Forgia

Serie: I marchi sulla pelle


Mya non avrebbe mai creduto che sarebbe finito con l’odiare le feste. Gironzolava per l’immenso salone di casa Gray senza ricordarsi cosa stessero celebrando e nemmeno le importava. I suoi occhi si posavano su estraneo, corpi vuoti, ma pieni di gingilli. Si sarebbe presa a schiaffi, lei era proprio come loro; una stupida ragazzina incline a fare un’idiozia dopo l’altra e con lo scopo di cercare il miglior vestito. Guardò quella gente come si guarda un qualche animale mai visto, provando pietà per loro. Quando era stato l’esatto momento in cui aveva smesso di essere una porcellana nella credenza e aveva scelto di essere il ferro da forgiare in arma? Il primo marchio di Resia? L’aver ucciso per salvarle la vita? Diventata la prostituta preferita di Lothar Gray? O il suo di marchio? Portò la mano a sfiorare la pelle ustionata, rabbrividendo di dolore. Il braccio le faceva così male, da aver passato le ultime due notti a soffocare urla nel cuscino e a trovare sollievo solo nei pochissimi istanti in cui poneva sulla zona una benda ghiacciata.  L’unica forza per andare avanti, per non mettersi a urlare e dare libero sfogo a quel vulcano che le borbottava nel petto, era Resia. Un pensiero così incessante, così asfissiante, da averlo trasmutato in una realtà distorta e confortante. Vedeva l’Ike a ogni passo compisse, la vedeva accanto a sé quando, collidendo con un altro invitato, il dolore la obbligava a sorreggersi a una parete per non svenire o vomitare. L’era accanto quando la ragione l’abbandonava e in lei vinceva quel desiderio di prendere il pugnale che portava sempre con sé e piantarselo al centro del petto o nel braccio per tagliarlo via. Resia, era diventata l’unica ancora di salvezza in ogni singolo momento. Si era ritrovata spesso a ridere da sola a considerazione. Anche se non avesse idea di dove fosse, anche se non poteva sapere nemmeno se fosse viva, Resia continuava a proteggerla proprio come aveva giurato di fare quella maledetta sera nella carrozza.

Se solo non le fosse capitata una Lakas così idiota!

Aveva maledetto tante volte il Giorno del Legame. Se avesse tardato, se avesse scelto una data diversa, se avesse atteso ancora. Se l’avesse presa più sul serio. Era sempre lì che finivano le sue elucubrazioni, senza altra via d’uscita. Sua padre le aveva detto spesso che quello non era l’ennesimo gioco, l’ennesimo vizio, ma un qualcosa che si sarebbe portata dietro per tutta la vita. La scelta di avere accanto un Ike non andava assolutamente presa con leggerezza. Oltre l’aspetto economico, estremamente dispendioso, avrebbe implicato assumersi la responsabilità di un altro individuo, come un figlio. Era per quel motivo che Lord Bloom non aveva mai avuto desiderio affiancare alla sua persona un protettore. Nonostante viaggiasse spesso per lavoro, nonostante si trovasse più volte di quante ne avrebbe volute raccontare in situazioni spiacevoli, non aveva mai voluto compiere quel passo. Con Mya invece, erano subentrate tutte una lunga serie di nuove questioni, di nuove priorità. Tutte cose che la ragazza aveva trattato nel peggiore dei modi.

-Sei più turbata del solito questa sera, mia cara.

Lothar Gray le si avvicinò come fossero vecchi amici, carezzandole la schiena con la mano che non reggeva il calice di vino e sorridendole lascivo. Mya fece un passo lontano da lui. Il solo sentire nelle narici il suo profumo le faceva venire il voltastomaco.

-Che vuoi, Lothar? Non hai trovato nessuna pronta ad alzarsi la gonna?

