
I fantasmi si sono allontanati dalla terra
Le parole di Maya erano soltanto un bisbiglio: “Sai, mi hanno chiesto quali ombre! Ho visto tante volte la loro esitazione, ma ormai non sento più nulla.”
Luca scartò gli involucri del cavillatore. Scese lentamente e prese la mano di Maya: “L’ultimo avvistamento risale a circa un anno fa. Quando eravamo ancora rinchiusi nei dormitori. Dissero che c’era stata una misurazione, un segnale sarebbe stato rilevato dai sistemi di sicurezza del centro.” Lei lo fissò per un attimo: Luca aveva il viso angoloso, la pelle scura segnata dalle prime rughe, gli occhi marroni e profondi. “Ma sai, io non ho visto i tracciati, i frame sono stati secretati. Ho avuto la notizia per puro caso, stavo scorrendo il monitor alla ricerca dello scatter.”
“No, va beh… si sarà trattato della solita interferenza.” Lei scrollò le sottili polveri di marsica dalla mantellina e, con un gesto impercettibile, si agganciò a terra: “Te l’ho detto, l’avrei saputo, non è qualcosa che si può nascondere. Sento le trame che mi attraversano e la dispersione si fa attendere, ci vogliono ore prima che tutto si dilegui.”
“Sì ma adesso rientriamo, altrimenti si insospettiscono e non riusciamo più ad attivare il dragster per le nostre operazioni. Abbiamo finito i rifornimenti, devo passare assolutamente dalla fureria. Quei bastardi mi hanno razionato le scorte al limite, manco fossimo topi di fogna.”
Maya si voltò verso Luca, il suo sguardo era carico di determinazione ma con un pizzico di apprensione appena celato. I lunghi capelli scuri le cadevano morbidi sulle spalle, mettendo a fuoco l’ovale del viso. “Luca, dobbiamo continuare a scavare. Questa storia degli scomparsi non può essere soltanto una coincidenza. C’è qualcosa di più grande in gioco, qualcosa che stanno provando a nasconderci.”
Luca annuì serrando le mascelle. “Hai ragione. Non possiamo permettergli di agire come belve. Dobbiamo trovare un modo per scoprire cosa sta succedendo e come possiamo fermare tutto questo.”
Prima che potessero scambiare un’altra parola, echeggiarono passi nel corridoio dell’hangar. I controllers, gli agenti delle autorità locali, stavano arrivando. Uno scambio di sguardi rapido, negli specchi l’istinto della normalità, come avevano appreso in addestramento: non potevano permettersi passi falsi. “Chìnati dai, ricordi il nostro mantra, the squit is on the floor.” sussurrò Luca, la tensione si fece palpabile nella sua voce. “Dobbiamo mantenere le lame vicino al petto, non abbiamo alternativa. Don’t panic, trust me!”
Mentre i controllers si avvicinavano, Luca si preparava mentalmente all’interrogatorio, sapendo che ogni parola sarebbe stata setacciata dell’Alligator. Maya, già prostrata e assente, si trastullava una ciocca di capelli mentre una coppia di stivali neri lucidi si stava allineando sulla crepidine frontale.
“Voi due, cosa fate fuori dal calle? Questo è confine di zona, non vi siete accorti che siete nel quadrante No-where. Avete cinque densità per rientrare nelle mura. Cosa pensavate di fare? Si concede il dovere della risposta!”
“E niente sergente… ecco, vede, c’eravamo persi! I geotracers dei nostri cavillatori sono stati disturbati da una perturbazione inattesa… eravamo in perlustrazione nel quadrante ovest quando una aritmia afasica ha deviato la nostra rotta verso un punto inatteso.” La scusa non era poi così banale: effettivamente, durante una quantica precedente, s’era verificata una turbolenza nei sistemi, la cupola aveva registrato strane vibrazioni come se una linea radiante avesse colpito un senterione, uno di quei possenti quasar che fornivano l’energia necessaria alla cupola.
