Fratelli

Mamma piange e si chiede dove ha sbagliato. Papà è a lavoro con un’altra. I due fratelli si stringono l’uno all’altra per superare una tempesta che sembra non avere fine.

Le urla sono forti e gli insulti pesanti. “Vieni fratello facciamo un gioco” “a che giochiamo?” “Ognuno disegna qualcosa per un minuto poi ci scambiamo il foglio e continuiamo il disegno dell’altro per un minuto e così via okay? Poi vediamo che esce fuori” “va bene”. Eri piccolo e io grande, cercavo di distrarti da quello che c’era intorno a noi quella vigilia di Natale. “Tra quanto arrivano i parenti?” “Tra poco”. Ci piaceva il Natale ed eravamo sempre felici di rivedere tutti i cugini, i nonni e gli zii. Non quel Natale. L’atmosfera sarebbe stata rovinata, lo sapevo, per me lo era già, ma non volevo che rovinassero il Natale anche a te, che eri così contento. Perché tu eri piccolo e io grande. Non si può rovinare il Natale a un bambino. 

“Il liceo è meglio delle medie come ambiente, ti piacerà fidati” “ma chi te l’ha chiesto?”. Facevi il duro il primo giorno di liceo, sotto eri terrorizzato dall’idea di non avere amici. Io ti tranquillizzavo senza che me lo chiedessi, ti raccontavo aneddoti sulla scuola per darti un’idea. Ti rilassavi e smettevi di digrignare i denti per l’ansia. Perché eri piccolo e io grande. Alla fine dell’anno mi hai detto grazie. Ti ho preso in giro per questo. Sotto sotto mi sentivo soddisfatta ma un po’ triste, sarebbe stato bello avere qualcuno a confortare anche me. Ma non ti preoccupare, perché sei tu il piccolo e io la grande.

“Nonna non c’è più” “che ne pensi?” “Alla fine non ci eravamo così legati…papà sta male però” “dovremmo dirgli qualcosa per farlo stare meglio?” E cosa avremmo potuto dire? Terrorizzati com’eravamo dalla sua imprevedibilità. “E se si arrabbia perché non sa come altro processare il dolore?” “O peggio, se piange?” Queste le domande che ci ponevamo. “Andiamo dai”. Ero terrorizzata, avrei preso tutti gli insulti e le sfuriate del mondo intero se questo voleva dire evitare che le prendessi tu. Perché tu eri piccolo e io grande. “Vado solo io okay? Sono femmina, con me si apre di più, poi ti faccio sapere se è il caso che vai pure tu” “okay però poi dimmi”. Sollievo. Si, non sarei riuscita a sostenere il tuo sguardo se papà ti avesse detto qualcosa di brutto, non volevo che ricevessi una delusione, avevi buone intenzioni non potevo lasciare il tuo cuore addolorarsi così. Perché tu eri piccolo e io grande. Il mio cuore però iniziava ad avere un po’ troppe cicatrici.

Non ti ho scelto come fratello, non ho neanche scelto di averne uno, ma dal momento che ti ho visto ho capito che volevo proteggerti. Ti ho preso mano nella mano e ti ho allontanato dai precipizi; quando ti sporgevi da un’altezza ero pronta per afferrarti se fossi caduto. Eri piccolo e io grande. Ma quando ero io sulla finestra pronta per cadere sei tu che mi hai salvata. “Non piangevo così da anni, ho avuto paura che saresti andata via per sempre” “mi dispiace, è stato un momento di follia”. Se io me ne vado resteresti solo nella tempesta, fratello, non posso farti questo, resterò al tuo fianco. Perché tu sei piccolo e io grande. Però, fratello, posso essere piccola anch’io, solo per un po’?

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Discussioni

  1. Ciao Valeria, grazie per questo tuo scritto che è come uno squarcio dentro all’anima, come guardarsi allo specchio. Anche a me capita da sempre di essere quella grande e lui quello piccolo, di sentirmi di doverlo proteggere ancora, nonostante siamo adulti. Non passa momento in cui non mi chieda se sta bene, nonostante la scelta di vivere porta a porta. Controllo i suoi social, chiedendomi se è felice. Anche io non ho scelto, come te, di avere un fratello. Eppure è capitato, come una croce da portare. Il copione di un padre difficile. Il tuo racconto è molto bello, scritto liscio liscio come è nel tuo stile. Mi piace molto l’uso della ripetizione all’interno, messa lì, fra le frasi. Io scrivo spesso di lui o su di lui. Un paio di racconti li ho pubblicati anche qui su Open, mi piacerebbe che tu dessi loro un’occhiata. I titoli sono ‘Un riparo all’ombra’ e ‘Vergogna’. E sì, a volte avrei voluto essere piccola anche io. Grazie Valeria

  2. Ciao Valeria. Trovo che Il tuo racconto sia è molto scorrevole e si lasci leggere con naturalezza. Senza cadere nella trappola delle recriminazioni, penso tu abbia trovato un modo molto discreto ed elegante perché la protagonista possa richiedere il sostegno di cui ha bisogno e diritto. Grazie per averlo condiviso