Giro turistico

Serie: Il diario del tirocinante


Batto il piede destro nervosamente mentre sono seduto nel divanetto della hall dell’albergo. Lo sguardo perso davanti a me e le ore di sonno appena quattro. Come si fa a dormire la notte prima del tuo ingresso in azienda?

«Carlo già in piedi?» mi domanda Gabriele appena sbuca dal corridoio.

«Sono sempre in anticipo, sono arrivato alla conclusione che sia un difetto di fabbrica ormai.»

Gabriele scoppia nella sua grassa risata e mi rintona dentro la desta come se avessi un dopo sbornia. Facciamo colazione insieme. Cioè, lui fa colazione, io prendo appena un bicchiere di succo, non riesco a mangiare niente di solido o troppo viscoso.

«Nervoso?» mi chiede con un sorriso da sopra la sua fetta biscottata con burro e marmellata.

Alzo gli occhi in un gesto che non lascia dubbi, ma non lo dico esplicitamente perché non lo voglio ammettere nemmeno a me stesso e mentire sarebbe inutile.

«Stai tranquillo, l’ambiente è fantastico non ti devi minimamente preoccupare, poi sono tutti giovani, vedrai che andrà bene.»

In macchina mi ripete per la quarta volta il programma della giornata prima di chiamare il mio tutor.

«Andrè, no niente, ieri sera Carlo ha avuto un’offerta da quelli di fronte all’hotel e c’ha mollati, anche perché non ti vuole come tutor perché tifi la Lazio.»

La mia mente finisce in “errore di sistema” perché da una parte invia il comando alle vene di gelarsi dall’altra manda il comando alla bocca di ridere, e le due azioni sono nettamente in contrasto. Il risultato è una risatina isterica.

«Sto scherzando, è qui con me, due minuti e arriviamo.»

Avevo già intravisto alcuni edifici ieri sera quando sono arrivato, ma l’effetto di tutti questi capannoni è incredibile di giorno. Praticamente gli stabilimenti occupano l’equivalente dell’area del paese.

Parcheggiamo e mi guardo attorno curioso, Gabriele saluta alcune persone in giacca e cravatta che stanno discutendo fuori. Ho anche io una camicia e dei pantaloni più eleganti nella valigia, ma per indossare questo genere di abiti bisogna avere carattere, e quello mi manca ancora. Ho optato per dei vestiti con cui mi sento più a mio agio, pantaloni blu scuro, camicia a quadri blu e maglione di lana azzurro.

Entro nell’edificio dove ci sono gli uffici della dirigenza, della sezione amministrativa e del reparto commerciale, il mio settore.

«Buondì ragazzi, tutto bene? Fatto buon viaggio?» esordisce Andrea scendendo le scale. Ha un accento romano molto marcato, che ho sfruttato per sciogliere il ghiaccio la prima volta che l’ho visto a Cagliari con una battuta.

Andrea ha pochi anni più di me, è giovane, simpatico, tranquillo e sposato con Livia, la ragazza delle risorse umane che mi ha fatto il colloquio.

Per la prima volta faccio un sorriso naturale e mi rilasso.

«Allora, ti porto su in ufficio poi facciamo un giretto turistico.»

«Andrè, alle dieci e mezza abbiamo appuntamento con tua moglie» ricorda Gabriele.

«Sì, sì, nessun problema.»

Andrea ha una calma e una tranquillità da fare invidia al Dalai Lama. Normalmente ho un carattere molto simile al suo, per Gabriele fondamentale in questo tipo di lavoro che prevede una parte tecnica, da progettista, e una parte commerciale, economica e relazionale.

Saliamo le scale e due lunghi corridoi partono a destra e sinistra. Gli uffici hanno tutte le pareti in vetro e io mi perdo ad osservare dentro le persone attorno alle scrivanie e davanti ai propri computer.

«Hai portato il computer?»

A Cagliari ho ricevuto un computer aziendale che ho dovuto portare a Pesaro.

«Certo, è nello zaino.»

«Ottimo, allora per prima cosa portiamo li computer in amministrazione per formattarlo e ti creiamo il tuo account che poi te dico.»

Percorriamo il corridoio a destra e arrivati in fondo entriamo in una sala dove cinque ragazzi stanno lavorando su alcuni computer. Consegno il mio e torniamo indietro.

Più o meno a metà strada incrociamo un uomo alto, brizzolato e con espressione seria.

«Robbè, lui è Carlo» mi presenta Andrea. Stringo la mano e arriva subito Gabriele a salutare Roberto e si mettono a discutere.

«Roberto è il capo di tutto il reparto commerciale» mi spiega Andrea.

Entriamo in una sala conferenze e ci sediamo attorno al tavolo. Roberto mi fa un discorso di presentazione dell’azienda che ho sentito già tre volte, da Livia, da Gabriele e da Andrea a Cagliari.

