
I problemi non vengono mai da soli
Serie: Agenzia Sullivan & Soci
- Episodio 1: Due lenti sono meglio di una
- Episodio 2: Il passato non si cancella
- Episodio 3: I problemi non vengono mai da soli
- Episodio 4: Alla base della piramide
- Episodio 5: Dietro le quinte
- Episodio 6: Pioggia di sangue
- Episodio 7: Nuovi incentivi
- Episodio 8: Destruction Derby
- Episodio 9: Incontro clandestino
- Episodio 10: Una visita inaspettata
- Episodio 1: Nuovi orizzonti
- Episodio 2: Tempo di risposte
- Episodio 3: A pesca
- Episodio 4: … Si ottiene tutto
- Episodio 5: Come tutto ebbe inizio
- Episodio 6: Si accendono i riflettori
- Episodio 7: 60 minuti
- Episodio 8: Un pianoforte in penombra
- Episodio 9: Con le buone maniere
- Episodio 10: Aria pesante
- Episodio 1: Piove sul bagnato
- Episodio 2: Topo di biblioteca
- Episodio 3: Salmone Affumicato
- Episodio 4: Arriva la cavalleria
- Episodio 5: Carnevale
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
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“Alzati e vieni nel mio uffico, abbiamo qualcosa di cui discutere” una voce roca mi riportò nel mondo reale, anche se avrei voluto rimanere in quello dei sogni ancora per un po’.
“Arrivo” non né ero affatto convinto.
Il soffitto incrostato da macchie di muffa verde mi salutò come ogni mattino, un giorno l’avremmo fatto sistemare, ma non era ancora arrivato e io continuavo a starnutire sempre di più. La sera prima ci ero andato piano con i bicchieri ed ero riuscito a ridurre la quota del cinquanta percento, così da poter affrontare un mal di testa leggero invece del solito martello pneumatico. Tolsi la coperta dalle gambe e le buttai giù senza troppa convinzione, fuori dalla finestra si intravedeva un cielo di piombo pronto a scatenare una gran quantità di merda sulle nostre povere teste di cazzo. Mi diressi in bagno e inondai la faccia della solita marea d’acqua gelida, le pupille tornarono ad avere una dimensione normale poco dopo. Nella testa le nuvole cominciavano a diradarsi, seppur con molta calma. La sera appena trascorsa era stata del tutto inutile: non avevo trovato niente di interessante, solo un pianista che pareva essere interessato alla ballerina ma non pareva proprio il tipo da scrittura di lettere nel cuore della notte. La clientela del posto non sembrava composta da damerini di prima classe ma nessuno troppo pericoloso, avrei dovuto scavare più a fondo nel passato della donna, qualcosa sarebbe di certo tornato utile.
Uscito dal bagno mi diressi all’armadio alla sinistra della scrivania, tirai fuori una camicia bianca, come sempre, e me la infilai in fretta e furia: Sullivan odiava aspettare troppo e io non sopportavo le sue ramanzine da maestro di scuola. Solo in quell’istante mi ricordai che avrei dovuto farmi la barba ma decisi di rimandare a momenti migliori della mia giornata: non dovevo vedere nessuno di importante. Varcai la soglia dell’ufficio del mio collega con un sorriso di circostanza.
“Ce ne hai messo di tempo, principessa. Ti stavi truccando?” un mezzo sorriso gli deformava il volto lungo.
“Ah-ah, sei veramente uno spasso, amico mio” dissi mentre prendevo posto sulla sedia di fronte a lui, mi sentivo come un ragazzo convocato nell’ufficio del preside e non mi piaceva per niente.
“Quindi, immagino che ci sia qualcosa di molto importante di cui discutere per farmi svegliare alle” diedi uno sguardo al quadrante del mio orologio da polso “nove e mezzo del mattino.”
“Sì, e la tua sbornia del cazzo può aspettare: abbiamo questioni molto più importanti delle quali discutere” con uno scatto felino si alzò dalla sedia e fece il giro della scrivania, pensavo fosse diretto verso di me ma passò oltre, fece sosta al mobile bar alle mie spalle.
