Gli unicorni

Serie: Il giorno della memoria


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Enrico riesce a liberarsi dall’aggressore e a legarlo, quindi riprende ad ascoltare la conversazione che avviene tra le due donne. All’improvviso una delle due inizia a cercare qualcosa in un diario. Enrico riesce a leggerne alcune parti in cui si parla della repressione cinese in Tibet.

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10 ottobre 2018

Ad oggi sono state rilasciate oltre 2.500 persone. I tibetani che hanno scontato lunghe condanne dopo le proteste, a causa di un coinvolgimento effettivo o presunto, sono stati trattenuti nel centro di detenzione di Gutsa prima di essere trasferiti nelle carceri. Sono riuscita a contattare un ribelle chiamato Dasar, di Sershul, nell’area di Kham, che è stato imprigionato a Lhasa, accusato di coinvolgimento nelle proteste del 10 marzo 2008. È tornato a casa a maggio.

La sua voce era profonda, e anche se non conosco la lingua tibetana sono riuscita a sentire tutta la frustrazione, tutto il disincanto. Ecco la traduzione della sua testimonianza:

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Enrico salva quanti più fotogrammi possibili (12 al minuto) del video che arriva sul monitor, e subito li invia per l’elaborazione. Molti sono sfocati. Qualcuno no.

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Collegata al mandato del segretario del Partito Chen, la Campagna internazionale per il Tibet ha monitorato una stretta collaborazione tra i funzionari della sicurezza sia nella TAR che nello Xinjiang. Nel novembre 2016, l’attuale segretario del partito TAR Wu Yingjie ha affermato che le autorità dello Xinjiang avevano aiutato attivamente il lavoro di stabilità sociale in Tibet per molto tempo, e che ora questo sarebbe stato rafforzato, con un’enfasi particolare sulla salvaguardia della sicurezza delle frontiere. 

In seguito alle proteste del 2008, il sistema carcerario è ancora più impenetrabile, con i prigionieri contestatori che, dopo esser stati rilasciati, vengono tenuti sotto stretta sorveglianza; inoltre non è permesso loro di parlare della dura prova a cui sono stati sottoposti, o del benessere di prigionieri colpevoli di altri crimini, né al mondo esterno, né ai….

Incredibile come riesca a cambiare la realtà cambiando i nomi a cose e fatti. Neppure gli animali ha risparmiato. Bue tibetano! Ma qual è il suo vero nome?

…Radio Free Asia (22 aprile 2012): nel marzo 2012 undici tibetani sono stati arrestati a Lhasa, molto probabilmente a Gutsa, per aver avuto nei propri cellulari immagini del Dalai Lama o canzoni su di lui. Il rapporto citava un documento ufficiale datato 6 aprile, emesso dalla Brigata PSB di Lhasa per reprimere la criminalità organizzata.

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All’improvviso l’immagine a video cambia. E una voce rompe il silenzio del microfono in ascolto.

“Sorpresa?”

“Come…”

“Lasciatela stare! Forse è rinsavita. Stai meglio, Miriam?”

“T’interessi di me, o ti servo per altro?”

“Ti riferisci al diario?”

“Vuoi che torni a parlare degli unicorni?”

“M’interesserebbe più parlare dei buoi che grugniscono. Ma il problema rimane il tempo.”

“Dici che esiste?”

“Se lo puoi misurare con qualcosa, sì!”

“Oplà! Adesso a rinsavire sei tu!”

“Senti, lasciamo stare i miraggi. Qui, dov’è che parli di Perroni?”

“Ah, adesso t’interessa l’imprenditore. E come mai? Hai avuto una visione?”

“Ascolta, Miriam. Se mi aiuti a individuare dove si trova Perroni, io, poi, posso spiegarti tutto.”

“Rebecca, ti ripeto che ho perso fiducia in te. Guarda come mi hai ridotta! E mi chiedi di aiutarti! Aiutare te, che menti da mesi e oggi mi tratti così?”

“Sei tu che l’hai voluto.”

“Hanno trovato qualcosa?”

“No, però…”

“E allora perché sono ancora legata? Tu, logicamente, non ne sapevi nulla!”

“Ti avevo avvertita dei passi!”

“Oh certo, che premurosa! Hai avvertito anche il collettivo Chinese Youth Stand for Tibet? Ma cosa dico? Avvertire di cosa, poi?”

“Stai farneticando. Non so di che parli.”

“Appunto: io fumo e tu perdi la memoria. Io non sarò cambiata. Tu, invece, sì! Eccome!”

“O me lo dici tu, o lo trovo io!”

“Non è sotto la tazza!”

La pausa permette a Enrico di rinsaldare i nodi che tengono fermo l’aggressore, e di imbavagliarlo dato che, nominato il tale Perroni, aveva iniziato una serie di minacce, intimidazioni e maledizioni. Intanto arrivano altri stralci delle foto precedenti.

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Un resoconto dello scrittore tibetano Tsering Woeser, riguardante le detenzioni successive al 2008, dà un’idea della portata delle torture e delle incarcerazioni. In un blog contemporaneo pubblicato il 12 aprile, un mese dopo lo scoppio delle proteste, scrive: «Più di 800 persone sono state detenute all’interno di un magazzino presso la stazione ferroviaria di Lhasa. Alcuni erano sorvegliati da soldati e altri dalla pubblica sicurezza. Coloro che erano tenuti in detenzione dall’esercito hanno subito brutali torture fisiche, percosse e sono affamati. Quelli detenuti dalla polizia se la sono cavata meglio perché gli è stato servito del cibo. Successivamente, alcuni di loro sono stati trasferiti…

…i progetti di energia idroelettrica e di dighe della Repubblica Popolare Cinese stanno portando maggiori violazioni dei diritti umani e danni ambientali in Tibet. Poiché i fiumi più grandi dell’Asia hanno origine nell’altopiano tibetano, la costruzione di dighe idroelettriche in Tibet minaccia anche l’approvvigionamento idrico, i mezzi di sussistenza e la salute di oltre 2 miliardi di persone in Cina, nel sud e nel sud-est asiatico.»

27 gennaio 2001

La dirigente scolastica è passata come un cagnolino servizievole. Voleva assicurarsi che tutti stessimo eseguendo gli ordini. Quando è entrata in classe e si è trovata a tutto schermo un damaru, il piccolo tamburo tibetano, ha impiegato un po’ di tempo a focalizzare l’attenzione su di me (sarà stata la musica di sottofondo?)

Comunque pensavo che la romanzina sarebbe stata più insistente. Strano che non abbia alluso a nessuna lettera di richiamo!

Ho cercato in tutti i modi di farle capire che gli ebrei uno Stato ce l’hanno, i tibetani no. Sono stata calma nel ripeterle che la memoria non serve solo a conservare morti i morti, ma anche a tenere in vita i vivi. 

Perciò…

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Continua...

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Discussioni

  1. Ciao Luigi, quindi, se ho capito bene, Enrico indaga sulla costruzione del ‘Dragone’, la diga più grande del mondo? E sui possibili interessi poco chiari da parte di qualche organizzazione? La leggenda vuole che gli unicorni avessero il potere di neutralizzare i veleni: chi sono nel racconto? Un movimento ecologista? Sto indagando anch’io.

  2. Un intreccio coinvolgente! Il diario, la sorveglianza, il dialogo tra le due donne, si alternano con grande naturalezza e tengono sempre in tensione. La questione tibetana dà al racconto uno spessore reale e sentito. E la riflessione finale sulla memoria, che non serve solo a conservare morti i morti ma a tenere in vita i vivi, è davvero un momento toccante.