Foglie

Ieri sul presto รจ tornata Marisa.

Viene a trovarci ogni sabato mattina, quando ha il giorno libero.

Ci ha portato i soliti biscotti, quelli che a me e ad Alfio non piacciono.

Le abbiamo detto grazie e abbiamo lasciato come sempre la scatola sul tavolino senza aprirla.

Marisa รจ la figlia di Alfio, che sta qui da prima che arrivassi io tre anni fa.

Ormai mi tratta come uno di famiglia, mi bacia sulle guance e mi chiama per nome.

ยซCome va, Gennaro?ยป mi chiede e poi si mette a parlare col padre.

Ma si capisce subito che non hanno molto da dirsi e a me viene voglia di piantarli lรฌ e di tornarmene in camera a guardare la televisione o a leggere.

Marisa rimane una mezzโ€™ora, poi guarda lโ€™orologio e cambia posizione sulla sedia.

ยซScusa papร ยป dice ยซdevo andare a preparare il pranzoยป o qualcosa di simile.

La capisco, in fondo. Forse sarebbe meglio se smettesse di venire del tutto.

ยซMa sรฌยป le dice Alfio, ยซci mancherebbe. Ci vediamo quando puoi.ยป

Appena se ne va prendiamo i biscotti e li gettiamo nel secchio.

Potrebbe almeno cambiare marca o portarci qualcosโ€™altro, magari delle sigarette. Perรฒ รจ anche vero che Alfio non le chiede mai nulla e poi, di regola, qui รจ proibito fumare.

                                                                                            

Questi incontri settimanali avvengono nella sala comune al piano terra. Le stanze di degenza sono invece al primo piano. Sono tutte stanze doppie, Alfio ed io occupiamo la numero sei.

Per salire usiamo a turno il montascale. Alle dodici ci portano il pranzo in camera.

A noi quella stanza non piace, ma tanto sono tutte uguali: armadietto, televisore, bagno e cosรฌ via.

Affacciano sulla strada e hanno i doppi vetri per via del rumore del traffico.

Preferiamo invece trascorrere piรน tempo possibile nella comune, che รจ abbastanza grande perchรฉ gli altri non ci diano troppo fastidio. Ci mettiamo a un tavolino per conto nostro e giochiamo a carte o chiacchieriamo.

Non so se io e Alfio siamo proprio amici. Passiamo insieme lโ€™intera giornata e questo non favorisce lโ€™amicizia. Perรฒ ci tolleriamo bene e soprattutto condividiamo la stessa antipatia per gli ospiti e il personale.

Qui non ci si viene per curarsi ma per aspettare e dopo qualche anno che aspetti ti prende una noia peggiore di qualsiasi malattia. Allโ€™inizio ti senti anche molto triste, ma poi passa e ti rimane solo una specie di torpore grigio. E questo รจ tutto. Che ci dovremmo fare con gli altri?


La stanza comune ha di buono che affaccia sul cortile interno. Si vede il pavimento dissestato e una grande magnolia proprio al centro, che forse รจ malata perchรฉ perde le foglie.

Di regola ci รจ proibito uscire in quel cortile perchรฉ il personale ha paura che qualcuno si faccia male inciampando nelle mattonelle sconnesse.

Alfio e io, perรฒ, ce ne freghiamo e quando ci va ci mettiamo sotto la magnolia a fumare una sigaretta. Uno dei vantaggi dellโ€™essere antipatici a tutti รจ che dopo un poโ€™capiscono lโ€™antifona e non ti fanno piรน storie, anche se qualche infermiera ci guarda storto.

Le sigarette ci arrivano di nascosto tramite un inserviente, un giovanotto che si chiama Adolfo e che dice sempre โ€œรจ assurdoโ€ di qualsiasi regola in vigore qui dentro.

Per questo abbiamo legato. Secondo noi Adolfo non fa veramente parte del personale.

Mentre fumiamo Alfio conta le foglie cadute. Qualche volta facciamo delle smorfie a quelli che stanno nella comune e che ci vedono attraverso i vetri. Cosรฌ, giusto per ridere, tanto quelli nemmeno capiscono che si tratta di smorfie e forse pensano che abbiamo il Parkinson.

โ€œOggi ce ne sono trentadue piรน di ieriโ€ dice Alfio parlando delle foglie.

Io non credo che tenga davvero il conto, lo dice solo per prendermi in giro, ma lo lascio fare.

