Gargantua, principe dell’India, ripensa agli elefanti (prima parte)

Serie: La prima regola


Non ce la faccio più, si disse esausto Ciro, è da troppo che mi trascino dietro ad altri moribondi. “Francesca, dobbiamo uscire. Siamo tra il primo e il secondo livello.”

Le ore erano passate veloci nel dedalo che collegava le macchine. Ogni metropoli aveva lo stesso sistema. Differivano i nodi, le inclinazioni, le lunghezze dei condotti. Ma l’idea di base era la stessa: aria fresca ovunque per raffreddare i motori. E man man che si scendeva di livello c’erano più motori, più macchine, perché serviva più energia per controllare i connessi meno meritevoli, coloro che avevano bisogno di maggiore istruzione, di migliore formazione. Come Gargantua, Francesca e Ciro. Ma non William Prescott, che non si sarebbe dovuto trovare lì sotto, con tre sconosciuti da riformatorio.

“Non fa ancora abbastanza caldo. E non ho notato nessun restringimento significativo. Tu che ne dici, Gargantua?”

“Se aspetti che risponda lui, io sarò già morto per asfissia. Francesca, dobbiamo uscire”, urlò Ciro.

Gargantua si trovava dietro Ciro, gli si avvicinò, gli poggiò le mani dietro la schiena e disse a bassa voce: “Ti spingo per un’altra ora. Una sola. Non ti ho mai chiesto un favore. Ti chiedo adesso di soffrire per me. Un’ora sola. Francesca ha la clessidra.”

Cirò sospirò e cominciò a camminare. Francesca si fece ancora più seria e, mentre si avviavano a passo rapido, aggiunse: “William Prescott, giusto? Da questo momento o scompari dai database di Omnia, o scompari dalla metropoli, almeno come connesso”, quindi accelerò il passo, guidando il gruppo nel labirinto in cui si trovavano.

Fu un rantolo proveniente dalla cavità orale di Ciro a convincere Francesca che fosse arrivato il momento di aprire la ghigliottina, cioè la saracinesca che li avrebbe fatti sbucare, sperava, nel primo livello, dove era più probabile sfuggire alle sentinelle. Almeno per qualche giorno.

Il tlack sonoro della maniglia fu come una scossa elettrica per Ciro che si stese al suolo non appena fu fuori.

“Ciro, è la capacità polmonare a penalizzarti”, disse William appena gli fu possibile parlare.

“Ancora con le ipotesi e la logica, professore! E non mi dire che sei un educatore, lo so; ma ti comporti come un predicatore, non un insegnante. Invece, intanto che riprendiamo fiato, dicci il ricordo terribile. Ora qualche minuto per pensare ce l’abbiamo”, intervenne Francesca. William si fece serio, si sedette più composto e guardò in alto mentre parlava.

“Il mese scorso valutai una ragazza. Mi sa che l’ho nominata ieri pomeriggio, si chiama Durante. Mentre l’assegnavo al corso base, come ho fatto con te, Gargantua, mi sembrò di averla già vista e glielo chiesi. Sapete cosa mi rispose? L’avevo esaminata tre anni prima, promuovendola al corso intermedio. E non ricordavo nulla. Venni ripreso dal supervisore, ma da quel giorno notai altri ragazzi che mi sembrava di aver già valutato. Con tre riuscii a parlare senza essere richiamato, e tutti confermarono il mio sospetto. Addirittura due di loro gli anni precedenti li promossi ai corsi superiori, eppure li stavo riesaminando per i corsi base, com’era accaduto con Durante. Ora vi domanderete, come mi sono domandato io: com’è possibile peggiorare dopo anni di istruzione? È una domanda importante per il mio lavoro.”

“Dovrebbe fare come fanno gli elefanti”, intervenne Gargantua dopo la pausa.

“Allora è vero che parli solo quando sei fuori dal Riformatorio”, disse Ciro rivolto all’amico che ribatté subito: “Così com’è vero che sei chiamato il Grande perché ti senti il più grande.”

“Non capisco il collegamento tra ciò che è successo con Durante, e tu che ci scaraventi fuori dal Riformatorio”, chiese Francesca a William lasciando i compagni liberi di ossigenarsi.

“Ci penso da qualche giorno. Forse le pillole che prendo la sera mi fanno dimenticare alcuni episodi di ciò che vivo. Così ripeto gli stessi gesti, e voi disconnessi girate tra gli stessi istituti”, rispose William, interrotto da Ciro: “E come mai Durante è stata l’unica a dirtelo? Anche altri ti avrebbero dovuto riconoscere. Oppure, come mai noi non ci siamo mai accorti che gli istituti sono li stessi? Io sono sei anni che giro dall’uno all’altro, almeno una ventina, ma non ne ho mai incontrati due uguali.”

“Riconoscermi? Non è mica semplice. Mi accreditano 150 crediti mensili per il lavoro da educatore. Come potrei arrivare ai 300, che sono il minimo per vivere nel terzo livello, se non arrotondassi anche con i premi che offrono a chi si sottopone a interventi di rimodellamento estetico? Pensate che basti il bonus semestrale per le iniezioni dei sieri salva-vita? Cambio il colore dei capelli ogni anno, ed anche se non amo la chirurgia plastica, ho rettificato due volte il mento e una volta gli zigomi. Preferisco iniettarmi qualche collagene di tanto in tanto, piuttosto che finire sotto i ferri come fa la maggior parte dei colleghi per trascorrere il fine settimana con la famiglia nel quarto o quinto livello.”

“E gli istituti?” si affrettò a chiedere Ciro. “Si vede che avete sempre vissuto nei riformatori, ragazzi, e per la maggior parte del tempo in gabbia. Altrimenti sapreste che le metropoli sono tutte uguali perché cambiano continuamente d’aspetto”, disse William, interrotto da un’ombra scesa all’improvviso sui quattro fuggitivi. E anche se i giovani non avessero davvero conosciuto molto dell’architettura metropolitana, ciò che videro sopra le loro teste non aveva bisogno di spiegazioni.

Continua...

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