«Puntiamo molto su di te, per rendere la Sardegna indipendente dalla sede centrale e gestire così in autonomia i progetti. Per questo abbiamo deciso di fare questo periodo formativo, normalmente non lo facciamo con tutti, ma solo con chi riteniamo possa essere un valore aggiunto» Roberto mi guarda negli occhi «Intendo con quelli con cui riteniamo di poter fare un lungo percorso, ti ho già spiegato come si sta evolvendo e riorganizzando l’intera azienda, entro due o massimo cinque anni, e vogliamo investire su di te perchè tu sia parte di questo rinnovamento.»

Il discorsetto ha fatto il suo effetto perché mi sento carico e motivato.

«Quando inizio?» replico entusiasta.

«Non ti spaventa avere tutte queste responsabilità?»

Lo guardo con un luccichio negli occhi.

«Ho le spalle larghe, posso reggere qualunque responsabilità, non desidero altro che mettermi alla prova.»

Roberto rimane colpito perché fa un’espressione compiaciuta, poi si scambia un cenno con Gabriele.

«Mi piace questo ragazzo.»

«Te l’ho detto che è in gamba.»

Usciamo dalla sala e mi sento già parte del gruppo, i miei occhi osservano ogni dettaglio e la mente immagazzina ogni informazione utile.

Il giro nello stabilimento mette in circolo i ricordi dei miei corsi di studio. Individuo la componentistica che ho spesso visto solo sulla carta dei progetti. Camminiamo molto e questo capannone che ha molte linee di produzione in realtà è solo una piccola parte.

«Abbiamo le biciclette per spostarci da una parte all’altra, ah ecco, vedi? Quello in bicicletta è il proprietario» mi spiega Andrea indicando un signore in bicicletta con pochi capelli bianchi.

Gabriele lo ferma e lo saluta in maniera più formale, ma senza perdere la sua aria canzonatoria.

Vengo presentato anche io e noto uno sguardo curioso negli occhi di quel signore che sembra trattare la sua azienda come un figlio.

Proseguiamo fino all’ufficio delle risorse umane dove conosco finalmente dal vivo Livia. Lei mi fa una foto, sparisce per qualche minuto e torna con il mio badge con cui potrò accedere alla mensa. Mi consegna le chiavi della macchina e una card per la benzina. Poco dopo entra il geometra che gestisce le palazzine dell’azienda, e mi fa strada dentro il paese per vedere l’appartamento. Prelevo la mia valigia dall’auto di Gabriele e salgo le scale fino all’ultimo piano di una palazzina di tre piani, il geometra apre la porta e…

Restiamo tutti e tre per qualche secondo senza fiatare.

«Ma che razza di ingegnere è questo?» chiede Gabriele disgustato.

Il geometra è visibilmente imbarazzato ed impietrito. La casa è sotto sopra: i resti della colazione vagano dalla tavola al lavello, il divano e le sedie sono occupate dai vestiti e in giro ci sono scarpe e persino una valigia nel corridoio.

L’unica parte della casa non toccata da quel casino è la mia stanza.

Il geometra mi consegna le chiavi e scappa prima di beccarsi una qualche strana malattia esotica. Sono un tipo estremamente ordinato, al limite dell’ossessività, quella vista mi ha dato un dolore fisico e un principio d’infarto, ma sono in modalità “sopravvivenza” e avevo già considerato questo scenario. I ragazzi della mia generazione, ingegneri o non per la delusione di Gabriele, vivono costantemente nella modalità “studente fuorisede” anche dopo gli anni universitari. Il primo principio della dinamica recita che solo una forza esterna può alterare lo stato di quiete di un corpo, quella forza, per un ragazzo del genere, è solo quella di una donna. Con buona pace delle femministe. Quando un uomo inizierà all’improvviso ad essere ordinato e pulito, è perché c’è di mezzo una donna. In questo caso è abbastanza palese che la ragazza del mio coinquilino o non esiste ancora o non vive nelle vicinanze per non essere attratta dal campo gravitazionale che genera quella pila di panni sul divano, talmente è grande.

Gabriele mi lascia il tempo di svuotare la valigia, anche se avrei preferito farlo con calma in serata. Metto alla rinfusa le cose a caso nell’armadio che poi ordinerò dopo, la biancheria in un cassetto e svuoto lo zaino della roba inutile da portarmi appresso e Gabriele mi riporta in ufficio. Sembra più traumatizzato lui di me da quel disordine e si sente terribilmente mortificato, come se fosse colpa sua. Cambio argomento e mi concentro sul resto del giro turistico. Dopo il pranzo in mensa, Andrea mi porta a vedere gli altri stabilimenti.

