Guidando verso il sole

Il piede schiacciato sull’acceleratore, il vento che entra dal finestrino di questa dannata utilitaria. Chi l’ha mai voluta una macchina del genere? Vent’anni fa sognavo una bella decappottabile da spingere al limite, di quelle che ti incollano al sedile quando ingrani la marcia giusta.

Invece il motore di questo catorcio prossimo alla rottamazione sembra quasi un vecchio che rantola in cerca d’aria poco prima di esalare l’ultimo respiro. Il serbatoio è pieno e io sono pronto a mangiare asfalto per colazione, pranzo e cena, senza pietà. 

Vi starete chiedendo perché uno debba mettersi alle spalle tanti chilometri, magari ha rubato qualcosa, magari ha commesso un reato? In realtà credo di non aver compiuto gesti troppo gravi, almeno secondo me.

Questa mattina mi sono svegliato, come al solito, ho fatto colazione con latte e biscotti, come ogni giorno, ho aspettato mia moglie. Non ci siamo detti niente se non un saluto di quelli che dimentichi l’istante dopo averlo ascoltato. Non ci siamo guardati nemmeno quando mi ha chiesto di passarle lo zucchero. Non ci siamo sfiorati nemmeno quando mi ha passato la tazza del caffè per metterla nel lavandino e lavarla al nostro ritorno. 

Siamo usciti di casa dopo esserci cambiati, faceva freddo e le dita hanno perso sensibilità dopo aver fatto quattro passi nel viale. Ho acceso il catorcio e mi sono diretto alla solita meta del sabato mattina: il supermercato. Uno di quei posti che ti tolgono la voglia di vivere, pieni di gente.

Quel giorno alle casse la fila era talmente lunga che non se ne vedeva nemmeno la fine, eravamo davanti al bancone del pane, in attesa di pagare, non ci si muoveva di un millimetro, neppure per miracolo. Mia moglie con il carrello tra le mani, lo stringeva come il capitano di una nave fa con il timone. 

“Io vado a prendere una cosa che avevo dimenticato” l’ho detto senza nemmeno pensarci, senza aspettare risposta. 

Sono uscito dal supermercato senza niente in mano se non le chiavi dell’auto, ho messo in moto e non ho più fatto ritorno. 

A volte certe scelte ti capitano davanti agli occhi e devi capire se coglierle oppure lasciarle fuggire. Io ho scelto la prima alternativa.

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Discussioni

  1. La quotidianità è spesso nemica. Un rapporto è simile al fuoco, ha molte fasi prima di diventare brace: bisogna alimentarlo con costanza o alla fine si spegnerà. Il racconto permette al lettore di immedesimarsi d’immediato con il protagonista: la sua, potrebbe essere la storia di molti.