I.D.A.

Serie: Capitan Marvel - Miniserie 2 episodi


    STAGIONE 1

  • Episodio 1: Sole
  • Episodio 2: I.D.A.

NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Luna si reca al compleanno della sorella Sole. Il suo astio, ha origine dall'amore che nutre per lei.

Al pari della parmigiana, il pranzo rasentò la perfezione. Non solo le portate, preparate dalla madre e da Sole, ma l’atmosfera. Un’atmosfera da cartolina, o da pubblicità. L’affiatamento fra i commensali era pari a quello di un’orchestra: risate, sorrisi, sguardi d’intesa e di complicità. Invisibili pugnalate che fendevano le viscere di Luna. Tremava ad ogni sorriso che la madre ed il padre, con occhi lucidi, rivolgevano a Sole. Quando i genitori iniziarono a rievocare i ricordi d’infanzia della minore delle figlie, piantò le unghie sui palmi delle mani; le aveva posate sopra le ginocchia per nasconderle sotto la tovaglia.

Marzio aveva circondato le spalle della moglie con un braccio, in un gesto affettuoso che palesava il suo amore per lei.

Giunto il momento di unirsi al coro per l’Happy Birthday, Luna sentì la voce raschiarle contro la gola come grumo di catarro: finse di cantare, muovendo appena appena le labbra.

Non appena la festeggiata ebbe spento le trenta candeline, fra gli applausi generali, Luna divorò la sua fetta di torta al cioccolato ingoiando un boccone dietro l’altro, senza prendersi il tempo per respirare. Dopo aver accettato l’invito del padre, aveva fatto in modo di assicurarsi una via di fuga per il primo pomeriggio. Un’amica era stata allertata per telefonarle verso le 15.00, fornendole una scusa per allontanarsi.

Riportata una delle mani sopra il tavolo, visualizzò l’ora sul cellulare posato accanto al piatto vuoto: le 14.20. Al pensiero che presto l’agonia avrebbe avuto fine, si lasciò sfuggire un sorriso. La contentezza scemò non appena sollevò lo sguardo ed incontrò quello della sorella.

Sole si sciolse dolcemente dall’abbraccio di Marzio. Si alzò ed iniziò a raccogliere i piatti vuoti; rivolse un cenno della mano alla madre, invitandola a rimanere seduta.

«Luna, ti va di aiutarmi?»

Presa alla sprovvista, Luna si mise in piedi; mise nella tasca del cardigan il cellulare, raccogliendo i piatti vicino a lei. «D’accordo.» Mancava poco a quella famosa telefonata, poteva fare un ultimo sforzo e concludere la giornata in modo da lasciare un buon sapore fra le labbra dei genitori.

Una volta in cucina, Sole chiuse la porta alle loro spalle. Il sorriso che le rivolse era identico a quello con il quale l’aveva accolta al suo arrivo.

«Mi odi?»

Luna scosse il capo d’istinto. Un gesto che le diede da riflettere, viste le sensazioni che il suo corpo le trasmetteva: le sue viscere gorgogliavano come del magma pronto ad essere espulso.

«Non odio te. Odio ciò che non sei.» Finalmente, lo aveva detto.

Sole annuì. «Lo immaginavo. Sei pentita di avermi acquistata?»

Luna scosse nuovamente il capo. Nella sua mente apparve l’immagine di Simone, intento a fissare il vialetto dal finestrone della sala. A quel tempo il piccolo aveva due anni e nessuno aveva avuto il cuore di raccontargli la verità; gli era stato detto che la mamma era partita per un lungo viaggio, cosicché la attendeva fiducioso. Non appena giungeva l’alba, Simone si arrampicava sulla poltrona che Marzio aveva spostato per consentirgli di osservare ciò che accadeva fuori casa. Il bambino si allontanava solo per mangiare, andare al bagno e dormire. Nessuna lacrima aveva solcato il suo viso: si era limitato ad attendere, incrollabile, stringendo al petto il suo pupazzo preferito.

«Non avrei mai potuto lasciarlo senza madre. Un’I.D.A. era la soluzione migliore per prendersi cura di lui. Solo che…»

«Solo che, non immaginavi che un’Intelligenza Dinamica Avanzata potesse avere un simile impatto sul resto della famiglia.»

