
Freiheit 11:27
Per anni era stato così, fermo, immobile, sdraiato su un letto di paure a fantasticare indicando ammirato un cielo fatto di stelle e di comete.
Poi, d’un tratto, un lampo! Cerulea intuizione! Come fosse sempre stata fatalmente lì, a portata di mano.
In un attimo anni di attese, rincorse, scosse e scossoni sparirono, con ingenua, a tratti tenera, semplicità.
Per la prima volta il nostro eroe capì! Capì che nella vita tutto ciò che ci vuole è un piccolo passo nel vuoto, un breve atto di fede capace di smuovere le onde del destino. Oh! destino impetuoso, burrasca di privazioni, che tanto m’hai reso naufrago di fede! Mai più, tu!
E fu allora che Faust, agitato da un forza primitiva, quasi astrale, come se fosse trasmessa da Padre amore e Madre guerra tese la mano e iniziò a picchiettare su quel muro. Piano, in principio. E poi un po’ più forte e poi più forte e forte e forte ancora finché quella timidezza non si trasformò in stoica ossessione, ossessione cieca, primordiale, agitata, e da quelle nocche vestite di sangue e gesso si levò un’apertura e da quell’apertura venne fuori luce e fu così che egli vide, perbacco per la prima volta egli vide! E capì! Capì che oltre quella parete di cartapesta fatta di sogni, nuvole rosa e miti cieli azzurri che confina la nostra anima in un eremo d’oro d’incertezze e comodità, al di la di quel eremo, esiste un campo! Un campo incendiato dai rossi, i blu, gli ori, gli azzurri, brillanti colori meravigliosi, e ancora, il verde, i gialli, i rosa, i fucsia, le sfumature, oh che meraviglia le sfumature! E sarà in questo campo fatto di colori che Faust potrà lasciarsi andare e perdersi, perdersi in quei meravigliosi colori, fino a diventare anch’esso sfumatura, passaggio graduale tra sogno e realtà
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