
Giovannino e il gigante cattivo
C’era una volta in un paese lontano lontano, su di una collina, un castello in cui abitava un gigante. Questo gigante era molto cattivo: rubava i bambini e li faceva diventare suoi schiavi. Nel suo castello c’erano cento bambini che erano costretti a fare tutte le faccende e non veniva mai data loro la possibilità di giocare. Appena faceva giorno dovevano preparare la colazione, i vestiti, pulire le scarpe ed aiutare il gigante a vestirsi e dovevano allacciargli le scarpe. Ogni mattina il gigante usciva e i bambini, dovevano riassettare tutto il castello e preparare il pranzo. Al suo ritorno, il gigante doveva mangiare e dopo aver mangiato doveva riposare: Non voglio sentir volare una mosca, urlava ai poveri bambini che erano chiusi in una stanza e non dovevano fare nessun rumore. Dopo essersi riposato il gigante prendeva il caffè e la caffettiera era ovviamente enorme. I bambini dovevano preparare il caffè e portarglielo, mentre se ne stava seduto in poltrona. Dopo aver preso il caffè, il gigante li riuniva tutti ed ordinava la cena. Al termine della giornata i bambini erano esausti e non vedevano l’ora di andare a dormire. Tuttavia non potevano farlo perché il gigante voleva che gli preparassero gli abiti per la sera. Infatti, era solito uscire e passare la serata insieme ai suoi amici, giganti cattivi. Al suo ritorno doveva trovare il letto pronto, il pigiama sul letto, le pantofole accanto al letto, una bottiglia d’acqua fresca ed un bicchiere sul comodino: di notte doveva bere. Solo dopo aver fatto tutto questo i poveri bambini potevano andare a dormire. Il giorno dopo si ricominciava. Periodicamente il gigante usciva per ‘fare provviste’ e rientrava con altri bambini, che diventavano suoi schiavi. Una sera rientrò portando con sé un gruppo di bambini tra i quali c’era Giovannino. Giovannino era un bambino molto particolare: era ribelle. Era disubbidiente e non faceva nessuna delle cose che il gigante gli diceva di fare: Giovannino, prendimi un cucchiaio, urlava il gigante. E Giovannino rispondeva: prendilo da solo! Il gigante urlava: Giovannino, prendimi le scarpe! E Giovannino rispondeva: No! Insomma Giovannino si ribellava al gigante che spesso, per punirlo, lo lasciava chiuso in una stanza, al buio senza mangiare. Ma Giovannino non smetteva, continuava a disobbedire. Gli altri bambini erano preoccupati: temevano per Giovannino e temevano che il gigante si arrabbiasse anche con loro. Dopo qualche giorno Giovannino incominciò ad organizzare delle riunioni con gli altri bambini. La notte, invece di dormire, riuniva tutti e li invitava a ribellarsi perché non era possibile che il gigante potesse costringerli a fare tutto quello che diceva. Non dobbiamo accettare di essere schiavi: dobbiamo scappare, diceva Giovannino. A sentire questa parola, scappare, i bambini erano terrorizzati. Il gigante si sarebbe arrabbiato e la punizione sarebbe stata molto molto severa. Tuttavia Giovannino insisteva: non preoccupatevi, io penso a tutto e poi ho delle ‘armi segrete’. Mentre diceva queste parole, tirò fuori dalla tasca tre scatoline, piccole, colorate, una verde, una gialla ed una rossa e aggiunse: state tranquilli, con l’aiuto di queste ce la faremo a scappare. I bambini rimasero stupiti: come era possibile scappare con l’aiuto di tre scatoline? No, no, dicevano, abbiamo paura, non riusciremmo mai a scappare, le tre scatoline non possono aiutarci in nessun modo, verremmo presi e puniti. Giovannino insistette e alla fine riuscì a convincere tutti a scappare. Ma come facciamo? Chiese un bambino. Lasciate fare a me, organizzo tutto io, disse Giovannino. Ho saputo, aggiunse, che tra una settimana c’è una grande festa, una festa a cui parteciperanno tutti i giganti cattivi. E’ una festa che si fa ogni anno e che durerà fino a notte fonda. In questa occasione tutti i giganti cantano e ballano ma soprattutto bevono tantissimo vino e si ubriacano. Approfitteremo di questo, ce la faremo, state tranquilli. E così decisero tutti: sarebbero scappati. Durante la settimana che precedette la festa, Giovannino fu ubbidiente col gigante, servizievole e faceva tutto quello che gli veniva ordinato. Arrivò il giorno della festa. Il gigante ordinò ai bambini di preparargli i vestiti per l’occasione e una volta che fu pronto per uscire, andò via dicendo: Non torno per cena, ma domani mattina voglio fare colazione con tanta frutta. Quindi ordinò ai bambini di pulire un chilo di mele, un chilo di pere, un chilo di ananas, un chilo di meloni, un chilo d’uva, un chilo di pesche e di così preparare una abbondante macedonia da mettere in frigo per la mattina successiva. Certo, gigante, dissero in coro i bambini. Il gigante uscì