
Guidati da una forza misteriosa
Serie: La Storia non sempre si ripete
- Episodio 1: Una Domenica Qualsiasi
- Episodio 2: Un Improvviso Lampo di Luce
- Episodio 3: VISIONI, Parte I
- Episodio 4: VISIONI, parte II
- Episodio 5: Postumi
- Episodio 6: In preda agli effetti dello shell shock
- Episodio 7: Nuova realtà
- Episodio 8: Alle Armi
- Episodio 9: Guidati da una forza misteriosa
- Episodio 10: …E la Vita Continua
STAGIONE 1
I sentieri dall’esterno sembravano infiniti, ma cercai di indovinare grosso modo la direzione. Ad un certo punto, il percorso si fece pian piano sempre più impervio. Quando iniziò a farsi troppo ripido, decidemmo di scendere. Non faceva eccessivamente caldo. I raggi del sole non riuscivano a penetrare la cupola formata dalle fronde degli alberi. Ma l’umidità che saliva dal terreno rendeva l’aria più pesante e il sudore, non evaporando, rimaneva incollato addosso.
Durante la discesa ci imbattemmo in un ammasso roccioso. Ci sporgemmo e ci ritrovammo affacciati su una stretta stradina. Doveva essere stata percorsa spesso, la terra era battuta. Ad un certo punto, dalla curva alla nostra sinistra sbucò una macchina.
Procedeva a passo d’uomo. A bordo, due uomini in divisa nera. Alle loro spalle, all’incirca una mezza dozzina di soldati. Misi l’indice sulle labbra e feci segno a Matteo di rimanere in silenzio. Più si avvicinavano e più avevo paura che potessero scorgerci.
– Facciamo il giro del masso – sibilò Matteo.
Appena ci avviammo, Matteo perse momentaneamente l’equilibrio e urtò una pietra con il piede, la quale ruzzolò giù finendo sul sentiero, poco più avanti rispetto alla macchina. I soldati si allarmarono e il loro vociare si sovrappose all’instancabile cinguettio degli uccelli. Tirai immediatamente Matteo verso di me.
Se ci avessero visto, sarebbe stata la fine per entrambi. Sarebbero saliti a controllare? Non ne ero sicuro, ma era meglio nascondersi.
Continuai a tirarmi appresso Matteo che strascicava un po’ la gamba, per via della botta presa qualche minuto prima. Mi fermò lui strattonandomi la manica della maglia. Col fucile indicò una piccola rientranza poco sotto la collinetta che avevamo superato. Rischioso, ma non avevamo molta scelta. Ci infilammo dentro. Ci schiacciammo aderendo alle pareti umide e semi protetti da cespugli di felce che facevano da cuscinetto. Non passò molto finché iniziammo a sentire un bisbigliare misto al rumore di foglie calpestate. Esattamente di fronte a noi, tre soldati stavano scandagliando la zona. Ad un tratto, uno volse lo sguardo verso la nostra direzione. Mi si gelò il sangue nelle vene. Per l’agitazione mossi il piede e diedi un colpetto alla caviglia di Matteo. Per poco non cacciò un urlo. Dovette iniziare a mordersi la mano con la bocca. Il soldato richiamò gli altri due e fece segno loro di avvicinarsi e indicò verso di noi. Più si avvicinavano e più il mio cuore sobbalzava in petto, avevo l’impressione che da un momento all’altro sarebbe uscito passando dalla gola per fuggire via spaventato. Anche Matteo era sofferente, le sue mandibole non mollavano la presa sulla sua povera mano.
Ad un tratto sentimmo urlare da sotto. Doveva essere uno dei due gerarchi sulla jeep. Gli uomini si risistemarono il fucile in spalla e scesero.
Il sangue riprese a scorrere dentro di me. Ora potevo sentire in tutti gli arti un fortissimo formicolio. Matteo aveva ormai impresso sulla mano un semi-cerchio infuocato prodotto dal calco dei suoi denti. Aspettammo un po’ prima di uscire nuovamente allo scoperto. Ci affacciammo sulla strada, erano abbastanza lontani.
– Dobbiamo sbrigarci e arrivare prima di loro.
– Dove?
– A casa della ragazza.
– Quale ragazza?
– La ragazza che vive nella casa che loro metteranno a fuoco e fiamme.
–Tutte quelle urla e il boato delle fiamme. Ricordo ancora tutti i dettagli uditivi.
Matteo si perse per un momento con lo sguardo nel vuoto.
– Forza, mettiamoci in marcia e cerchiamo di arrivare prima di loro, dobbiamo impedire che avvenga quello scempio!
– Siamo solo in due, dubito che ce la faremo.
– Dobbiamo tentare!
Nei momenti di dubbio o incertezza di uno, l’altro dava manforte. Questo era il rapporto tra me e Matteo. Tuttavia, mentre eravamo in marcia, cominciai a chiedermi alcuni perché. Al di là di dove ci trovavamo e oltre allo shock del viaggio a ritroso nel tempo, già di per sé avvenimenti alquanto inspiegabili, la cosa per cui cominciai ad interrogare me stesso era: perché stavamo facendo tutto ciò? Come mai eravamo così determinati nell’andare a salvare persone che neanche avevamo mai visto anzi, addirittura vissuti in un’altra epoca?