La sera, quando torno a casa con la mia macchina, mi sento frastornato.

Tante cose da assimilare in così poco tempo, troppe novità alla fine hanno preso il sopravvento.

Per la prima volta, mi sento piccolo.

Non ho il tempo di pensarci troppo. Con quel senso di svuotamento vado a prendere qualcosa per la colazione di domani e, infine, a cena con Andrea, Gabriele e Roberto in un locale a Pesaro.

La vita da adulti è molto più frenetica di quanto pensassi.

Serie: Il diario del tirocinante


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Discussioni

  1. Ciao Carlo, riprendo la tua serie dopo parecchi mesi ma è come tornare a casa (una casa ordinata, meglio specificare visto il disastro trovato dal protagonista del racconto, quando ha fatto visita al suo appartamento). Mi unisco agli altri nel dire che è piacevole leggerti, consenti al lettore di entrare in completa empatia e vivere la situazione. Ora sono curiosissima di conoscere il coinquilino: ti dirò una cosa… quasi, quasi, spero sia una donna. Lo dico perchè l’ordine, o in questo caso disordine, non ha “genere” 😀

    1. Ciao Micol! Che bello ritrovarti. E sono felice di farti sentire a casa (una casa ordinata). Confermo che l’ordine non ha genere! Le mie sorelle sono disordinate croniche mentre io al limite della mania per l’ordine!

  2. Avevo qualche minuto e ho pensato di leggere qualcosa, così ho aperto questo secondo episodio (ero curiosa di conoscere il seguito del viaggio!). Mi è piaciuto molto, complimenti! A volte, leggendo sul computer mi stanco, mi distraggo. Tu invece sei riuscito a mantenere viva tutto il tempo la mia attenzione 🙂

  3. “In questo caso è abbastanza palese che la ragazza del mio coinquilino o non esiste ancora o non vive nelle vicinanze per non essere attratta dal campo gravitazionale che genera quella pila di panni sul divano, talmente è grande”
    Che ridere!!👏

  4. Ciao Carlo, questo secondo episodio mi ha convinta anche aggiormente del primo, la tua scrittura e’ piu’ fluida, come le prime vasche in piscina dopo una buona sessione di riscaldamento. Ecco, mi pare tu ti sia riscaldato, complimenti, La confusione nell’appartamento poi, con il riferimento alla prima legge della dinamica, e’ strepitosa.

    1. Ciao Nyam! Credevo di aver risposto prima al tuo commento e invece arrivo in ritardo. Grazie! Hai proprio ragione. L’accostamento con la piscina mi piace tantissimo, da ex agonista di nuoto che sono. Più si scrive più si prende la mano, il primo episodio l’ho scritto di getto, di venerdì sera e dopo parecchio tempo che non scrivevo, e giustamente hai ben notato parecchi errori! La prima legge della dinamica è stata divertente da inserire, mi sta piacendo inserire qua e là alcune cose scientifiche e di ingegneria, penso che ci stiano bene visto lo sfondo di questa serie. Buon fine settimana! Un saluto a tutte e 2+1 😉

  5. È molto denso di informazioni questo episodio e ogni momento, azione e luogo sono descritti in maniera dettagliata e minuziosa. Tuttavia, a mio parere, il vero protagonista è lo stato d’animo di Carlo che passa dal timore, alla tensione, all’entusiasmo, fra momenti quasi scoraggianti e altri invece perfetti. Credo che quando scriviamo partendo da noi, ciò che ne esce sia veramente qualcosa di notevole e il lettore lo sa. Sono molto interessanti anche i personaggi che cominciano a delinearsi. Sono curiosa di incontrare il coinquilino e di capire se fra i due può funzionare. Bravo Carlo! Mi piace molto

    1. Grazie Cristiana! Hai ragione, le emozioni sono il vero protagonista e spero di averle rese bene. L’incontro tra un ossessivo dell’ordine e un disordinato cronico può solo riservare sorprese! Buon fine settimana!

  6. Entusiasmante anche questo secondo episodio, per il protagonista del
    racconto e per il lettore o lettrice che si riconosce in lui o sogna di raggiungere gli stessi obiettivi. Lettura molto piacevole anche per chi, per motivi anagrafici, ha gia` vissuto tutte le tappe del percorso lavorativo fino al ritiro definitivo, con molte batoste in saccoccia e un grosso bagaglio di esperienze preziose. L’ ambiente lavorativo in cui si e` trovato l’ ing. Carlo, sembrava, inizialmente, quasi perfetto. Il disordine finale nell’ alloggio dei due giovani colleghi ha reso piu` realistico un contesto che appariva fin troppo positivo. Chissa` quanti aspetti, belli o brutti, scopriremo ancora, nei prossimi episodi. La curiosita` e` tanta.