Da parte mia me ne frego delle foglie, perรฒ la magnolia mi piace tanto.

Eโ€™ bella, silenziosa e ci ignora.


In camera, ben nascosto in fondo allโ€™armadietto, cโ€™รจ un cartone di vino bianco.

Eโ€™ frutto di una delle consegne clandestine di Adolfo, il quale dice che โ€œรจ assurdoโ€ che non ci si possa fare un bicchiere in santa pace.

Dopo pranzo e dopo cena beviamo un paio di sorsi ciascuno e alla fine ci mettiamo in bocca una mentina per mascherare lโ€™odore.

La bevutina ci regala qualche minuto di leggerezza.

Eโ€™ in quei momenti che Alfio spesso mi chiede ยซMa tu, quando te ne vai?ยป e si aspetta sempre che io risponda ยซDopo di te, mio caroยป. Ma a volte il gioco non riesce, perchรฉ io continuo a guardare la televisione o apro il libro senza rispondergli. Mi prendono momenti cosรฌ.

Prima di smontare passa Adolfo, fa un fischio e lancia il pacchetto di sigarette ad Alfio, che lโ€™afferra al volo.

Lo ringraziamo strizzandogli lโ€™occhio e io muovo il pollice verso la bocca aperta per ricordargli che anche il vino sta per finire. Adolfo fa il segno di ok con le dita e se ne va.

Peccato solo che domani รจ unโ€™altra volta sabato e tornerร  Marisa con i biscotti.

Giuro, se mi chiede ancora ยซCome va, Gennaro?ยป non รจ escluso che finisca male.

Forse รจ meglio che domani me ne resti in camera a leggere, mi dico, e mi addormento.

Perรฒ quellโ€™Adolfo, che brava persona.

Avete messo Mi Piace7 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Un racconto che ci mostra come puรฒ diventare l’ultima stagione della vita, con amarezza, ironia e due protagonisti degni di un film neorealista del dopoguerra.
    Complimenti, Francesca! โค๏ธ

  2. Che bello, Francesca! Un flusso di pensieri e di immagini reali e malinconici.
    Uno su tutti: “Qui non si viene per curarsi ma per aspettare…”
    Per non parlare di come hai delineato tre personaggi credibili in mille parole!

  3. Davvero molto bello, Francesca. La tua scrittura รจ ordinata, chiara, ariosa, quanto ricca di strati, tutti molto profondi. Hai conciliato mirabilmente leggerezza e intensitร . Complimenti.

  4. Un racconto coinvolgente, anche perchรฉ ho trascorso una vita intera, lavorativa, in strutture in cui di storie simili, solitamente molto tristi, ne ho viste tante. Mi piace il modo realistico in cui descrivi le situazioni. Pensieri e dialoghi dei protagonisti sono credibili. Una sola perplessitรก: inizia e finisce qui? Sarebbe un peccato.

  5. Mi piace molto la tua scrittura. semplice, essenziale, in grado perรฒ di evocare il mondo e le sensazioni che stai narrando. Esprimi una condizione di solitudine e resa che รจ forse tra le peggiori che puรฒ provare un essere umano, eppure non cadi nel patetico e il tono รจ empatico, mai giudicante. Molto brava. Mi associo a Arianna, la vedrei bene come inizio di serie.

  6. Apprezzo. Visione particolare della sala d’attesa, cinica e sufficientemente realistica. Mi chiedo, scioccamente, quanto potrร  pagare, Adolfo, per la sua complicitร . Comunque, la gabbia fa paura, รจ una fine indegna di qualsiasi vita. Grazie Francesca.

  7. รˆ proprio bello. Un soggetto che intenerisce e una buona narrazione, distaccata quel tanto che basta da rendere la disillusione di chi parla. Viene subito voglia di sapere di piรน di Gennaro, di potergli chiedere se lui non abbia figli o come sia rimasto solo… I due arzilli vecchietti ispirano simpatia anche per la trasgressione messa in atto con la complicitร  dell’inserviente. Brava Francesca! E grazie per la lettura

  8. Finalmente leggo qualcosa di tuo. Allora, credimi, ho adorato questo racconto. รˆ il primo episodio di una serie? Spero tanto di sรฌ, mi sono giร  affezionata a Gennaro e Alfio. Complimenti, scrivi davvero beneโค๏ธ