
Gli illeciti
In un piccolo appartamento, vi erano un padre, Alberto Guasconi, accomodato sul tavolo da pranzo con il piatto vuoto e il giornale aperto su una notizia di cronaca; una madre, Giovanna Gentili, canticchiante e appena seduta al tavolo, dopo aver preparato il pranzo per l’arrivo del figlio per le due ed un quarto.
Alberto guardò l’orologio, le 14:06. Sua moglie accese la televisione e mise Forum. Dai pochi dialoghi che riuscì a sentire capì che la madre di una ragazza non permetteva che ella si fidanzasse con un uomo di quaranta anni.
La porta d’ingresso si spalancò ed entrò un ragazzo con i capelli neri sparati in aria da ettolitri di gel; jeans neri con più strappi che stoffa; una maglia degli AC/DC che sembrava essere stato assalito dalle termiti ed uno zaino rosso con una spallina più lunga dell’altra.
– Ciao ma’, ciao pa’ – salutò distratto, appoggiando lo zaino per terra e sedendosi al tavolo con il telefono accanto al piatto.
– Ciao Geraldo, Come è andata a scuola? – chiese il padre ancora interessatissimo al caso su Forum.
– Te l’ho detto, sono Al! –
Alberto lo guardò e alzò le spalle. Mentre cominciavano a mangiare, Giovanna cominciò a fargli le consuete domande di cui Alberto non si sentiva di prendere parte; ma a lui non sfuggiva l’atteggiamento decisamente strano di suo figlio. Insomma, molto più strano del solito. Aveva uno sguardo stralunato, mangiava lentamente, guardava il telefono di continuo e, dopo qualche secondo, smise di mangiare. Riusciva quasi a vedere le rotelle cercare di ingranare.
– Figliolo, tutto bene? – chiese all’improvviso Giovanna – sembri fumato, tesoro.
– Che?! – esclamò Geraldo guardando sua madre come se si accorgesse solo allora della sua esistenza.
– Quante canne ti sei fatto figliolo? – chiese Alberto sarcastico.
– Eh… è che… pa’ ma come funzionano le ragazze? –
Giovanna divenne tutta colorata, allargò un sorriso e, come una bambina davanti alla caramella, esclamò:
– Oh! il mio patatino si è innamorato! Dai! chi è? Dimmi tutto! –
– Eh figliolo, per conquistare una ragazza è necessario dimostrare di essere una persona gentile, cortese e responsabile. –
A queste parole Geraldo abbassò lo sguardo abbattuto:
– Bisogna avere fascino, essere attraenti. –
Geraldo diventò ancora più scuro. Alberto, a quel punto, nel tentativo di dargli qualcosa a cui sperare disse:
– Senti, se proprio va male digli che hai un bell’attrezzo, alle volte basta quello. –
– Davvero? – chiesero in coro Geraldo e Giovanna.
– Provare, per credere figliolo! –
Il giorno dopo, Alberto caricò il figlio in macchina e cominciò a scarrozzarlo lungo le strade urbane in pieno pomeriggio verso un quartiere del centro.
– Come si chiama? – chiese.
– Rosalba – rispose il ragazzo.
– Rosalba – ripeté Alberto, giudicando che fosse un nome molto bello.
– È carina? –
– Sì, va all’accademia d’arte. Nel disegno è veramente top. –
Passarono l’incrocio, entrarono in una via residenziale e Alberto parcheggiò nel primo posto che trovò, lasciando che il figlio sbollisse l’ansia in macchina per due secondi.
– Mi raccomando figliolo, se le cose si mettono male… –
– …ricordati dell’attrezzo – completò il figlio.
– Grande campione! – esclamò Alberto tirando una spolmonante pacca sulla schiena del figlio.
Geraldo scese dalla macchina, si fermò davanti al cancelletto, premette il campanello e, dopo qualche secondo, uscì dal portone principale dello stabile, l’essere più bello che avesse mai abbandonato il paradiso.
Quei capelli ramati, quegli intensi occhi azzurri, quel corpo sinuoso con tutte le curve al posto giusto, quel viso dolce come un bignè, tutto da mordere. Alberto sentì il suo cuore cominciare a pulsargli nelle orecchie e dovette usare tutta la sua forza di volontà per non scendere dalla macchina.
Passarono ben tre settimane e Giovanna vedeva suo marito diventare sempre più scuro, distante e distratto, era preoccupata e come dargli torto? Alberto aveva ancora la mente tra le curve di Rosalba. Rosalba, ma che bel nome. Geraldo, l’aveva scelto sua moglie ma non era un gran ché; in effetti era un nome da sfigato: come fa una che si chiama Rosalba a stare con un Geraldo? Quale donna si sarebbe messa con uno che si vestiva con i pantaloni strappati e quei buchi alle orecchie?
Rosalba era così fine ed elegante, si meritava qualcuno che avesse, quanto meno, intenzioni serie. Chi poteva saperlo meglio di lui? Era sposato da trent’anni.
– Sono un po’ preoccupato pa’ – gli disse un giorno Geraldo.
– Che cosa ti turba figliolo? – chiese Alberto nervoso.
Alberto non riusciva a fare pace con il proprio stomaco, di recente, quando vedeva suo figlio, faceva fatica a sopportare la sua vista.