e si misero al lavoro: c’era tanta frutta da lavare e tagliare. Non avevano sonno perché era iniziato il piano per la fuga. Fecero con calma tutto quello che il gigante aveva ordinato, prepararono la macedonia, la misero in frigo, prepararono il letto, il pigiama, le pantofole, la bottiglia dell’acqua ed il bicchiere come al solito. Quindi si nascosero e…aspettarono. A notte inoltrata, il portone del castello si aprì. Era il gigante che rientrava. Barcollava, si reggeva in piedi a stento, rideva, cantava, urlava, chiamava i bambini, voleva che gli togliessero le scarpe. Naturalmente nessuno ascoltò le sue richieste. Era completamente ubriaco. Era talmente ubriaco che dimenticò di chiudere il portone del castello. Riuscì faticosamente a togliersi le scarpe e si buttò sul divano: non ce la faceva ad arrivare in camera da letto. Una volta sul divano disse qualche parola incomprensibile e si addormentò russando rumorosamente, al punto che le mura del castello tremavano. Il gigante era caduto in un sonno profondissimo. A questo punto i bambini uscirono dai propri nascondigli, andarono verso il portone lasciato aperto e scapparono. Al mattino il gigante si svegliò…vide il portone del castello aperto, lo chiuse immediatamente e andò alla ricerca dei bambini. Li chiamava: bambini, dove siete, venite immediatamente fuori. Giovannino, dove sei? non c’erano più, non c’era più nessuno. Sono scappati, urlò. Infuriato uscì dal castello ed iniziò a correre: doveva raggiungerli, riprenderli e riportarli indietro. Che figura avrebbe fatto con i suoi amici se avessero saputo che i bambini erano scappati? Il gigante correva a più non posso e ad un certo punto li vide in lontananza: fuggivano, velocissimi. I bambini a loro volta videro il gigante ed ebbero paura: Adesso ci raggiunge, abbiamo sbagliato a scappare, non dovevamo farlo. Ci prenderà e ci darà una punizione tremenda. Giovannino però, li rassicurò: state tranquilli, ci penserò io. Appena il gigante si avvicinò, Giovannino tirò fuori dalla tasca la scatolina verde. La aprì. Dentro c’erano due biglie di vetro. Le lanciò verso il gigante. Appena toccarono terra le biglie diventarono dieci, cento, mille, diecimila, un milione. Il gigante si trovò la strada ricoperta di biglie, mise i piedi sopra e cadde rovinosamente. Tutti i bambini urlarono di gioia: Evviva!!!! Il gigante riuscì faticosamente a rialzarsi ed a riprendere l’inseguimento dopo molti minuti. Intanto i bambini avevano fatto un altro po’ di strada ma vennero di nuovo quasi raggiunti. Iniziarono ad essere spaventati, ma Giovannino prese dalla tasca la seconda scatola, quella gialla, la aprì. Dentro c’erano due spilli. Li prese, li lanciò verso il gigante. Una volta caduti a terra gli spilli diventarono spilloni: dieci, cento, mille, diecimila, un milione. Il gigante, che era scalzo, mise i piedi sugli spilloni, che gli si conficcarono nelle dita e nei talloni, costringendolo a fermarsi per toglierli. I bambini urlarono di nuovo: Evviva!!! E correvano, correvano, correvano. Dopo una buona mezz’ora il gigante riuscì a rimettersi in piedi e ricominciò a correre. Stava per raggiungerli e Giovannino prese dalla tasca la scatolina rossa. La aprì e ne tirò fuori due pietre. Le lanciò verso il gigante e appena toccarono terra divennero dei massi: dieci, cento, mille, diecimila, un milione. In un attimo si formò un muro altissimo che il gigante solo dopo una buona mezz’ora riuscì a superare. Intanto i bambini erano arrivati ad un altro castello e Giovannino li invitò ad entrare. Una volta entrati, il portone venne chiuso e Giovannino…si trasformò. Crebbe…crebbe…crebbe. Divenne un gigante. I bambini videro questa trasformazione ed iniziarono ad urlare: Ci hai imbrogliato! Non dovevamo seguirti! Sei un gigante cattivo anche tu! Ora diventeremo tuoi schiavi. Giovannino li lasciò parlare, poi li invitò ad entrare in una stanza dove…tutte le mamme erano riunite ad aspettarli. Grazie, Giovannino, gigante buono, disse una di loro, ci hai riportato i nostri bambini te ne saremo per sempre grate. I bambini rimasero stupiti e furono felicissimi di riabbracciare le loro mamme. Quindi Giovannino, il gigante buono, uscì dal castello e andò incontro al gigante cattivo, che nel frattempo era arrivato al portone. Vattene, gli disse, non farti più vedere da queste parti. I bambini di questa terra sono sotto la mia protezione e se ti avvicinerai di nuovo per fare azioni malvagie, ti darò una punizione che non dimenticherai più. E così il gigante cattivo, urlando contro Giovannino, se ne tornò a testa bassa al suo castello e da allora in poi fu costretto ad occuparsi, con grande fatica, di tutto. Da solo.
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