Helèna

Serie: Donne: mille sfaccettature


– L’animo ha mille sfaccettature. Non si sceglie quello che si è –

***

Helèna era in piedi davanti allo specchio in tutta la sua nudità: il corpo sembrava scolpito nel marmo bianco, la pelle levigata e perfetta nei suoi lineamenti botticelliani. I capelli corvini e lucidi, come la seta rischiarata dal primo sole primaverile, le ricadevano lunghi e mossi sulla schiena e coprivano parzialmente il seno.

Si stava pettinando con lentezza e i suoi occhi verdi guardavano avanti a sé: ma non era la sua immagine che lei stava scrutando con intensità, ma bensì il corpo del giovane uomo che vedeva riflesso sullo specchio a figura intera. Lui era adagiato sul letto, con le braccia incrociate dietro la testa e, nonostante avessero finito da poco di fare l’amore, lui la stava guardando ancora con intenso desiderio.

Ed era di questi sguardi che Helèna si nutriva: lui era uno dei tanti, uno sguardo che avrebbe lasciato il segno nel suo animo, finché sarebbe rimasto così intenso. Molti ne stava aspettando ancora.

***

Si mise il borsone sulla spalla e uscì. Ormai la sera era scesa su questa giornata e si cominciò ad incamminare verso il luogo di lavoro, come i borghesi solitamente lo chiamano. Per Helèna invece rappresentava la sua vera essenza, il posto dove poter tendere la propria ragnatela, la linfa vitale per poter mandare avanti la sua vita.

Indossò il suo bikini di paillettes verdi, il reggiseno si legava allo slip con due stringhe di cuoio intrecciate davanti e dietro. Quelle luci smeraldo come i suoi occhi, che il corpo emetteva, erano lo specchietto per le allodole più affascinante di tutto il locale.

Una sensuale musica iniziò, il sipario si aprì ed Helèna morbidamente attraversò il palco. Un passo, due passi e al terzo afferrò il palo della pole dance per salire più in alto possibile, fino a dominare l’intera sala. Poi fu un attimo: scese in picchiata con le gambe intorno al palo, come per stringere un amante selvaggio, contemporaneamente inarcò la schiena all’indietro, spingendo la testa verso il palo. Stop. Si fermò a pochi centimetri dal logoro parquet nero, lasciando che i capelli si confondessero sopra di esso.

Era eccitante la scena che le si parò contro: nell’atmosfera densa di fumo e di superalcolici, annebbiata come una notte di primo autunno, occhi sconosciuti la stavano ammirando. Visi deformati dal desiderio, maschere di uomini perbene visti al rovescio, bocche lascive che sussurravano il suo nome.

Il sangue le stava dando alla testa ed era questo lo stimolo per percepire meglio cosa la circondava e come avrebbe potuto mangiare qualche desiderio la notte stessa. Si stese a terra, rimanendo con il viso al contrario, poi stese il braccio e la mano indicò un uomo sulla trentina, belloccio ma visibilmente alterato dall’alcol. Lui la osservò quasi con stupore: mai avrebbe pensato di essere tra i fortunati finalisti di quel sordido gioco.

La ragnatela era stata tesa bene.

Ancora un altro corpo per Helèna: l’uomo si sdraiò sul letto del suo loft mentre lei assaporava il suo sguardo, mangiandosi la sua anima.

***

Qualche volta dalla sua vita emergeva la parte più nera di lei e le sussurrava di recarsi allo studio del Dr. Vanni (niente cognomi nelle associazioni per le dipendenze) per una seduta di gruppo.

“Ciao, sono Helèna. Amo essere guardata e desiderata. Amo gli uomini e fare l’amore con loro, consapevoli della mia natura. Amo essere una cacciatrice sessuale che non fa del male a nessuno” – Pensò.

“Ciao, sono Helèna. Sono una sessuomane e vorrei condividere con il gruppo il mio problema” – Disse.

Noiosi. Tutti noiosi. Gli occhi di questi estranei erano tutti rivolti verso loro stessi e ciò che si maceravano dentro. Non erano come gli occhi dei suoi uomini, che la guardavano davvero, che la vedevano come un essere vivente nel senso stretto della parola. Che vive.

***

La serata si stava svolgendo come di consueto ma una cosa stonava quel giorno ed Helèna, mentre roteava intorno al palo, guardò e riguardò i partecipanti allo spettacolo per cercare di risolvere lo strano enigma. E capì.

Un paio di occhi non erano indirizzati verso di lei, ma erano piazzati fissi sullo schermo di uno smartphone.

Impossibile. Fastidio. Nervosismo.

Nessuno poteva scappare dalla sua tela e così, dopo lo spettacolo, decise di scendere tra il pubblico. Mani che la sfioravano, parole di desiderio, sussurri sul collo: nulla la fermò sulla strada per raggiungere il misterioso uomo e capire come mai il suo corpo con lui non aveva funzionato.

Lo raggiunse alle spalle e inconsapevolmente sbirciò sul suo smartphone: vide che postava foto e video di lui che sensualmente si spogliava, davanti a donne che lo bramavano senza pietà. Lui si voltò sentendo lo sguardo di lei sulla pelle, le fece un sorriso ammiccante, guardandola intensamente.

I due ragni si incontrarono e si innamorarono.

Le loro ragnatele si fusero.

Serie: Donne: mille sfaccettature


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Discussioni

  1. Ciao Isabella. Incipit travolgente, racconto sensuale e conturbante di una cacciatrice narcisa che ama essere desiderata, amata e che non accetta legami. Ma alla fine viene attratta da un uomo che sfugge al suo controllo; un cacciatore come lei, che come un ragno in agguato tesse la sua tela. Il suo alter ego l’attrae: i due ragni si sono percepiti.
    I miei complimenti per la tua scrittura.

  2. Ciao Isabella. Mi era sfuggito questo episodio: mi ha piacevolmente catturato e tenuto incollato allo schermo… quasi come la ragnatela di un ragno. 🙂 Interessante il significato che hai voluto veicolare con questa metafora, soprattutto nella parte finale del racconto. Sinceri complimenti. 🙂

  3. Bella storia, raccontata con ritmo incalzante che incolla il lettore alle parole. Bella l’ambientazione, i movimenti e gli sguardi… mi sembrava di essere in quella sala.
    Pochi minuti di lettura assolutamente gustosi.
    Alla prossima lettura.

  4. Una ragnatela è sempre qualcosa di complesso e al tempo stesso delicato. Perchè può rompersi con estrema facilità. Due individui così “estremi” hanno trovato il modo di intersecare le proprie delicate ragnatele. Magari non per sempre…ma niente lo è 🙂

  5. Sono d’accordo con Micol, a prima vista non leggerei racconti del genere, eppure qualcosa mi ha attirato… forse la sensualità di Helena… e poi ho sentito una punta di dark style o sbaglio? Ottima chiusura, con l’incontro di Helena con un suo simile. Ps. Verso la fine hai scritto sbriciò…

  6. Ciao Micol,
    grazie per l’apprezzamento. Ho studiato varie sfaccettature di donna senza giudicarne i comportamenti perché , come ho scritto, la natura più intima non si può cambiare. La serie sarà lunga e molto forte

  7. Qui su Open ho modo di apprezzare dei racconti che per istinto non avvicinerei. Il tuo mi è piaciuto moltissimo, sarà per l’atmosfera “mantide religiosa” che hai saputo tratteggiare alla perfezione. Una ragnatela di seta ben tessuta. 😀