– Rosalba si comporta in modo strano, non mi rispose ai messaggi, è distratta. –
Alberto, senza staccare gli occhi dal giornale, rispose con noncuranza:
– Forse ha trovato qualcun altro. –
– Tesoro! – gridò Giovanna indignatissima – ma che ne sai? – poi si rivolse al figlio – Forse sta solo passando un brutto momento! –
– Eh quando una donna sparisce è un brutto presagio – nonostante cercasse di nasconderlo, Alberto non riuscì a trattenere un sorriso compiaciuto.
Geraldo con le mani tra i capelli esclamò:
– Non ci credo! Rosalba non è così non può avermi fatto questo! –
Alberto, con fare paterno, si avvicinò a suo figlio, gli appoggiò una mano sulla schiena:
– Figliolo, non ti agitare! Io ne ho buttata una ma non è detto! – nel sentirlo il figlio lo guardò con una certa speranza – solo Dio può sapere che cosa gira nella testa di una donna. Magari… passando per via Marradi, faccio per fare un esempio eh?! Ha incontrato un uomo più maturo e più bello di te, non la vedo tanto strana come ipotesi. –
– No! Io non accetto di perdere Rosalba per un coglione qualunque! Domani parlerò con lei e
ti dimostrerò che non c’è nessun’altro! –
In quel momento il suo cellulare vibrò ed il ragazzo, veloce come una faina, afferrò il telefono e cominciò a tremare. Alberto lo fece sedere e chiese:
– Cosa succede? –
– L’ha detto! –
– Cosa? –
Geraldo gli fece vedere il telefono: “ti devo parlare”.
Un mese dopo.
Al contrario del figlio, Alberto non era troppo preoccupato, anzi, si può dire che era euforico. Era da un giorno che le cose andavano molto bene.
– Tesoro, ti vedo molto di buon umore oggi! –
– Certo! Oggi al lavoro ho avuto una crush –
– Una cosa?! – chiese Giovanna confusa.
– È una parola che usano i giovani per dire che hai incontrato una nuova amica. –
Prima che Alberto potesse gettarsi in lusinghe, la porta di casa si aprì di scatto, passi pesanti giunsero fino alla cucina, sulla soglia c’era suo figlio, rosso quanto la sua maglietta, con la fronte sudata ed il respiro pesante come quello di un toro.
– Te la fai con Rosalba?! –
Ad Alberto gli ci volle qualche secondo per accettare ciò che era appena successo.
– Ma come ti permetti?! – si difese.
– Me l’ha detto lei! Confessa! Ho gli screen di tutti i whatsapp! –
Geraldo gli scrollò gli screen davanti agli occhi e Alberto cominciò a sentire la bocca asciugarsi.
– Ho solo dimostrato a Rosalba che poteva avere di meglio – rispose impettito.
Sia Geraldo sia Giovanna spalancarono gli occhi.
– Di meglio?! Ma lei ha sedici anni! Tu sei un matusa! –
– Sei andato con una ragazza di sedici anni!? – esclamò Giovanna incredula.
– Non conta l’età! – replicò Alberto deciso – ma la maturità e lei era troppo matura per stare con te! –
– Mi hai tradito con la fidanzata di tuo figlio?! – esclamò Giovanna in affanno.
– Spero che tu ti sia divertito! Devo aspettarmi un fratellastro? –
– Il fratellas… oddio, mi gira la testa – disse Giovanna cercando di sedersi su una sedia.
– Il mio è un amore vero! Solo una mente ristretta come la tua potrebbe scambiarla come una sola voglia di divertirsi. –
– Un… un amore ve… ed io cosa sono allora?! – esclamò Giovanna rabbiosa.
– Zitta Giovanna, è una questione tra me, mio figlio e la nostra donna! – rispose Alberto fomentato.
Un tonfo e Giovanna giacque a terra svenuta ma entrambi non sembrano preoccuparsene.
– Ah davvero! Che vuoi fare un harem insieme alla mamma? –
– Perché tu avevi intenzioni serie? – replicò Alberto altezzoso.
– No, ma io non sono sposato! E soprattutto non sono un matusa ruba-fighe! –
Geraldo, si voltò ed uscì di casa. Giovanna rimase a terra ancora per qualche ora, il tempo che ci mise Alberto per riprendersi. Pensava di riuscire a sostenere una sfuriata di suo figlio con orgoglio; eppure, non riusciva a pensare a nient’altro se non a quanto si sentisse una merda.
Qualche ora dopo, Giovanna si riprese, lo guardò sospirando e chiese:
– L’hai messa incinta davvero? –
Alberto scosse la testa abbattuto.
– Menomale… – poi la moglie lo guardò sollevata – amore, va bene andare con una persona più giovane! L’ho fatto anche io! Ma non con una minorenne e fidanzata! –
Alberto annuì con sguardo bastonato, chiedendosi solo dopo cosa intendesse la moglie dicendo: “l’ho fatto anche io”.
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Probabilmente, è meno grottesco e più verosimile di quanto possa sembrare.
Bel racconto, scorrevole e molto coinvolgente.
beh, vuole essere comico; “grottesco” in effetti non lo so ma il comico grottesco era l’unico genere in cui potevo infilarlo. “Verosimile”…mmmh… ho come l’impressione che tu abbia avuto esperienze simili o sentito storie simili. in tal caso sarei curiosa. Grazie per il commentino.