Forse era destino

Serie: Ombre e sussurri dal passato


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Leggere episodio precedente, continuo diretto.

Laura allungò la mano, sfiorandogli il petto con una carezza curiosa. Niccolò afferrò delicatamente il suo polso, fermando il gesto con determinazione e dolcezza. Il silenzio che seguì sembrava parlare più delle parole. Quel tatuaggio non richiedeva spiegazioni, era solo un ricordo acerbo da essere condiviso.

«Preferirei che il tatuaggio non parlasse,» ammise Niccolò sicuro.

Laura lo guardò negli occhi, cercando di leggere le emozioni nascoste dietro l’espressione sorridente. «Lo so,» rispose infine, accarezzando il suo volto con l’altra mano. «Ma sono qui per te, in ogni caso.»

«Grazie,» sussurrò, avvicinandosi per darle un bacio sulla fronte, poi sulle labbra. Le mani accarezzarono le linee della donna che accolse il gesto di passione.

«Andiamo a fare un massaggio, poi un giro emozionale tra saune e vasche idromassaggio. Poi, aperitivo a bordo piscina. Saliamo in camera, ci cambiamo e andiamo a cena in un posto molto carino!» Aggiunse Niccolò entusiasta del suo programma e di passare il tempo con Laura.

Tra loro due era un’avventura ricca di emozioni e anche qualcosa di più intenso e rispettoso.

Si conobbero quando Niccolò inviò il suo manoscritto alla casa editrice di Laura. Era un periodo buio per entrambi; sembravano fermi in una galleria, incapaci di raggiungere la luce ormai vicina. Dopo aver valutato l’opera, Laura decise di contattare Niccolò con una proposta. Pur rischiando la reputazione della casa editrice, credeva profondamente nel potenziale del manoscritto. Laura, in trent’anni di carriera, non aveva mai sbagliato un colpo e godeva di grande fiducia. La casa editrice non era ricca e famosa, ma umile e di alta qualità. Convinta del valore del manoscritto, contattò Niccolò.

«L’ho scritto per dimenticare, per fare spazio nei miei pensieri a qualcosa di positivo. Voglio che sia per sempre» disse Niccolò durante una delle loro prime telefonate.

Laura sentì il sentimento di quelle parole e capì che dietro il manoscritto c’era molto più di una semplice storia. Sentì l’urgenza di incontrare Niccolò di persona, per capire meglio l’uomo dietro quelle parole e il dolore che traspariva dal suo scritto. Organizzarono un incontro a Milano, in un piccolo caffè vicino gli uffici della casa editrice.

Quando Niccolò entrò nel locale, Laura lo riconobbe immediatamente. C’era un’intensità nei suoi occhi che la colpì. Si avvicinò al tavolo dove Laura era seduta, un po’ nervoso sotto la pelle, ma determinato.

«Grazie per essere venuto» esordì Laura, alzandosi per stringergli la mano.

«E grazie a te per avermi contattato» replicò Niccolò, con un sorriso determinato.

Senza alcuna illusione, si sedettero e iniziarono a parlare del più e del meno, poi del manoscritto. Laura gli fece domande sulla sua ispirazione, sui personaggi, e sul significato dietro le parole. Niccolò, non sapeva come esprimersi inizialmente, era carico di emozioni in lotta tra loro. Rispose con sincerità, a tratti spiazzante.

 

Il suo libro, disse, era la cruda realtà di qualcuno, di una generazione persa e sconfitta, alla rincorsa di qualcosa. Di scelte fondamentalmente sbagliate per non essere divorati da una società psicopatica. Di mostri, da ammirare e poi spaventarsi. Una storia vera da non voler essere letta. La storia di un ragazzino che rappresentava migliaia e milioni. Pensieri di rivalsa affogati nel sudore e nel sangue, anime che si svuotano lentamente. Quel libro era una storia dietro una storia, una scelta che creava una dicotomia tra la verità del suo vissuto e la narrazione romanzata, sottolineando la complessità delle esperienze umane e il timore di essere giudicati.

