chiamato dalla madre e la magia finisce. Sono di nuovo sola come prima. Mi osservo attorno sperando che quel potente istante possa aver rivoluzionato la realtà in modo indelebile ma non noto nulla di diverso. È cosi, ci dovrò fare l’abitudine prima o poi..
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Ciao Giulia. Mi riconosco in questo tuo “grido”. Al giorno d’oggi chi segue i propri sogni è ritenuto un pazzo. Ma la follia è bellissima e ha mille sfumature di colore
“Ormai dogma del nostro quotidiano, ci insegue come una vipera incazzata pronta a mordere più forte che mai.”
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