«Ho mandato io ogni registrazione e video di Sole, compilato i formulari con le sue note caratteriali, fisiche, background. Pensavo ad una macchina pressoché perfetta non…a te. A… una impostora!»

Il sorriso di Sole si fece più intenso. «Confesso di provare piacere. Sentirmi chiamare impostora, conferma la mia capacità di svolgere al meglio il compito per il quale sono stata programmata. Il benessere di Simone non è solo un dovere, ma qualcosa che apprezzo e sento mio. È un bambino felice che sta crescendo in una famiglia felice. Non vedo nulla di sbagliato, in questo.»

Luna si rese conto di essersi morsa le labbra solo quando sentì un rivolo di sangue colarle lungo il mento. Negli ultimi tempi indulgeva spesso in gesti di autolesionismo come quello, o quello occorso dopo il taglio della torta; seppur leggeri, iniziò a pensare di dover porre rimedio alla sua rabbia, prima che esplodesse procurandole più danno.

Raccolse il foglio di carta da cucina che Sole le porgeva, tamponando la lesione; lo sguardo di Sole non era cambiato, ancora la osservava serafica. Fino a che punto, quella macchina, riusciva a comprendere?

«Tu non sei Sole. Sono l’unica che sembra ricordarlo.»

Sole produsse la perfetta imitazione di un sospiro: il suo petto si alzò leggermente per poi far sfuggire uno sbuffo dalle labbra. «Lo senti come un tradimento?»

«Sì.»

Sole inclinò la testa di lato. «È così grave che la tua famiglia si senta meglio, nel potersi relazionare con me? L’unico a non conoscere la mia vera natura è Simone. Per gli altri io sono un’altra Sole: non potrò mai sostituire quella autentica, ma posso mediare il loro dolore. Riempire parte del vuoto.»

Luna abbassò lo sguardo. Ciò che la macchina le stava dicendo, non era sbagliato. La suoneria del cellulare ruppe il silenzio sceso d’improvviso; Luna lo estrasse dalla tasca del cardigan, rifiutando la chiamata. Se voleva liberarsi del peso che portava addosso, doveva andare fino in fondo.

«Quanto ho deciso di introdurti nella famiglia, non avevo considerato i sentimenti che avrei provato. La paura… la tentazione di abbracciare il pensiero che tu sia davvero lei…» perse coscienza del battito cardiaco; un impercettibile ronzio aveva preso il suo posto. «Ogni volta che ti vedo, mi sento lacerata. Il desiderio si scontra con la ragione, cerco in mille modi di non perdere la lucidità. Lei è morta!» Si accorse di aver alzato oltremodo la voce.

Diede di sfuggita uno sguardo alla porta, contenta di trovarla ancora chiusa.

«Sole è morta…» Luna lo sussurrò, per poi riprendere con tono astioso. «Stai rubando tutto ciò che era suo di diritto: i sorrisi e l’amore di suo figlio. Di suo marito. Perfino dei nostri genitori. Io non cadrò nel loro sogno: sei solo un’illusione.»

«Se Sole potesse esprimere un parere su tutto questo, quale sarebbe? Condividerebbe la tua pena?»

La domanda della macchina la pose ad un bivio. Quale sarebbe stato, il pensiero di Sole? Della sorella che conosceva forse più di quanto conosceva se stessa? La risposta era solo una. Sole avrebbe sorriso, felice di sapere i suoi cari in mani sicure. Era generosa, per lei l’amore veniva prima di tutto.

«Simone è un bimbo intelligente, sono certa che fra qualche anno inizierà a porsi delle domande su questa madre che non invecchia.»

L’I.D.A., ora Luna riusciva a vedere la sua interlocutrice come tale, aveva ripreso a sorridere.

«Sarai tu la prima a cui si rivolgerà, per chiedere. È possibile che dentro di lui abbia già maturato delle risposte, ma gli servirà qualcuno con cui condividere i suoi pensieri. Io non sono una tua nemica.»