Non avrei mai saputo spiegarlo a parole, ma c’era una forza che ci guidava, che in qualche modo ci indicava la via. Perché sapevamo che forse, a seguirla, ci avrebbe condotti alla salvezza. In un modo o nell’altro.
Allo stesso modo, sapevo che ci stavamo avvicinando alla casetta. E più camminavamo, più percepivo una crescente forza attrattiva. Il sentiero doveva essere una parallela alla strada, ma si trovava più in mezzo alla faggeta. Ogni tanto si apriva qualche piccolo appezzamento di terreno con delle casupole arroccate. L’uomo aveva vissuto in quei luoghi, ma ora la natura stava pian piano riprendendo ciò che le era stato rubato.
Quando sbucammo sull’ennesimo piccolo spiazzo, in fondo vedemmo spuntare la casetta. Un rivolo di fumo fuoriusciva dal comignolo. Un calumet della pace fatto in pietra. Eravamo arrivati in fretta. Si era già fatto buio. Quando arrivammo all’ingresso, vidi quello che avevo già visto. Gruppi di gente attorno al pentolone dentro la cucina. Fu lì che ti vidi, ma questa volta di persona. Ma al tuo fianco ecco lui, il traditore.
Per Matteo, avendo ancora in mente le voci dei dialoghi sentiti durante le sue notti, non fu difficile introdursi. Fummo accolti come gente di famiglia. Mangiammo pane, formaggio e vino e ci potemmo rilassare un po’. Non potevamo agire contro il traditore per non creare casini, ma era meglio continuare la recita per tenerlo d’occhio. Tu ci guardavi, ma eri di poche parole. Le tue trecce ordinate, i tuoi vestiti candidi e quegli occhi sorridenti. Sarebbero durati poco. Dovevamo fare qualcosa, e in fretta. Perché quella casa di famiglia apparentemente innocua da tempo fungeva da rifugio segreto per i partigiani della zona e punto di sosta per le staffette.
Qualche ora più tardi, ci portarono nella stalla e ci fecero disporre in due scompartimenti adiacenti ma separati, nascosti dalle bestie. Il nostro nuovo “amico” si dispose nel suo giaciglio. Nel frattempo, io e Matteo, cercammo di definire un piano d’azione. Non ci fidavamo a dormire entrambi in presenza di quel traditore, così decidemmo di fare i turni di guardia. Prima dormicchiai io un po’, poi mi diedi il cambio con Matteo. Non ero riuscito a dormire serenamente, ero troppo teso. Purtroppo, però, mi addormentai durante il mio turno, verso le prime luci dell’alba. Avevo la pistola premuta contro la chiappa.
Fui svegliato di soprassalto. Sentii qualcosa di liscio e freddo scorrermi sulla gola. Mi ritrovai il traditore a due centimetri dal viso. Era accucciato e si mise a frugarmi nelle tasche.
– Chi siete. Non vi ho mai visto prima.
– Siamo giunti dalle campagne dei paesi confinanti, figli della terra – senza Matteo a guidare i dialoghi, dovevo improvvisare.
– Beh, io conosco quasi tutte le famiglie del luogo e non vi ho mai visto. Chi siete, come vi chiamate?
Premette la lama contro la mia giugulare. Io ero già alle strette, non sapevo cosa rispondere. In una frazione di secondo, Matteo spuntò dietro di lui e lo colpì alla testa con un nervo di bue. Gli fu addosso e lo colpì ripetutamente in volto mentre con l’altra mano cercava di fargli mollare la presa sul coltello. Il traditore, col volto già tutto insanguinato, oppose resistenza. Iniziarono una colluttazione.
Cercai subito di rialzarmi. Mi misi a cercare la pistola che era rimasta sepolta nel fieno. Fui interrotto sul nascere da un soldato che spuntò all’ingresso della stalla col fucile puntato. Cominciò ad urlare ordini in tedesco che non capimmo. Ci prese a calci e ci ritrovammo a terra. Un lampo mi accecò e persi i sensi.
Serie: La Storia non sempre si ripete
- Episodio 1: Una Domenica Qualsiasi
- Episodio 2: Un Improvviso Lampo di Luce
- Episodio 3: VISIONI, Parte I
- Episodio 4: VISIONI, parte II
- Episodio 5: Postumi
- Episodio 6: In preda agli effetti dello shell shock
- Episodio 7: Nuova realtà
- Episodio 8: Alle Armi
- Episodio 9: Guidati da una forza misteriosa
- Episodio 10: …E la Vita Continua
Concordo con la riflessione di @francesca.espositi Francesca: anche secondo me, ciò che spinge i due ragazzi ad “intromettersi” in questa guerra non loro e a provare a salvare gente sconosciuta è l’empatia e la volontà di contrastare l’oppressione.
La vicenda prosegue fluida fino alla fine, dove il nuovo lampo presumo cambierà la scena.
E ora sono curioso di vedere come prosegue.
Si esatto, piccolo cambio di scena: stiamo andando verso la fine.
si tratta, io penso, della stessa forza – non tanto misteriosa, ma forse sì – che ha spinto e ancora spinge le persone a mettersi a rischio per contrastare l’oppressione propria e dei propri simili.
Si è la forza di aiutare il prossimo, per molti ancora misteriosa o sconosciuta