“Vuoi qualcosa di non alcolico da bere?”
“Un gin tonic andrebbe alla grande” sorrisi compiaciuto della mia stupidità.
“Un’acqua tonica ti piacerà da matti, ti ci metto anche del succo di limone leofilizzato.”
“Ah, festeggiamo qualcosa? Stai diventando padre?”
“Vaffanculo, Colt, non ci saranno altri Frank al mondo: sono una cazzo di edizione limitata” mi porse il bicchiere con il liquido trasparente dentro, poi si rimise in postazione, non la smetteva di lisciarsi i baffoni.
“Insomma, dimmi tutto ciò che devi senza troppi giri di parole, piantiamola con le stronzate da amiconi che non si vedono da una vita” buttai giù mezzo bicchiere ma rimasi deluso quando nessuna bruciore alcolico fece capolino nella mia bocca.
“Ieri sera ho tirato fuori i nostri documenti contabili, mi ha chiamato Green, il padrone di questa baracca del cazzo: visto che siamo indietro con i pagamenti vuole entro fine anno tutte le rate saldate.”
“Tutte le rate saldate?” per poco non sputavo tutto sul tavolo, si trattava di una cifra che non avremmo visto insieme nemmeno in una vita.
“Ventimila dollari tutti insieme, senza sconti, senta alcuna scappatoia” suonò come la sentenza del Giudice pronto a spedirti in galera senza passare da nessun cazzo di via, l’acqua gelida che mi ero gettato addosso poco prima aveva fatto molto meno male di questo.
“Come cazzo la vogliamo risolvere questa colata di merda sulla testa?” mi alzai come uno di quei pupazzi a molla che escono dalle scatole, stare fermo era difficile, sentivo l’adrenalina scorrere ovunque, in ogni angolo del corpo.
“Ti mentirei se dicessi che ho una risposta a questa questione: siamo seppelliti dai debiti e se non ci capita una botta di culo dovremo lasciare il palazzo a fine anno.”
“Quanto guadagnamo di solito in un anno?”
“Negli ultimi due solo trentaduemila, siamo in arretrato di parecchio” gli occhi di Sullivan erano chiusi in una fessura, era intento a far muovere gli ingranaggi nel cranio alla ricerca di una scappatoia ma entrambi eravamo certi di avere i giorni contati, come una spada di Damocle sulla testa.
“Potremmo chiedere prestito a qualcuno” era una cazzata ma qualcuno doveva pur dirla e io ero il miglior candidato nel ruolo di pagliaccio.
“Certo, sono tutti disposti ad aiutare gente che di mestiere ficcanasa negli affari altrui cercando di buttarli in galera. Credo ci sia già la fila fuori di stronzi pronti a pisciare sui nostri cadaveri” la testa rivolta alla finestra, come se dovessimo scorgerli lì ad aspettere.
“Dovremmo lavorare di più allora, molto di più. Se nessuno vuole darci un po’ di grana.”
“A proposito di lavoro, ieri non ci sei stato mai. Hai trovato un cliente?” Sullivan si accese un sigaro, l’aria divenne subito pesante, odiavo il puzzo di quello schifo.
“Sì, una spogliarellista è minacciata da qualche ammiratore troppo possessivo. Pare una storiella del cazzo, di quelle che si risolvono nel giro di qualche giorno; ieri sera sono stato al “Rising Star” per dare un’occhiata al posto nel quale lavora.”
“Quanto ci paga?” gli occhi si erano illuminati come se gli avessi detto di aver trovato mille dollari sotto al cuscino.
“Ancora non lo so, non ha molto contante dietro ma sono certo che ci darà il giusto.”
“Ti stai facendo fregare ancora da un paio di tette? Non impari mai, Colt, cazzo” mi sputò tutto il fumo che aveva in corpo addosso.
“Pagherà, te lo prometto.”
Serie: Agenzia Sullivan & Soci
- Episodio 1: Piove sul bagnato
- Episodio 2: Topo di biblioteca
- Episodio 3: Salmone Affumicato
- Episodio 4: Arriva la cavalleria
- Episodio 5: Carnevale
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