Francesca ha dimenticato di salutare qualcuno (prima parte)
Serie: La prima regola
- Episodio 1: Roberta è certa che sarà l’ultimo trasferimento
- Episodio 2: William Prescott ha un dubbio (prima parte)
- Episodio 3: William Prescott ha un dubbio (seconda parte)
- Episodio 4: William Prescott ha un dubbio (terza e ultima parte)
- Episodio 5: Gargantua, principe dell’India, ripensa agli elefanti (prima parte)
- Episodio 6: Gargantua, principe dell’India, ripensa agli elefanti (seconda parte)
- Episodio 7: Gargantua, principe dell’India, ripensa agli elefanti (terza parte)
- Episodio 8: Gargantua, principe dell’India, ripensa agli elefanti (quarta parte)
- Episodio 9: Gargantua, principe dell’India, ripensa agli elefanti (quinta e ultima parte)
- Episodio 10: Francesca ha dimenticato di salutare qualcuno (prima parte)
STAGIONE 1
Roberta entrò nella stanza pronta per il trasferimento. William Prescott sedeva accanto a Baltimore Gore, il direttore dell’istituto, un omaccione grosso, grasso e arcigno. L’ex educatore non era per nulla a suo agio nella nuova veste di segretario, o meglio, non capiva quale fosse il suo ruolo. Omnia registra tutto, pensò, a cosa servo io che trascrivo su un terminale, tra l’altro antiquato? Era arrivato da pochi minuti e lo aspettava il suo primo incarico.
Il direttore, invece, era consapevole che nelle metropoli non si viveva più per raggiungere degli obiettivi, ma ci si ponevano degli obiettivi per giustificare la vita. Ognuno indossando il proprio costume, per non apparire scostumati. “Non capisco come hai fatto a lavorare finora senza conoscere la steganografia. Oggi limitati a riportare le informazioni essenziali. E svolgi bene il tuo ruolo di figurante. Aspettati, però, la procedura 125. Urgentemente!” gli disse attraverso l’altoparlante del suo visore, poco prima che Roberta entrasse.
“Ecco qui la nostra signorina irrequieta. Si segga, prego!” disse sfregandosi le mani. “Tra un’ora la metropoli di Londra sarà solo un ricordo per lei… signorina… mi perdoni, mi sfugge il nome.”
Il solito trucchetto del nome spaiato. Chissà se il segretario ce la fa a seguire il ritmo, pensò Roberta. E rispose subito: “Più che sfuggirle, non può cercarlo.” “Prego?” “Se sfugge lo vede, se lo cerca no.” Parliamo della stessa cosa?” “Immagino di sì.” “Ora non mi diverto più: il suo nome.” “Dicevo: lei ha detto che le sfugge, ma io dico che non può cercarlo.” “Si spieghi.” Intanto William segnava. Roberta continuò: “Per cercare qualcosa occorre saperla riconoscere.” “Ovvio.” “E lei, prima di adesso, conosceva il mio nome?” “Ma sì, certo!” “Ne è sicuro?” “Signorina, lei è qui per andare via o per rimanere?”
Ci siamo, si disse senza battere ciglio Roberta, e, guardando William che a quel punto faticava a seguire il discorso, disse: “Sono qui per andare via meravigliata dal fatto che il direttore dell’Istituto non ricordi il mio nome. Mi sa…” Il direttore si alzò, si avvicinò alla ragazza e urlò: “Ci metto una frazione di secondo a sapere il tuo nome, inutile creatura. Guarda”, e pigiò un tasto su una delle tastiere che circondavano il gigantesco tavolo ovale, “Roberta che non sei altro! Contenta?”
L’avrà scritto? Si chiese la ragazza. Il direttore si ricompose con evidente imbarazzo, si girò verso William e gli disse: “Cancella il dialogo. Anzi, per ora non scrivere niente, Wilb… Wilst… Come ti chiami?” “William, direttore.”
Roberta sorrise. Ma fu un sorriso leggero, vaporoso, senza nessun gesto del corpo a testimoniarlo. Si limitò a dire: “Non vuole sapere anche chi era mio padre?” Baltimore Gore, che nel frattempo si era seduto, digitò qualcosa sulla tastiera, alzò il visore, lesse da un monitor e sospirò. “Risulta che lei ha ottimi punteggi in tutte le discipline, eppure continua a non rispettare i precetti della Nuova Umanità. Cosa c’è che non va nelle preghiere? Sa benissimo che suo padre è sconosciuto”, disse il direttore. La ragazza aggiunse: “Eppure scoprirò chi era, e come è morto. È accaduto prima dello Scisma, molto prima. E non saranno certo le preghiere ad aiutarmi.” “Cosa, allora?” “E’ quello che vorrei scoprire.” “Lei è ingenua, e ancora troppo piccola per capire come va il mondo”, poi rivolgendosi a William, “Non scriva”, e riprese verso Roberta, “le dicevo: è troppo disincantata. Crede alle fiabe, ma presto scoprirà che nelle preghiere è racchiuso il segreto della felicità. Qui negli istituti indirizziamo i cittadini verso la connessione. Lei sa cos’è l’avvento. Giusto?”
