Guido Cavalcanti

Serie: Al Bar Con L'autore


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Tornati dalle vacanze, vediamo un Guido Cavalcanti che ama andare e restare sul vago.

Il mio ospite di oggi è seduto davanti a me, dritto e rigido con la schiena ma dal sorriso gentile e, tutto sommato, sereno mentre legge la pagina da me segnata con un occhiello. Ogni tanto si sposta un po’ il lembo del cappuccio come se avesse caldo e cercasse di rinfrescarsi, anche se chiaramente non risente minimamente del calore della giornata. Io invece, con un tè freddo in una mano e nell’altra un libro sullo stilnovo, leggo e rileggo la stessa frase senza degnare il mio ospite di uno sguardo.

Tra tutti e due, siamo talmente presi dalle nostre letture, che a malapena ci accorgiamo della cameriera che mi si avvicina e mi tocca la spalla, facendomi sobbalzare mentre lui non si muove minimamente. Inizio a spostare lo sguardo da lui a lei frenetica, dato che è la prima volta che qualcun altro è così vicino al mio interlocutore in costume bizzarro. Mi ero ormai rassegnata alla strana presa in giro, dato che a modo suo era una cosa divertente, ma ora forse posso provare a sgamare gli orchestratori della cosa.

-Tutto bene?-

Mi chiede la cameriera. Adocchiando a sua volta il posto ma senza davvero scomporsi, più concentrata su di me che su altro.

-Posso portarti qualcos’altro?-

Guardo il mio ospite e lo vedo continuare a leggere senza interesse per il nostro scambio di parole. Anzi, lo vedo cercare di spostarsi, in un chiaro tentativo di allontanarsi per cercare più isolamento e leggere indisturbato. Dato che la ragazza mi guarda con sguardo preoccupato, decido di prendere una camomilla per congedarla. Il mio sguardo si posa nuovamente sul testo ma ci metto meno di un secondo per notare che la mia testa si è appena svuotata. Sospiro esasperata, attirando finalmente l’attenzione del mio ospite.

-Tanto ti destabilizzano i miei componimenti?-

Sospiro alle sue parole, e metto giù il libro per mostrargli il testo.

-Troppi di voi nella stessa epoca, simili e amici. Davvero mi biasimi?-

Sorride con fare cortese e posa il suo libro, per poi guardarmi con fare scherzosamente cospiratore.

-Amici è possibile, ma simili? Mia cara davvero ci sottovalutate a pensarla così. Mi sottovalutate.-

Conclude con un tono quasi orgoglioso, posandosi una mano sul petto in un gesto di finta offesa.

-Non ho mai seguito un “gregge”, ma solo i miei studi. E tanto mi erano care le mie convinzioni, quando capii che non vi era alcun Dio di lassù e mi vedevo solo in mezzo agli altri, che le ho condotte al mondo con una canzone sull’amore e la conoscenza. Che tra l’altro tu stessa stai studiando.-

Lo guardo con non pochi dubbi, mentre la ragazza di prima posa la tazza sul tavolo e lui la osserva con uno sguardo di approvazione, non so bene su cosa dato che non lo degna della minima attenzione.

-In pratica, sei un diverso felice di esserlo?-

Chiedo, mentre un po’ di tristezza mi prende nel leggere dell’oscurità che lui vede attorno al sentimento dell’amore. Mettere la conoscenza davanti alla passione carnale è una cosa, metterla davanti a un sentimento solitamente apprezzato e confortante porta solo sconforto.

-Più che felice, mi rende soddisfatto.-

Parlare con quest’uomo, così vago, mi sta dando solo un violento mal di testa, quindi decido di chiudere gli occhi e bere la mia camomilla senza più degnarlo di uno sguardo.

Non mi sorprendo quando noto che è sparito, ma non posso fare a meno di domandarmi cosa lo abbia portato, a suo tempo, a rivedere così drasticamente le sue priorità. Mi chiedo se non si tratti di un passo quasi obbligato per poter crescere, soprattutto per chi ha ancora così tante difficoltà ad accettare di essere unico. Sospiro e mi alzo. Probabilmente questo è un pensiero per un altro giorno, uno dove non ho un esame alle porte che incombe sulla mia testa.

Serie: Al Bar Con L'autore


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