“Vedo, vedo… d’accordo ci può stare. Ma ora siete pregati di rideterminare le coordinate e rientrare nel vostro assetto. Immediatamente! Altrimenti saremo costretti a farvi scortare dalle sentinelle.”
Non se lo fecero ripetere due volte, conoscevano le maniere delle sentinelle. Indossarono gli involucri e azionarono la trasmissione, alla partenza la dissonanza fu impercettibile. Tutto sommato la capsula era confortevole e lì dentro si avvertiva un tepore intimo. Si lasciarono alle spalle i controllers che, adesso, di certo, stavano tracciando ogni punto della loro rotta: dovevano per forza di cose dirigersi verso il quadrante e scavallare le mura. Dall’oscurità della volta la città appariva come un enorme transatlantico: galleggiava sulle luci, sospesa davanti a un orizzonte completamente desertico, le dune di sabbia si slabbravano verso i bordi.
Maya era sensitiva, Luca lo sapeva bene: lei era in grado di percepire energie, le presenze intangibili che le ruotavano intorno. Luca non ci badava troppo, assecondava con rispetto le sue costernazioni, percepiva una sorta di timore ma, al di là delle sollecitazioni, preferiva stare con i piedi per terra: un tecnico esperto di sistemi di sicurezza, incaricato di monitorare le anomalie della cupola, non poteva permettersi di divagare sui sistemi immateriali di deflazionamento.
Scesero nel calle, le luci erano debordanti. Entrarono nel primo varco. Era stracolmo di persone che bevevano e gozzovigliavano ai tavolini. Ormai le planetarie erano così amalgamate che la normalità aveva azzerato ogni concetto di differenza. Nessuno ci faceva più caso. Sul monitor gigante apparve la signora dai capelli gialli:
“Negli ultimi tempi, ci siamo illusi di godere di un periodo di calma – stava tenendo il discorso dalla grande sala del Governatorato e, attraverso i monitor, si rivolgeva al pubblico continentale – ma ora il macinatore dell’instabilità sfrutta questo falso senso di tranquillità per scatenare una nuova fase di conflitto. È essenziale prepararsi. Questo processo inizia con la pressante necessità di rinnovare, potenziare e modernizzare le forze militari dei Confederati. Il nostro continente deve impegnarsi nel creare e implementare la prossima generazione di risorse operative vincenti e assicurarsi di possedere le risorse materiali e la superiorità tecnologica necessarie per il futuro. Questo implica il potenziamento della nostra base industriale nel settore della difesa nei prossimi cinque anni.”
Per quanto il discorso potesse risultare allucinante, nessuno sembrava darci peso. I più erano assorbiti nel proprio narcotico quotidiano. La gente si sforzava di resettare il cervello dai continui impasti. I comunicati erano reiterati, la rete della controinformazione si intasava di controsensi, contraendosi e allargandosi a seconda delle compagini promozionali. Nessuno riceveva stimoli alla comprensione della reale segmentazione dei fatti. Restavano le azioni dei singoli, le miserie quotidiane, le sozzure. Intanto le statistiche derubricavano le guerre e le crescenti esecuzioni a incidenti di percorso.
“È giunto il momento di esaminare l’impiego dei proventi derivanti dai beni congelati ai nemici per l’acquisto di equipaggiamenti militari da assiepare sul confine. Questa azione rappresenta un’assunzione di responsabilità da parte dei confederati per garantire la propria sicurezza. La realtà semplice è che non possiamo permetterci di abbassare la guardia.” La signora in tailleur non si scomponeva sullo schermo. Intanto una squadra di controllers fece irruzione nel locale: quattro avventori contrassegnati non ebbero nemmeno il tempo di voltarsi. Pochissimo sangue schizzò sul parquet. I corpi si accartocciarono. I dragatori al seguito ritirarono le carcasse e le rovesciarono negli inghiottitoi. Luca stava riflettendo: le dichiarazioni della governatrice sarebbero potute essere tanto reali quanto frutto dell’ultimo aggiornamento dell’Alligator, ma ormai anche questo non aveva più senso: il mondo era in balia dell’inevitabile regresso dall’ultima generazione di cambiamento.
