Fuga

Serie: Filo rosso


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Marco e Anna si sono amati, lui si è sentito vivo come non succedeva da tempo.

La mattina dopo, si svegliò sentendo rumore. Nel dormiveglia gli sembrò di udire la voce di Anna. Si alzò velocemente. Mezzo nudo si affacciò nel corridoio. C’era Anna presa per un braccio da sua madre che cercava di divincolarsi.

«Non voglio tornare a casa!», poi vide Marco e scoppiò a piangere.

Sua madre discuteva con gli operatori del mattino.

«Cos’è questo posto? Un bordello?»

«Signora, non è successo niente. Sono ragazzi».

«È la terza volta che la vengo a prendere per lo stesso motivo. Prima quell’uomo di quarant’anni che evidentemente era un pedofilo. Poi quella ragazza: ditemi: ci può essere amore fra due donne? Ora questo che è drogato».

Marco stava per intervenire, ma Anna lo guardava con le lacrime agli occhi e gli faceva di no con la testa.

«Ora basta! Il vostro reparto non serve a niente. La manderò in una comunità seria», uscì dalla porta trascinando Anna con sé.

Marco rimase a fissare la porta per un bel po’. Non poteva finire tutto così. Non l’avrebbe permesso.

Sua madre si era assentata per motivi di lavoro, ma andò a trovarlo di pomeriggio. Marco quasi non parlava, ma riuscì a dirle che era andata via.

Antonella era preoccupata, chiese spiegazioni agli operatori, ma non potevano violare la privacy della paziente e lei dovette andare via senza sapere.

Tornò la dottoressa che convocò Marco.

«Ciao, Marco. Oggi sono venuta apposta per te. Vuoi parlarmi di come ti senti?»

Marco guardava verso i suoi piedi. Dentro sentiva rabbia e delusione. Si sentiva impotente, ma di questo non parlò con la dottoressa.

«Mi dica solo dove abita, la prego. Quando esco voglio andare a trovarla».

«Mi dispiace, non posso farlo», disse lei con la faccia triste. «Vuoi parlarmi di lei?»

«Servirebbe a riportarla da me?», Marco guardò in faccia la psicologa, poi si alzò e uscì dalla stanza.

Intanto pensava. Aveva mandato tanti messaggi ad Anna, ma nessuno era stato visualizzato. Forse sua madre le aveva tolto il cellulare. Qualcuno aveva parlato ed ebbe un solo sospetto: suo zio, Rocco. E pensare che gli aveva sorriso, come se tutto andasse bene: che ipocrisia! Mentre era sul letto disteso supino a guardare il soffitto, solo con i suoi pensieri, Gabriele entrò nella stanza. Lui lo guardò.

«Mi dispiace davvero Marco. È una storia complicata. Spero che, quando uscirai, tu stia meglio», senza dare nell’occhio lasciò cadere un foglietto di carta.

Marco aspettò che uscisse e lo prese. Lesse: Via Dante, 42. Lo nascose nella tasca e andò nella stanza da pranzo per fumare. Accese la sigaretta e, senza farsi vedere da Pino che era lì, bruciò anche il foglietto. Quelle poche lettere erano stampate nel suo cuore.

«Ne fumiamo una? Che ne dici?»

«Non ho voglia», Marco si accese la sigaretta e la fumò pensando.

Ora il suo piano non era più egoistico. Non doveva fuggire da lì solo per sé stesso, ma per amore. Doveva andare via subito, prima che la madre di Anna la mandasse via chissà dove. Certo non sarebbe bastato neanche che fosse al polo nord per fermarlo in quel momento. Decise che sarebbe evaso di notte, quando tutti dormivano e sapeva come fare.

Subito dopo pranzo si sdraiò e dormì profondamente fino all’ora di cena, aiutato dagli psicofarmaci. Mangiò abbondantemente insieme agli altri, salutò Pino dicendogli che forse non si sarebbero più rivisti, ma non si poteva dire.

Bevve molta acqua e tornò a letto. Si sarebbe svegliato sicuramente per andare in bagno.

Si svegliò che era notte fonda. Era già vestito. Posizionò il cuscino sotto le coperte per simulare il suo corpo. Andò solo un attimo in bagno, ma si mise seduto per evitare che il getto facesse rumore. Ovviamente non tirò lo sciacquone. La parte più difficile era accedere alla stanza degli operatori dove c’era l’unica finestra dotata di maniglia. Sapeva dove tenevano le chiavi. Era la stanza dove guardavano la TV, ma in quel momento dormivano con il volume al minimo. Erano crollati sulle sedie e russavano entrambi, Rocco e Carmela. Marco entrò silenziosamente. Guardò Rocco e sentì rabbia, ma la vendetta venne eclissata dal pensiero di Anna.

Sulla sinistra c’era il portachiavi da parete. Ogni chiave aveva un numero, gli serviva la numero due. La trovò, ma era sotto un’altra chiave. Fece un po’ di rumore, Rocco si mosse e smise di russare senza aprire gli occhi. Marco aspettò che ricominciasse, prese la chiave e uscì dalla stanza. Il cuore gli batteva velocemente e lo sentiva in gola, ma il più era fatto. Andò alla porta della stanza numero due, infilò la chiave e la aprì senza fare neanche un rumore. Aveva imparato questo trucco quando rientrava a casa tardi e non poteva svegliare sua madre. Camminò lentamente verso la finestra, girò la maniglia e tirò. Le guarnizioni fecero un po’ di rumore, ma aveva pensato bene di richiudersi la porta alle spalle. Guardò di sotto: erano almeno tre metri, ma aveva saltato anche da più in alto giocando con gli amici. Scavalcò la finestra e si appese con le mani al davanzale. Contò fino a tre e si lasciò andare.

Serie: Filo rosso


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Dopo aver letto questo racconto mi ritrovo a sperare che Marco e Anna possano incontrarsi di nuovo, per vivere la loro storia d’ amore. Li hai descritti cosi` bene che mi sembra di vederli e di conoscerli questi due giovani incompresi che sembrano capirsi tra loro con uno sguardo.