Fuga

Serie: Il violino al chiaro di luna


Nel cuore di un'afosa notte d'estate, sulle sponde di un lago, una giovane ragazza farà una conoscenza tanto inaspettata quanto interessante con un misterioso violinista.

    STAGIONE 1

  • Episodio 1: Fuga
  • Episodio 2: Quiete
  • Episodio 3: Tempesta

In una notte di piena estate mi ritrovai a girarmi e rigirarmi continuamente nel letto come un pesce fuor d’acqua sulle sponde di un fiume, del tutto incapace di addormentarmi.

Il materasso, sotto la pressione del mio corpo, sembrava volersi sciogliere esattamente come stavo facendo io e pian piano mi sembrò di annegare in un vero e proprio mare di lava incandescente.

Mi tirai sù a sedere con uno scatto e scaraventai con forza il cuscino contro la parete davanti a me.

«Maledetta estate, maledetto caldo. Non è possibile, non è veramente possibile così!» iniziai a borbottare arrabbiata ai limiti dell’esaurimento nervoso.

 

In quella piccola stanza della casa sul lago non si respirava.

La finestra era spalancata ma non passava un singolo filo d’aria ed io stavo veramente per esaurire quella poca pazienza che mi era rimasta.

Era ormai la terza notte di fila che non riuscivo a chiudere occhio per colpa del caldo e in quella dannata casa sul lago ci sarei dovuta rimanere altri cinque giorni.

Non ce l’avrei mai fatta a resistere per così tanto tempo, volevo tornare a casa, dal mio amato condizionatore.

E poi, di quella vacanza, non mi piaceva nulla.

Durante il giorno, infatti, insieme alla mia famiglia facevamo lunghe passeggiate per i sentieri che si trovavano sopra le colline che circondavano il lago per poi andare a casa di alcuni amici di vecchia data dei miei genitori che organizzavano spesso grigliate e aperitivi serali nella loro villetta sul lago.

Eravamo sempre in giro, come delle trottole e l’unica cosa che non vedevo l’ora di fare a fine giornata era semplicemente dormire.

Ma quella si rivelò essere una richiesta troppo pretenziosa per quel luogo che di notte rimaneva tanto caldo quanto lo era stato di giorno poiché l’aria tendeva ad appesantirsi di umidità appena il sole scompariva dietro le colline per lasciare spazio alla luna.

Ecco, forse la luna, che timida faceva capolino dalle nuvole, era l’unica cosa davvero bella di quel posto.

Infatti anche quella sera decisi di uscire di casa per andare a vederla meglio.

Mi misi alla ricerca di una maglietta leggera, un paio di pantaloncini a caso e le mie scarpe da ginnastica, il tutto rigorosamente al buio perché mio fratello stava già dormendo nel letto di fianco al mio, sul lato opposto della stanza.

Una volta vestita, immersa nella penombra, lo guardai con una smorfia di disgusto misto ad invidia dipinta in volto.

Perché quel ragazzino riusciva ad addormentarsi tanto facilmente?

Lo aveva sempre fatto, fin da quando eravamo piccoli.

“Non riesco a dormire” sussurrava rompendo il silenzio notturno.

E così iniziavo a raccontargli delle storie inventate, sempre improvvisate sul momento, ero troppo pigra per alzarmi ogni volta e andare a scegliere un libro dalla libreria.

Anche perché non sarebbe servito a niente visto che dopo una manciata di minuti di parole al vento lo avrei sentito già russare.

Negli anni ero giunta all’amara conclusione che avrebbe chiuso occhio nel giro di pochi secondi anche nel bel mezzo di un campo di battaglia, sotto una pioggia di granate o di bombe a mano.

E anche per questo, non lo sopportavo.

Sbuffai rumorosamente uscendo dalla stanza, incurante di svegliarlo o meno perché, in fondo, sapevo perfettamente che non si sarebbe mai svegliato, non così facilmente.

Ancora più irritata di prima uscii di casa, presi la bici rossa appoggiata al cancello e iniziai a pedalare per le strade semideserte del paese.

Aria rigorosamente calda sbatteva contro il mio viso mentre io acceleravo la mia pedalata.

Era una gara tra me e quella brezza serale così umida e pesante: lei mi faceva da barriera, voleva fermarmi, ma io volevo solo pedalare e fuggire lontano.

Da cosa poi?

Non saprei dirlo con certezza.

Forse dalla mia stessa realtà.

Da quella realtà che mi ero ritrovata a vivere giorno dopo giorno.

Del resto, è una bella scocciatura per chiunque continuare a pedalare quando l’unica cosa che si vorrebbe fare è fermarsi.

Ma, ora, so per certo che al tempo c’era qualcosa che non andava nella mia vita.

O per meglio dire, c’era qualcosa che non andava in me.

Ero sempre imbronciata, arrabbiata con il mondo ma senza nessun motivo apparente.

E avevo sempre i nervi a fior di pelle.

Ogni fibra del mio corpo era una corda ben tesa, anzi, una corda tesa al massimo delle sue possibilità.

Proprio come un violino, ecco come mi sentivo.

Come un violino le cui corde rischiavano di spezzarsi da un momento all’altro se toccate nel modo sbagliato.

Ma poi, fu in quella stessa notte d’estate, che sentii una melodia lontana diffondersi nell’aria calda e umida.

E non ci misi molto a capire che, sì!

Si trattava proprio delle note di un violino.

Non appena me ne resi conto decisi di seguirle per scoprire a chi appartenessero.

 

In sella alla mia bicicletta rossa feci inversione, presi una stradina laterale che mi portò sulla sponda del lago ma del misterioso musicista non c’era nemmeno l’ombra.

La melodia, che si era interrotta per una manciata di secondi, riprese a dilagare intorno a me, anche se la sentivo sempre troppo lontana.

Mi guardai intorno: prima a destra poi a sinistra, davanti a me c’erano solo le acque calme e scintillanti del lago.

Decisi di andare a sinistra, sperando con tutto il cuore di aver imboccato la strada giusta.

Ormai morivo dalla curiosità di sapere da dove provenisse quella musica tanto inaspettata quanto gradita.

Dopo pochi metri mi resi conto di aver preso la decisione giusta, perché quel suono così soave si stava facendo sempre più chiaro e pulito.

Poi, appena girata una curva, oltre i rami della fitta chioma di un albero, sul piccolo molo di legno in disuso davanti a me intravidi una persona che se ne stava lì, in piedi, a suonare un violino.

Serie: Il violino al chiaro di luna


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Suggestivo e direi in accordo con questo periodo dato il caldo. Il suono del violino che infrange il silenzio e si diffonde attraverso l’aria del lago notturno è per me l’elemento vincente dell’episodio 🙂