Aveva smesso di provare ad avere un ritegno con lui, aveva smesso di essere educata e cordiale. Dopo quello che le aveva fatto, per lui non aveva altro che veleno condito con rabbia e tenuto insieme dal disgusto. Lo sguardo del ragazzo mutò, si avvicinò afferrandole il braccio ferito e gli bastò toccarlo appena per farla gemere di dolore tanto da formare delle lacrime nelle iridi oro.

-Sono venuto solo a informarti che il Generale Denver è arrivato. Sarà bene tu non faccia idiozie, Mya, perché ti assicuro che non hai ancora visto niente di cosa sono capace di fare.

Le rivolse un ultimo sorriso, poi si allontanò lasciandola terrorizzata esattamente nel momento in cui l’uomo si avvicinò a lei. Il Generale non era mai stato uno stupido, sapeva perfettamente quanto violenza avesse esercitato su Mya.

-Come stai?- chiese a bassa voce.

-Non lo vuoi sapere, Denver.

L’uomo si passò una mano tra la barba, frustrato da quel senso di impotenza che provava nei confronti di quella ragazza. Sorseggiò del vino, per tentare di calmarsi e preparandosi a dare un’importante notizia a Mya. Le si avvicinò appena, quel tanto che bastasse per poterle soffiare all’orecchio le parole.

-L’ho trovata.

Mya si voltò verso di lui con gli occhi sgranati e un sorriso innocente sul volto. L’uomo le fece segno di contenersi, di non mostrare emozioni e di fingere indifferenza.

-Sta bene, si è rifugiata in un villaggio libero a qualche giorno di cammino da qui. Sono riuscito a ottenere una mappa, non accuratissima, ma fedele. Sta a te, adesso.

Fece scivolare tra le mani della ragazza una pergamena piegata in più parti che Mya nascose velocemente tra le pieghe del vestito. Cosa avrebbe dovuto fare? Sapeva ciò che desiderava, correre da lei più velocemente possibile e mettere ettari e ettari di distanza da Gray. Ma era la scelta giusta? Avrebbe comportato metterle addosso il doppio delle forze avesse già alle calcagna e esporla a quel pericolo era quanto di più egoistico avrebbe potuto fare.

-Devi scappare mentre quel bastardo è impegnato.

Mya lo guardò sconvolta, i suoi pensieri sapevano essere così rumorosi?

-Ma… lui… mi ha minacciata di…

-Che minacci me, per gli Dei!

Si accorse di aver parlato a voce troppo alta, quindi bevve un altro sorso di vino e riprese a parlare con un tono più consono a quella situazione.

-Lothar Gray non si fermerà a prescindere dal fatto che tu resti o che tu vada. Desidera la testa di Resia e nulla riuscirà a dissuaderlo da questo capriccio. Capisco tu abbia paura, Mya, ma questa è la tua unica possibilità. Devi scegliere, andrai da lei o resterai qui a farti trattare come l’ultima delle sguattere?

Gli occhi della ragazza si riempirono di lacrime, il cuore le urlava a suon di battiti di iniziare a correre e fermarsi solo quando l’avrebbe avuta realmente avanti, ma la mente imponeva riflessione.

-Denver, sarà in pericolo più di quanto non lo sia adesso! Non voglio che…

-Resia lo prende a calci nel sedere il pericolo!

E questo Mya lo sapeva, lo sapeva benissimo, ma il terrore riusciva a surclassare anche quello.

-Ascoltami molto attentamente, Mya, perché sarò sincero e brutale. Se resti qui, Lothar Gray finirà per ucciderti in un modo talmente orribile da far accapponare la pelle. Troverà lo stesso Resia e tutte le tue pene saranno state vane. A questo punto, non sarebbe meglio vivere felice almeno per un po’?

La ragazza lo fissò attenta, assimilando ogni singola parola del Generale.

-Scappa, Mya. Raggiungi Resia e andate quanto più lontano possibile da tutto questo.