Una pagliacciata, pensò Roberta. Ma disse: “La cerimonia per divenire cittadini effettivi di una metropoli.” “E cosa si ottiene?”, chiese il direttore. “Un gemello digitale, che permette di muoversi liberamente, e, se si è bravi e diligenti, si può anche salire di livello come dice… come si chiama… non ricordo il nome. Mari… Medi…”, s’interruppe la ragazza. “Matilde de Brul!” tuonò il direttore. C’è cascato, che stupido, fu il pensiero lampo di Roberta. Il direttore non si accorse di nulla e continuò: “Bene, confermo la sua preparazione. E, mi dica signorina, lei vuole o non vuole connettersi con la Nuova Umanità?”
La domanda la sconvolse per il suo realismo. E trovò conforto nell’idea della fuga. Adesso o mai più, non ce la faccio a rimanere ancora qui, pensò mentre valutava il da farsi.
Sapeva che quando avveniva un trasferimento intermetropolitano, l’istituto veniva collegato a un elettrocondotto esterno. Sapeva, inoltre, che durante il collegamento ci sarebbero stati dei sistemi di aerazione non coperti dai sensori, perché dirottati sul ponte di collegamento. L’idea era di allontanarsi dalla stanza con una scusa, e tentare di imboccare un cunicolo di ventilazione non sorvegliato. Da lì sarebbe sbucata in superficie, e avrebbe tentato di raggiungere qualche gruppo di ribelli nel primo livello.
Roberta sapeva tutto ciò, ci pensava da mesi, e sapeva che la risposta sarebbe stata elaborata più e più volte. Il tono, lo sguardo, le pause. La minima incrinatura nella pronuncia di una sillaba sarebbe stata analizzata, interpretata, vaticinata. E sapeva che era l’ultima possibilità. Non poteva sbagliare.
Ma qualcuno bussò alla porta. “Chi è?” tuonò il direttore. La porta si spalancò ed entrò Francesca. Roberta cercò di rimanere impassibile. Era vestita con la divisa delle guardie. “Sono venuta a prelevare la ragazza. Fuori c’è la navetta per il trasporto.” Il direttore fece un’espressione contrariata. “Potevate avvertire, che modi! Lei è la guardia?” “B76!”
William Prescott osservò la scena, e riconobbe l’amica di Gargantua. Sarebbe stato un ricordo di pochi giorni. Già la sera stessa, dopo la prima pillola, avrebbe dimenticato la cosa più importante che Francesca aveva fatto per lui: la nuova identità digitale. I primi giorni avrebbe ripensato ai ragazzi come a tre poveri fuggitivi impauriti, che lui aveva cercato di aiutare; poi le loro sagome blu sarebbero divenute quelle di tre malviventi da cui scappare; finché non sarebbero svaniti del tutto. Una ventina di pillole dopo, inghiottiti da una cascata di crediti.
Serie: La prima regola
- Episodio 1: Roberta è certa che sarà l’ultimo trasferimento
- Episodio 2: William Prescott ha un dubbio (prima parte)
- Episodio 3: William Prescott ha un dubbio (seconda parte)
- Episodio 4: William Prescott ha un dubbio (terza e ultima parte)
- Episodio 5: Gargantua, principe dell’India, ripensa agli elefanti (prima parte)
- Episodio 6: Gargantua, principe dell’India, ripensa agli elefanti (seconda parte)
- Episodio 7: Gargantua, principe dell’India, ripensa agli elefanti (terza parte)
- Episodio 8: Gargantua, principe dell’India, ripensa agli elefanti (quarta parte)
- Episodio 9: Gargantua, principe dell’India, ripensa agli elefanti (quinta e ultima parte)
- Episodio 10: Francesca ha dimenticato di salutare qualcuno (prima parte)
Complimenti per la scrittura scorrevole e piacevole, storia molto interessante e ben pensata!
“Crede alle fiabe, ma presto scoprirà che nelle preghiere è racchiuso il segreto della felicità”
❤️ adoro questa frase