«Meglio essere un fantasma.» Concluse Niccolò serio e convinto, con occhi a tratti vuoti, una botola verso l’abisso.

«Come rifiuto delle dinamiche distruttive della società? Cioè restando lontano da un ambiente ostile e dannoso?» Domandò Laura, catturata dallo sguardo dello scrittore. Enigmatico, affascinate, pieno di dolore logorante.

«Sì» rispose Niccolò. Per lui, fantasma voleva dire, agire nell’ombra. Solo che questo Laura non poteva capirlo né saperlo.

«Si tratta di un un profondo pessimismo, riguardo la condizione umana e sociale,» constatò Laura, persa negli occhi dello scrittore. «Critichi il sistema che sembra obbligare gli individui a conformarsi in modi dannosi per non essere divorati da esso…»

«Sembra?» Domandò sarcasticamente Niccolò, sorridendo verso quella donna straordinaria, che aveva il fuoco negli occhi e la voglia di far leggere quella storia. L’entusiasmo era contagioso, insieme a molteplici dubbi.

«Le persone, come ho detto, si trovano costrette a prendere decisioni che vanno contro i loro principi o il loro benessere,» ribadì Niccolò.

Il cappotto marrone, riposto dopo con cura dietro la sedia. Indossava una camicia blu, infilata nei pantaloni marroni. Stivaletti anch’essi marroni, abbinati alla cintura e al cappotto. Un orologio umile al polso. La sua eleganza si contrapponeva alle mani ruvide con impercettibili tracce di sudiciume sotto le unghie e nei solchi della pelle. Per quanto potesse lavarsi, sarebbe rimasto sempre sporco della sua vita.

«Voglio pubblicare il tuo libro,» affermò Laura, guardandolo negli occhi. «Il potenziale c’è, tuttavia… sento che la tua storia deve essere letta, so che è così.»

Niccolò trovò in Laura una comprensione che non aveva trovato in nessun altro da ormai troppo tempo.

Rimase in silenzio, colpito dalla determinazione e dalla passione della donna. «Non pensavo che qualcuno potesse vedere ciò che vedo io,» confessò. «Grazie.»

Laura lo guardò illuminandosi, il che fece sentire Niccolò a suo agio. I dubbi lentamente si schiarivano. Il locale intorno a loro si era animato di chiacchiere e risate, ma per un momento sembrò che esistessero solo loro due.

«Dovremmo discutere dei dettagli» disse Laura.

«Di tutto quello che vuoi» Niccolò annuì collaborativo.

Quando finalmente si alzarono per andarsene, il cielo era diventato scuro e le luci del locale brillavano nell’oscurità. Uscirono insieme, il freddo dell’aria serale che li avvolgeva.

«Posso portarti a cena per ringraziarti del tuo tempo?» Chiese Niccolò, sperando di prolungare ancora il tempo con Laura. Lui aveva ancora qualche dubbio sul libro, ma non era il motivo per intrattenersi con lei.

Laura lo guardò, sorpresa ma piacevolmente colpita. «Mi piacerebbe,» rispose con un sorriso.

Lei trovò un ristorante ristorante nelle vicinanze, un piccolo locale accogliente con tavoli di legno e lampade a led. Si sedettero e continuarono a parlare, non solo del libro, ma anche delle loro vite, dei loro sogni e delle loro paure.

«Dunque sei anche una scrittrice?» Chiese Niccolò osservando la bellezza della donna con molta disinvoltura.

«Lo ero. Non scrivo da molto tempo. Credo che l’ispirazione e la voglia di scrivere ad un certo punto sia svanita,» confessò con tristezza, abbassando gli occhi. «Faccio questo lavoro da sempre, preferisco cercare nuovi talenti… Come te» affermò Laura.