Avrebbe voluto essere più forte di tutto quello, di forte dei propri sentimenti, del dolore, ma non lo era. Si ritrovò ad annuire prima ancora di realizzare che avesse effettuato il movimento. Senza starci troppo a pensare, il Generale la spinse verso i giardini importandosene poco se qualcuno li avesse visti. Avrebbe ucciso ogni singola guardia di quel castello per salvare Mya Bloom. Ma Lothar non era certo uno stupido e si era preparato a quell’evenienza nello stesso istante in cui aveva lasciato i due da soli. A pochi passi dalle scuderie, il ragazzo si piazzò di fronte a loro impedendogli di raggiungere il cavallo dell’uomo con un reticolo di soldati, sul suo volto quel classico sorriso maligno.

-Credevo di essere stato chiaro, mia cara.

In un gesto istintivo, il Generale Denver mosse qualche passo per piazzarsi di fronte alla ragazza e nei ricordi di Mya le immagini iniziarono a sovrapporsi.

-Non sei uno stupido Lothar, levati dal mio cammino- tuonò.

Lord Gray non si mosse di un passo, per nulla intimorito da quelle parole. Il Generale rise amaro, non sarebbe voluto arrivare a tanto.

-Amici, vorrei voi tornaste dalle vostre famiglie, ma se non vi ritirate all’istante sarò costretto a pregare per voi questa notte. 

Sapeva di poter contare ancora sul suo rango, sapeva incutesse ancora timore nei soldati. Infatti li vide tremare e fissare chi li comandava sperando ragionasse.

-Non posso lasciarvi andare, Generale. Non con qualcosa di mio.

A quell’affermazione, Denver sguainò la spada e tanto bastò a far tremare le mani degli sfidanti. 

-Va al cavallo, Mya. Nessuno ti fermerà- 

Ciò detto, si scagliò contro i soldati, sarebbero durati pochi attimi. La ragazza corse ad afferrare le briglie del destriero, alle sue spalle, rumore di urla e squarci. Qualcuno le afferrò il braccio ferito e il suo grido sovrastò tutti gli altri. Vide per un solo istante gli occhi di Gray, poi il Generale lo afferrò per le spalle e gli puntò l’arma alla gola.

-VAI!- urlò.

Mya montò e senza soffermarsi a pensare, incitò il cavallo lasciandosi dietro, come in un brutto déjà vu, dolore e morte. 

Avanti a sé, sogni e speranze.

Serie: I marchi sulla pelle


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Discussioni

  1. Eccomi qua! Ho letto la serie tutta insieme e tutta d’un fiato. Mi piace molto come scrivi, ho trovato diversi tratti al quanto poetici. Si percepiscono bene le emozioni provate dai tuoi personaggi, si prova empatia automatica per Mya( come si legge? Mia o Maia, o Maiei o non so, mi piacerebbe saperlo), antipatia per Lothar, che mi ricorda molto il bastardo dei Bolton del trono di spade, e un pizzico di orgoglio per Resia che pian piano accetta di essere pur sempre un essere umano e sta imparando a gestire le proprie emozioni. Tutto molto bello, alla prossima stagione

    1. Ciao,
      grazie mille per essere arrivato fin qui e per le bellissime parole. Ammetto che non sei la prima persona che paragone Lothar a Bolton e questa cosa mi riempie d’orgoglio in quanto è un complimento enorme!
      Per quanto riguarda Mya io lo leggo M-I-A.
      Grazie mille e alla prossima stagione, spero!
      S.

  2. Ciao Simona, finalmente riesco a leggerti 😀 Come ho detto più volte, una delle tue grandi qualità (non la sola) è quella di saper mettere in parole i sentimenti. Ed è quello che hai fatto anche in questo episodio di fine stagione. Ecco, quindi, che corro con Mya incontro al destino. Mi auguro per lei dei momenti migliori e un po’ di pace.

  3. Cavoli, questo finale di stagione è una gran svolta! una scelte degna delle migliori serie, lasciarci in sospeso in attesa della prossima stagione con un episodio decisamente di rottura, che interrompe una fase – quella della prigionia di Mya – e ci lascia presagire una terza stagione movimentata 🙂