Gargantua, principe dell’India, ripensa agli elefanti (quinta e ultima parte)

Serie: La prima regola


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Nel mentre, aveva preso uno zaino e alcuni strumenti dalla capsula e si preparava a uscire. “Ci vediamo da qualche parte. Se ci va bene!” alzando la mano e scomparendo dietro una porta scorrevole azionata a mano.

“Vai via anche tu subito?” domandò Francesca a Gargantua. Il giovane annuì, si avvicinò a William e gli prese le mani prima di parlare guardandolo dritto negli occhi. “Gli elefanti esistono ancora nell’Ecumene, anche se qui non ci crede più nessuno. Loro hanno una memoria prodigiosa. Tu ci hai liberati perché hai ricordato qualcosa, hai interrotto la catena dell’oblio che tiene insieme le metropoli, i connessi, e la guerra contro l’Ecumene. Hai contrapposto la tua memoria interna alla memoria esterna dell’archivio di Omnia. E così hai cominciato a interagire con l’ambiente, il tuo volume si è contrapposto alla sua pressione e l’energia è fluita verso noi, conducendoci qui. Hai fatto come gli elefanti che modellano l’ambiente abbattendo alberi per creare radure, scavano pozzi d’acqua che dissetano altre specie, tracciano sentieri percorsi da chiunque. Creano distruggendo, ridonano al circostante ciò che prendono per sé. Ti ringrazio William Prescott, mi hai fatto capire la grande leva per aumentare l’entalpia di chi ha rifiutato Omnia, e per combattere l’entropia delle metropoli. La memoria è la chiave di tutto, e gli elefanti ce lo ricordano ricordando.”

In poche ore, del piccolo gruppo di fuggiaschi non rimase nulla. L’ultima ad andarsene fu Francesca, dopo aver ripetuto a William il comportamento da assumere: avrebbe vagato in superficie fin quando qualche macchina non l’avesse fermato, quindi si sarebbe giustificato dicendo che era stato rapito da una banda di malintenzionati, ma avrebbe dovuto dire di non ricordare nulla. “Non faranno una piega dopo che dalle analisi, che ti faranno immediatamente, risulteranno dosi massicce di Eptathol in ciò che resta del tuo sangue.” Terminò avvertendolo che lo avrebbero identificato tramite il gemello digitale, e gli avrebbero comunicato la sua nuova destinazione: livello 4, circoscrizione 33, settore 12, capsula 78b.

“Mansione?” chiese l’ex educatore. “Segretario.” “Di chi?” “Il direttore dell’Istituto.” La smorfia di William rese eloquente ciò che pensò: un incarico di poco conto. Francesca non gli diede troppo peso.

“Magari ci rivedremo”, disse lui. “Sì, dieci ore sono state poche”, aggiunse lei.

Dieci ore, ripeté a mente William Prescott, non devo dimenticare di prendere le pillole. Fu l’ultimo pensiero, mentre gli occhi si ritraevano nella caverna confortevole dell’oblio, colpiti da schegge che qualche gigantesca luminaria produceva in ricordo del Sole. Camminò come se non fosse successo nulla. Cercò di dimenticare gli ultimi avvenimenti. Lentamente la vecchia realtà riacquisiva le fattezze note. 

Le macchine, travestite da androidi affabili ed efficienti, lo identificarono. Addirittura, per un attimo, mentre lo riconducevano nel nuovo luogo di lavoro, gli sembrò che il Sole splendesse davvero in cielo, senza l’aiuto dei satelliti e delle scosse elettriche.

Continua...

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