Nicolò avvertì una velata malinconia, lei sorrise debolmente. «A volte ci penso, ma poi mi sembra di non avere più nulla da dire. Questa è un’altra fase della mia vita. Ho iniziato come scrittrice, dopo qualche anno, mi sono occupata della revisione dei manoscritti. Sono diventata editrice fondando la mia… la nostra casa editrice. Ora vorrei diventare un’agente letteraria. Ho una conoscenza e una visione abbastanza vasta del settore editoriale.»

«Capisco,» rispose Niccolò. «La scintilla che vedo nei tuoi occhi, Laura, è per me?»

La donna arrossì, sorpresa dalla domanda diretta. Si prese un momento per riflettere, scegliendo le parole con cura. «Niccolò, non so se sia esattamente una scintilla. Forse è più una luce di speranza. In te vedo una passione che pensavo di non rivedere mai più.»

Niccolò la fissò, gli occhi pieni di curiosità e una punta di sfida. «Sei sicura? Lo sai meglio di me che ci sono tanti giovani con ardore, speranza, storie migliori e, magari, più bisogno.»

Laura sorrise, mescolando tristezza e sincerità. «È vero, ci sono tanti giovani pieni di passione. Ma non si tratta solo di ardore e storie. In te vedo qualcosa di diverso, una profondità che mi colpisce. Forse è il tuo modo di vedere il mondo, o forse è il dolore che ci avvicina. Magari, ho semplicemente bisogno di incontrare qualcuno come te in questo momento.»

Niccolò si rilassò, apprezzando la sua onestà. «Forse è il destino, suppongo. Due anime che si incontrano per caso.» Rabbrividì al solo pensiero di affidare gli eventi al capriccio del fato. Le incertezze sul suo libro crebbero senza una forma definita, eppure Niccolò desiderava andare oltre ciò che aveva scritto.

«Forse sì,» rispose lei, riflettendo su quelle parole. «Quando è morto mio marito, ho smesso di lavorare, di scrivere… di vivere. Lui era il mio più grande sostenitore e il mio più grande critico. Mi sono sentita persa. Da quando mi sono rimessa in gioco, tu sei l’unica persona con cui ho avuto una conversazione significativa. Se devo percorrere questa strada… professionalmente, vorrei farlo con te.»

Lui sorrise teneramente, sentendosi vicino a lei in quel momento di autentica condivisione. 

«Grazie per avermi ascoltata Niccolò e per aver capito,» si passò una mano tra i capelli. «Non so cosa ci riserva il futuro, ma ora non siamo più soli.»

Esternando, Laura si sentì come una nota stonata in una perfetta sinfonia, una ragazzina ingenua, ma non smarrita. Era strano confidarsi così facilmente con uno sconosciuto. Sapeva ben poco di Niccolò, eppure avrebbe fatto di tutto per il suo libro. I pensieri vennero colpiti come da un soffio di vento, dovette riformularli: avrebbe fatto di tutto anche per Niccolò, uno sconosciuto gentile. Questo la spaventava. Non voleva ricascarci. Il dolore la attirava verso di lui.

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Discussioni

  1. “Era un periodo buio per entrambi; sembravano fermi in una galleria, incapaci di raggiungere la luce ormai vicina.”
    Una metafora in cui possiamo ritrovarci chissâ quante volte nella vita. Sono quei periodi in cui le ore o i giorni sembrano piú cupi, l’ atmosfera intorno diventa pesante, ci sentiamo bloccati in un ingorgo e nonostante lo sbocco all’aria aperta, il cielo terso, il sole e uno scorcio di mare come panorama siano poco distanti, non riusciamo a vederli.

  2. Bellissimo il finale. La paura di ricascarci e il dolore che ci attira. Hai descritto benissimo la sensazione che si prova quando ci si incontra per la prima volta eppure, in qualche modo, ci si “riconosce” come da sempre, o come per destino.
    (Aggiungo nota personale: E sappiamo ci faremo male, ma andiamo avanti lo stesso 😅)
    Interessante la vena letteraria dell’intero episodio, questa storia dentro la storia è dal principio una trovata molto riuscita.