“Non abbiamo il controllo sulle elezioni, né sulle decisioni in altre parti del mondo. Indipendentemente dal sostegno dei nostri alleati, non possiamo consentire che la controffensiva del macinatore abbia successo. Per cui nei prossimi mesi avvieremo una campagna di coscrizione di membri di entrambi i sessi, dai quindici anni ai cinquanta. Non saranno ammesse resistenze: sia chiaro, la nostra democrazia e la nostra libertà dipendono dalle vostre coscienze.”
Nel frastuono generale Maya richiamò l’attenzione di Luca con un ampio gesto delle mani. Sembrava volesse scrollarsi di dosso ogni scoria di quelle fastidiose frequenze: del resto i campi hanno bisogno di fotoni per ripetersi. L’aveva sospettato ma adesso più di prima ne aveva la consapevolezza: Maya sapeva che i fantasmi si stavano allontanando dalla terra, per sempre. Ora doveva convincere Luca che non c’era altro da fare. Nessuna delle menti atrofiche sul continente avrebbe potuto riorganizzare la rinascita: il marasma era ormai preponderante.
“Ma possibile che ci stia succedendo questo?” provò a ribadire Luca senza troppa convinzione. “Credi davvero che non ci siano più spazi per la reviviscenza? Possibile che il sistema delle negoziazioni sovranazionali si sia accentrato in questa maniera? Dominando i corpi e le menti… senza focolai di rivolta come in passato… guarda che noi abbiamo un cuore… un cuore, capisci, noi abbiamo un cuore…”
Maya sembrava non sentire ciò che dicesse. I suoi occhi erano di un intenso colore smeraldo, così profondi e penetranti che gli toglievano ogni minima possibilità di dissenso. Lo trascinò nel cavillatore, lo strinse a sé e bloccò l’involucro. Lo baciò sulla bocca. Poi lo scrollò di peso sul sedile. Si sistemò alla plancia di comando e selezionò sul calcolatore la prima destinazione utile: Capella, l’alfa di Auriga.
“Fidati! È la destinazione preferita dai fantasmi. Tranquillo, lì saremo al sicuro. Ci sono una decina di pianeti abitabili, stracolmi di acque e di pianure fertili. Vedrai, sarà un’altra cosa. Nessun umano, nessuna intelligenza virtuale. Non sarà possibile far attecchire un’altra genia distorta! Ci saremo solo noi… noi fantasmi!”
Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Ciò che mi è particolarmente piaciuto del tuo racconto è il mix di umanità e fantascienza. Mi spiego, il linguaggio che usi è veramente particolare e molti termini non li conosco, tuttavia posso dire di averne percepito la suggestione. L’ambiente è un mondo forse lontano, forse che ci aspetta, descritto bene, nei suoi particolari. I personaggi invece sono estremamente umani, con le loro passioni e sofferenze ed è questo, secondo me il valore aggiunto. Perché pare che il futuro sia molto vicino, ma noi restiamo comunque uomini. Molto piaciuto.
Grazie Cristiana, la tua attenzione, come sempre, trascende la narrazione: spesso noi che proviamo a scrivere, a tracciare un senso alle nostre direzioni, trascurando la ricettività del lettore, la lettura rende emozionale quello che scriviamo. La terminologia è puramente frutto di fantasia, nessun riferimento scientifico, pura invenzione. L’idea era però di non allontanarmi dalla realtà, di lasciare quel senso di umanità che tu hai colto.
Racconto particolare con linguaggio particolare. Fuori dagli schemi (almeno per quanto mi riguarda). Non conosco le sfumature di un racconto di fantascienza, ma ho trovato interessanti molti termini (oltre alla storia in sé). Storia per il gusto di intrattenere e non necessariamente insegnare qualcosa al lettore. E funziona.
Grazie, davvero, Rossano. Buona scrittura.