I compleanni
A una persona unica
Quando sei bambino adori il compleanno, che, come il Natale, l’Epifania, la caduta di un dentino, l’onomastico, la comunione, è una scusa per ricevere regali, sognare una torta buonissima e fare una festa con tanti coriandoli, sí perchè i miei compleanni erano molto spesso vicini al Carnevale e quando non lo fossero, mia madre faceva una magia per farli approssimare.
Facevamo grandi feste assieme a mia sorella, che non capisco perchè sia più piccola di me se è nata una settimana prima di me, e, essendo feste carnevalesche di compleanno, erano in maschera, avevano talmente tanti coriandoli che nei successivi sei mesi ancora uscivano dalle aspirapolvere, c’erano le stelle filanti, la cicerchiata, addobbi e festoni che papà fissava al soffitto salendo sulla scala, e sembrava uno scenario di un fantastico teatro. Ogni stanza della casa era lo scenario di una favola, in camera dei miei si sfidavano a duello, nel salone le dame facevano banchetti, in cucina c’erano gnomi, arlecchini, personaggi dei cartoni animati, e c’erano tanti dolci buoni tutti preparati con molto amore.
Eravamo tantissimi, i miei compagni di scuola, quelli di mia sorella, e gli alunni di mia mamma, e fortuna che tanto piccoli eravamo da non poter usare ancora bevande alcoliche o non so cosa sarebbe stato della mia casa.
Il ricordo più bello erano gli inviti che mia madre ogni anno inventava: scriveva l’iniziale del nome su un cartoncino, lo dipingeva con colori differenti a seconda della lettera, e sul bordo bianco attaccava della stoffa, i colori erano pastello e di una tale bellezza che li tornavo a guardare senza stancarmi. Le mie preferite erano delle mascherine rosse di cartoncino con porporina e pizzi, chiuse dentro del cellphane e mi piaceva portarle a scuola, distribuirle e condividere lo stupore con i miei compagni.
La mente di un bimbo solo pensa a giocare, a ridere, a divertirsi, brama che voli il tempo e torni presto di nuovo il giorno della sua festa.
Passati gli anni, i carnevali restano vicini alla mia ricorrenza, ma le celebrazioni hanno acquisito ogni volta una nuova connotazione, per i luoghi, le persone, i momenti che incrociano quella data. Ci facciamo, per così dire, grandi, e compleanni, come capodanni servono per ricordarci i fracassi più che le vittorie, per contare le nuove rughe, per rimpiangere quello che è passato, perchè non ci rendiamo conto che già una volta è stato futuro e presente. Perdiamo negli anni la leggerezza, l’allegria per la nostra festa, perchè festeggiare è darci una carezza, un abbraccio, a noi stessi, da noi stessi.
Mi piace pensare che con il compleanno onoriamo il grande regalo che ci è stato fatto di essere al mondo per poter scrivere il nostro libro di vita, che cada 365 giorni aumenta di pagine, esperienze, riflessioni, vissuto, sentimenti, viaggi, conoscenze, ricette, gioie, sogni, perdite, speranze.
Arrivano i compleanni in mesi come questi attuali di pandemia, e hanno un’aura insolita, credo che paradossalmente sono ancora più sentiti e valorizzati dai nostri affetti, nel necessario bisogno di donare amore, presenza nell’oggi che ci toglie anche i gesti più sani e salutari.
A festeggiare i pesci, gli arieti, i tori, con foto, video, lettere virtuali, messaggi meno segreti ma altrettanto efficaci, qualche dolcetto improvvisato, tanto quando usciremo di casa penseremo a smaltirlo.
Celebriamo la vita, che è ancora più preziosa adesso, celebriamo la creatività, il tempo ritrovato, chi ci dedica un pensiero, un gesto, nel nostro giorno, che arricchisce e rende diversa anche la loro quotidianità abbrutita nella solitudine.
Auguri alla vita, auguri a te.
Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Discussioni