Ho affrontato a freddo il mio primo colloquio di lavoro
“Allora, signor Carelli, qual è il motivo che l’ha spinta a chiedere di lavorare presso la nostra compagnia?”
Guardai con studiata affettazione il mio interlocutore diritto negli occhi, sapevo che era una tecnica che funzionava, dava l’impressione di sicurezza. Ricordavo bene quello che mi era stato insegnato ai corsi, guardare diritto, dà impressione di sicurezza, mai accavallare le gambe, dà impressione di eccesso di familiarità, mai fumare, dà impressione di autoindulgenza, mai toccarsi il naso, dà impressione di mentire in qualcosa.
Indossava un completo grigio con cravatta rossa, avrebbe potuto sembrare un consulente. Un momento, calma, ritenevo che si trattasse di un consulente. Fu allora che mi venne il terribile dubbio: avevo dimenticato di guardare alla targa col nome sulla porta, prima di entrare. Venni preso dal panico, nelle ultime cinque settimane avevo contattato circa oltre cinquanta grosse compagnie e studi di consulenza: quale tra questi era quella rappresentata dal signore che mi stava davanti? In quale settore operava?
“Le ho chiesto, signor Carelli, qual è il motivo che la ha spinta a chiedere di lavorare presso la nostra compagnia?”
Imposi a me stesso di non lasciar trasparire il mio smarrimento. I due anni trascorsi alla Scuola di Direzione Aziendale mi avevano insegnato a non scantonare da argomenti sui quali avrei potuto eventualmente non essere preparato. Continuai a guardarlo negli occhi e sorrisi.
“Perché qualcuno con i miei requisiti potrebbe desiderare di lavorare per voi? Perché siete una società giovane e dinamica, aperta alle novità, dei veri leader nel vostro settore! Ecco perché.”
Il mio sorriso si era allargato ed andava ora da un orecchio all’altro. “Ed ho saputo che questo è uno dei posti più ambiti per un laureato alla Bocconi.”
Il volto del mio interlocutore si rabbuiò mentre assumeva un’espressione imbarazzata.
“Aperti alle novità? Ad essere onesti, nessuno ci aveva mai definiti così.”
Le cose stavano per aggiustarsi. Non sono aperti alle novità; bene, ovviamente la compagnia deve essere per forza nel settore dell’industria pesante, tipo acciai o cementifera.
I suoi occhi si fecero piccoli piccoli. “Forse potrà indicarmi le sue qualifiche per la posizione che intende ricoprire.”
Acciai o cementifera. Ciò significava probabilmente una posizione di sovrintendente o caporeparto in una qualsiasi fabbrica. La mia voce era fredda e professionale.
“Le mie qualifiche principali provengono dalla mia esperienza nella Marina Militare. Ho una grande esperienza nel comandare e coordinare uomini e mezzi.”
“Coordinare uomini e… mezzi?” Il suo sguardo si fece incredulo. “Ma dovreste sapere che nella nostra compagnia ci vorranno almeno tre anni prima che veniate promosso ad una carica di coordinamento.”
Mannaggia, pensai, Di cosa può trattarsi? Forse di quell’annuncio sul Corriere della Sera di una TV privata al quale avevo risposto. Valeva la pena tentare.
“Noterete sul mio curriculum che ho una buona esperienza nel campo delle comunicazioni navali. Esperienza che indubbiamente vi sarà utile.”
“Utile?” disse incredulo. Cadde il silenzio. Un silenzio sempre più opprimente.
Richiamai tutte le mie risorse, ed iniziai a recitare il menu delle mie qualifiche:
“So scrivere canzoni.” Silenzio…
Non si trattava di un’agenzia di pubblicità o della Sony records.
“Sono un tecnico qualificato nella riparazione delle TV a colori.” Silenzio…
Allora non è nemmeno la Samsung o la Panasonic.
“So parlare correntemente in Norvegese ed in Francese.”
Silenzio…
Cancelliamo anche le Linee aeree Scandinave e la Cacharel.
“Riesco a leggere a testa in giù davanti ad uno specchio.”
Silenzio…
Non è neanche la Telecom.
“Non ho mai emesso un assegno a vuoto.”
Silenzio…
Di certo non è la Banca IntesaSanPaolo
“Non ho mai fumato in vita mia.”
Silenzio…
Non è nemmeno la Lega per la lotta contro i tumori.
“Ho progettato e sviluppato un calcolatore tascabile che riesce a prevedere l’andamento del mercato azionario con una approssimazione mai vista.”
L’uomo si sporse in avanti, assumendo uno sguardo attento e partecipe.
“Interessante. E qual è stata la prima cosa che il vostro prototipo vi ha detto di fare?”
Sorrisi. “Vendere al più presto le Fiat Privilegiate.”
Gli occhi gli brillarono. “Signor Carelli, il posto è suo. Telefoni al mio ufficio domani e puntualizzeremo i dettagli.”
Gli strinsi la mano e me ne andai, vergognandomi troppo per chiedergli qual era la ditta che mi aveva appena assunto.
Ora era troppo tardi per scoprirlo. Certo, sapevo che ci sarebbero state altre offerte ed opportunità di lavoro.
Ma di sicuro promisi a me stesso che non avrei mai più, MAI, in vita mia, osato affrontare un’altra intervista di lavoro al buio.
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