Luna sentì le viscere ammutolire: il ribollire magmatico che l’affliggeva cessò d’improvviso.

«No, non lo sei.» Dirlo le diede sollievo. Dopo alcuni secondi, sentì il suo sguardo farsi nuovamente corrucciato. «Resta da capire, cosa sei. Per me.»

«Potresti considerarmi la seconda moglie di tuo cognato. Una persona che ha a cuore Simone e desidera crescerlo come un figlio.»

Luna tornò a fissare l’I.D.A. in viso, indugiando sui ciuffi di capelli che le coprivano parzialmente i lobi delle orecchie e le sopracciglia. Si accorse solo in quel momento che alcuni erano più chiari di altri. Sua sorella non avrebbe mai adottato quel taglio, non la rappresentava minimamente.

«La seconda moglie…» quel pensiero iniziò a tentarla «come… dovrei chiamarti?». L’unica cosa di cui era certa, era che non sarebbe mai riuscita a rivolgersi a lei chiamandola Sole.

«Capitan Marvel?»

Serie: Capitan Marvel - Miniserie 2 episodi


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Discussioni

  1. Cara Micol, è un bel po’ che sono stato fuori dalle linee ma mi fa piacere vedere che il tuo stile narrativo è sempre godevolissimo e piacevole e la storia poi potrebbe essere un nostro futuro prossimo venturo: nell’ultimo anno mi sono interessato alle implicazioni filosofiche della meccanica quantistica e nel tuo racconto saltano fuori i problemi della coscienza e del libero arbitrio , che per me sono centrali nella comprensione della realtà che viviamo e di quella che vivremo. Detto questo, confesso che alla fine mi sono immedesimato nell’ I.D.A.

  2. Una storia scritta in maniera semplicemente egregia, così come semplice è farsi coinvolgere da essa, al contrario invece di quanto affatto semplice sia, quel coinvolgimento, saperlo creare. Complimenti.

    1. Ti ringrazio infinitamente. Ho temuto di aver utilizzato un tono troppo “casalingo”, ma volevo rievocare una “quotidianità” vicina a tutti utilizzando la fantascienza per porre un dilemma plausibile. Ognuno di noi ha perso qualcuno di molto importante. Dicono che il genere fantastico non sia adatto a veicolare concetti universali, ma credo nell’esatto contrario: ci permette di dare uno sguardo da “lontano”, permettendo alla nostra mente di elaborare senza sentire eccessivo peso. Almeno nell’immediato. Sono contenta che il racconto ti sia piaciuto.

  3. Hai esplorato ciò che giace sul confine tra coscienza e moralità, lasciando al lettore l’arduo compito di darsi le risposte su ciò che sia giusto o sbagliato.
    Mi è molto piaciuto tanto per lo stile narrativo quanto per il messaggio che hai voluto trasmettere.

    1. Ancora grazie, soprattutto per aver letto questa storia ed aver voluto condividere con me la tua opinione. Sono contenta che sorgano delle domande (alle quali nemmeno io so rispondere). Credo sia il dramma della tecnologia in generale, la sua “bontà” sta nell’uso che si fa di essa. Se mai arriverà un futuro simile a quello che ho descritto, credo che ognuno si misurerà con ciò che è più giusto o sbagliato a livello personale. Mediare una perdita trovando un sostituto può sembrare orribile oppure permettere di portare a termine il cammino che ci è stato assegnato con più serenità. Giudicare è difficile.

  4. Giuro che non credevo di poter essere sorpreso da un racconto di fantascienza. Non più, visto quanti ne ho letti. Tu ci sei riuscita, e benissimo.
    Davvero, molto, bello. Grazie, un bellissimo racconto che mi ha insegnato qualcosa di nuovo.

