Fratture

Lo hai capito nel momento esatto in cui hai visto ora rifletti. Respira. Mantieni la calma. L’istinto ti spinge a reagire, a rovesciare il tavolo, a gridare tutto ciò che hai mandato giù, ma ora non puoi. Non farlo. La rabbia è una bestia che morde, e tu non hai margine d’errore. Hai scoperto la verità solo quando ogni tassello fuori posto ha iniziato a combaciare. Adesso sai, e sapere brucia. Ma non è ancora il momento di muoverti, non se sarai tu a cadere. Devi tenere saldo il cuore, trattenerlo, impedirgli di tremare mentre la mente prova a rimettere ordine. Quella che immagini è una vendetta illusoria e non sai se funzionerà, ma ti serve questo tempo sospeso prima di agire. Ti serve ricordarti che puoi ancora scegliere, anche se fremi, anche se l’ira reclama il contrario.

Tutto era iniziato qualche anno prima, te lo ricordi. Avevi percepito che qualcosa si era rotto, ma invece di affrontare la situazione avevi scelto l’astuzia, convinto di poterti preparare all’inevitabile, di allontanarti prima che la nave affondasse. Quando ancora c’era una possibilità, tu avevi già preso le distanze. Probabilmente è stato questo il tuo errore. Non hai valutato le conseguenze e, senza volerlo, hai innescato una deriva fatale. Sarebbe finita così comunque, lo sai, ma il tuo atteggiamento ha reso reale ciò che prima non lo era, una piccola spinta verso la frattura che si stava allargando, minima, ma fatale.

Hai voluto giocare a chi riusciva a ferirsi di più. Credevi che la paura avrebbe imposto un limite, che tutto si sarebbe fermato alle intenzioni. Non avevi previsto cosa accade quando apri una porta pensando di poterla richiudere. Che illusione, il male sa come entrare, una volta che gli concedi il varco.

A saperlo, avresti potuto proteggerti, pensare a te stesso, al tuo futuro. Quel messaggio ti ha dato la certezza dei tuoi sospetti… e, dopo averlo letto, hai capito che qualcosa si è spezzato in modo definitivo. Non è recuperabile, non più. Ora la ferita è dentro di te e devi ricucirla prima che ti consumi. Non si tratta di reagire, ma di capire cosa è stato messo in moto. Il punto di rottura è stato raggiunto. La mossa è stata fatta.

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Agisci mentre ti prepari al giorno in cui la vita passata sarà solo un ricordo. Un gesto violento, rabbioso o impulsivo, anche se comprensibile, segnerebbe la tua fine. Il colpo subito è un atto infame, perché rompe un patto, incrina l’idea stessa di appartenenza. Qualcosa che credevi indissolubile si è svuotato nel suo principio fondativo. E tu, anche se potresti colpire o farti del male, resisti. La violenza è già una sconfitta. E tu non vuoi perdere. Non più.

Da questo processo devi uscirne. Non per essere assolto, ma per non restarne vittima. Puoi farlo solo migliorando te stesso, senza scorciatoie. Non sarai tu a ingoiare veleno, ma chi ha scelto di umiliarti per un’illusione, chi ha creduto nel paradiso dell’effimero ma sarà poi lasciato a terra, come ciò che viene gettato dal finestrino di un’auto con i vetri appannati. L’oblio sarà la sua condanna. Non un atto plateale, ma una cancellazione lenta. Un gesto violento durerebbe un attimo e non ti basterebbe. Un attimo in cambio di una vita non è abbastanza. Non è la cura.

Cosa fare allora. Ripartire da ciò che rimane in piedi. Sei in uno stato di instabilità profonda, i pensieri si accavallano e perdi facilmente l’orientamento. Non puoi reggere tutto se il sonno ti viene meno, devi riposare anche solo per poche ore. L’insonnia ti consuma. Dentro ti senti finito, come se la sentenza fosse stata pronunciata da tempo. Eppure la vita continua. Non ti fermare, nemmeno davanti all’idea della fine. L’impulso dell’autodistruzione tornerà. Distruggersi sembra la via più semplice, ma non porta a nulla. La pietà di sé non serve. Anche quando senti il desiderio di cedere, resta una tensione che ti impedisce di spegnerti del tutto. Quella tensione non salda la frattura, ma ti permette di restarci dentro. Il vuoto non chiede lamento. Chiede presenza.

Ripartire da ciò che rimane in piedi non significa guarire, ma assumere la tua forma più vera. Tenere ogni ferita aperta, ogni dolore a portata di mano, pronta a ricordarti chi sei davvero. Solo così potrai tornare nel mondo senza cedimenti. Ma prima di farlo, fermati. Dovrai essere pronto, ritrovare te stesso. Ogni gesto dovrà essere studiato, senza ripensamenti. Non perché sia definitivo, ma perché il tempo dell’ipocrisia è terminato. Muoviti con attenzione. Procedi a piccoli passi, nell’ombra. Non essere impulsivo. La guerra esploderà al momento giusto, ma non ci saranno vincitori. Ricorda. Da ora sei solo. Solo davvero. Ora che sai chi sei e senti ciò che sei diventato, si va in scena. Inizia lo spettacolo.

Alla fine di te resteranno le ceneri. Un viaggio che, a posteriori, non sembra valere il prezzo pagato. Troppi sacrifici, troppe rinunce, troppi i coltelli conficcati alle tue spalle. Un cammino a senso unico percorso al contrario. Le polveri di un sogno calpestato lasciando orme profonde. Un mondo in cui avevi creduto, convinto di poterti realizzare, e che invece ti ha sempre respinto. Un mondo fatto di inciuci, servilismo e infamità, di sete di perbenismo che va oltre la fedeltà, per cui non valeva la pena sacrificarsi.

Se riuscirai ad attraversare la tua odissea, forse sarai libero di odiarti. Libero di credere di aver vissuto una storia che non avresti mai voluto scrivere. E di esserne stato, comunque, un protagonista.

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Il tuo testo dà forma a una mente che si ferma un attimo prima di esplodere, che controlla la rabbia per non esserne divorata. Trasforma l’impulso distruttivo in pensiero, crea una distanza tra dolore e azione e permette di restare presenti dentro la ferita. Ci dice quello che serve per trattenere il crollo e a restare vivi senza mentirsi.
    Non offre consolazione né assoluzioni, è piuttosto un atto di resistenza lucida, il tentativo di non sparire, di attraversare il dolore senza farsi annientare.

  2. Mi sono immersa totalmente in questa storia. L’ ho sentita, in parte, come fosse mia, nonostante i riferimenti finali che credo appartengano a una situazione diversa. L’ importanza di questo racconto credo sia nel valore universale che puó assumere in varie circostanze della vita di ognuno.

  3. “Non puoi reggere tutto se il sonno ti viene meno, devi riposare anche solo per poche ore. L’insonnia ti consuma.”
    😢 Posso capire cosa significa, alzarsi, la mattina, piú stanchi di quando ci si mette a letto per riposare. Una stanchezza che, a lungo andare, logora.