  5. Un racconto bellissimo, originale e molto commovente. Sono colpita da questa idea che sembra tanto alla portata di mano che a volte l’afferriamo in qualche suo aspetto e ci sentiamo super eroi. Credo che ogni piccolo traguardo tecnologico ci faccia sentire tali. Eppure, tutto corre velocemente, ma forse l’argomento andrebbe conosciuto, addirittura sviscerato, prima di poter anche minimamente pensare di padroneggiarlo. Che uso facciamo di tutto ciò? Quale danno su noi stessi e sugli altri quando questo ci pare un giocattolo luccicante? Il mio discorso, naturalmente, si limita alle cose semplici, a quei benefici ‘quotidiani’ di cui oramai tutti usufruiamo. Ma, se questo facesse il volo? Ossia, se passassimo veramente da piccolezze a intelligenze tali da poterci dare l’impressione di scansare addirittura il dolore della morte e della perdita di chi amiamo? Io qui mi fermo, perché veramente la mia conoscenza è limitatissima e forse, un po’ per predisposizione e un po’ per pigrizia, non mi so spingere oltre. Però tu mi hai dato da pensare, riflettere, Tante sono le domande che, leggendoti, mi sono posta. Capiti poco ‘fra noi’, ma quando lo fai è come un meteorite che cade. La tua scrittura, poi, si fa sempre più arte. Bravissima Micol.

    1. Ciao Cristiana. In questa società che corre alla velocità della luce, tutto deve essere perfetto: non c’è spazio per il dolore, il solo pensiero di affrontarlo ci spaventa. Così come ogni sentimento negativo. Se da una parte la robotica (per come l’ho immaginata in questo racconto) può avere degli sviluppi salvifici, dall’altra pone dubbi etici piuttosto importanti. Per sviluppi “salvifici”, penso alla possibilità per molti anziani di trascorrere il resto dei loro giorni assieme ad una figura di riferimento cara (come una rappresentazione dello sposo che è mancato o un figlio), senza patire la solitudine. Dall’altra parte della barricata si apre la possibilità, per chi lo desidera, di “fabbricarsi” la persona perfetta con cui vivere senza fare molti sforzi. Le utopie hanno sempre un lato oscuro.

  6. Ciao Micol, qui vai a toccare uno dei temi “padre” della fantascienza. Il tema universale per eccellenza. Il confine tra reale e artificiale (o forse sarebbe meglio dire tra biologico e artificiale). Un racconto che colpisce e fa riflettere.

    1. Un tema universale che non può essere risolto con “giusto” o “sbagliato”. Un giorno nascerà una creatura biologicamente artificiale, che somiglierà in tutto e per tutto ad un essere umano: sia dentro che fuori. Questo pone molte domande, soprattutto sull’esistenza di quella che chiamiamo anima.

  7. Direi che la divisione in due parti ha arricchito, se possibile, l’effetto sorpresa. Bel racconto, scritto e “sceneggiato” benissimo. Una soddisfazione tornare a leggerti Micol, non sparire! Un forte abbraccio.

    1. Ti ringrazio Giuseppe. Spero di riuscire a fare ritorno qui come un tempo, mi mancano le letture e l’atmosfera che regna in questa magica isola virtuale. Un abbraccio anche a te.

  8. La seconda parte di questo racconto mi ha completamente spiazzato. Hai mischiato con una facilità incredibile fantascienza ed etica in un lavoro pienamente riuscito, secondo me.

    1. Ti ringrazio, Francesco. Tutti noi, chi più chi meno, ci siamo confrontati con un lutto. Quando ho fatto leggere il racconto a mia figlia, il suo parere era agli antipodi del mio: sarebbe felice di avere vicino l’illusione di una persona cara che è mancata. Io, al contrario, no. Non c’è un giusto né uno sbagliato. Solo domande.

  9. EhhhhhLlosapevo! 😀 Avevo intuito qualcosa di strano, l’atmosfera alla Black Mirror c’era tutta! Quel ritrovo casalingo, vedevo persino l’arredamento classico da casetta accogliente, così caldo e così… ehm poco tecnologico? AW! ♥ Micol, la relazione creata tra le due protagoniste è perfetta. Luna reagisce per la sua battaglia interiore e Sole è impeccabile! Punto. Non devo aggiungere altro!

    1. Un po’ di vintage ci sta bene dappertutto, anche in un racconto sci-fi ;D
      Sono sollevata nel sapere che hai apprezzato la caratterizzazione delle due protagoniste, avevo il timore di cadere nello stereotipo ed ho cercato di normalizzare.