I prodigi

William aveva scritto il “Bestiario marittimo delle Indie occidentali in onore di Sua Maestà re Giorgio III, sovrano di Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda”. Lì in prigione non gli avevano sequestrato il manoscritto e poteva leggerlo e rileggerlo quanto voleva.

Per scrivere quell’opera William si era unito all’equipaggio di un mercantile che più che un insieme di marinai azzimati e appassionati di quintetti d’archi giravano con sciabole e pistole, molti erano guerci e gli aliti erano pestilenziali.

Erano pirati.

Il veliero Stella del mattino aveva fatto rotta per le Indie occidentali e dopo un mese di viaggio era arrivato a destinazione. Se i pirati pensavano alle loro scorrerie e a sfuggire alle navi militari, William fece ricerche sui mostri marini di quell’area geografica.

Per esempio, riguardo la balene mostruose e spesso cieche aveva osservato che erano capaci di affondare galeoni imponenti e quando i loro corpi emergevano sembravano delle isole. Le balene cieche, poi, erano le peggiori. Provenivano dagli abissi oscuri e per motivi misteriosi raggiungevano la superficie dove distruggevano e devastavano i traffici fra le isole delle Indie occidentali.

Fu in quell’occasione che William vide i pirati fare l’arrembaggio a un mercantile olandese.

Dopo c’erano i cavalli di Poseidone, i quali erano fenomeni delle onde. Ogni tanto, a causa degli allineamenti planetari, le maree costituivano dei giganteschi cavalli d’acqua che potevano frantumare un galeone con un solo colpo di zoccolo.

Fu in quell’occasione che William scoprì che tra i beni saccheggiati del mercantile olandese c’era una mappa del tesoro.

Inoltre, fra quelle isole tropicali belle a vedersi ma temibili si muovevano le chimere d’acqua. Erano leoni con al posto della coda un serpente e una testa di capra sulla schiena che poteva girare su se stessa e consigliare la testa principale con belati che solo quest’ultima capiva. Le chimere d’acqua non sputavano fuoco, ma acqua marina e provocavano marosi violenti.

Fu in quell’occasione che il capitano di Stella del mattino cercò il tesoro.

Fra le isole, poi, si creavano paludi, acquitrini puzzolenti nei quali covavano coccodrilli voracissimi dalle dimensioni colossali. Ce n’erano alcuni grandi quanto Stella del mattino e altri ancora di più. William vide con i suoi stessi occhi una di queste bestie mangiare tre dozzine di uomini in un solo boccone.

Fu in quell’occasione che Stella del mattino si avvicinò a un’isola vulcanica.

Nonostante quello fosse un ambiente perlopiù marino, fra le isole si muovevano draghi imponenti con diverse forme. Alcuni erano bipedi, altri quadrupedi, alcuni con il collo lungo e la coda corta oppure il contrario… o anche con il collo corto e la coda corta oppure il collo lungo e la coda lunga. Scatenavano uragani di fiamme che incenerivano foreste intere e flottiglie di mercantili, ma non osavano abbandonare le loro isole. I draghi erano i re incontrastati di piccole isole che non lasciavano mai.

Fu in quell’occasione che alcuni pirati di Stella del mattino perirono in una pozza di lava nel tentativo di cercare il tesoro.

Sempre fra gli acquitrini puzzolenti si potevano vedere creature grosse come scimmie ma squamate e con becchi d’anatra. Non erano ornitorinchi australiani perché potevano muoversi bipedi e non erano mammiferi. Erano i kappa, creature che si incontrano più spesso in Giappone ma sono presenti anche nelle Indie occidentali. Aveva una pelle di kappa, William, nel suo studio.

Fu in quell’occasione che i pirati si avvicinarono al tesoro.

Dalle profondità del mare, oltre alle balene cieche, comparivano i molluschi giganti. Erano corpacci molli, viscidi e di dimensioni colossali racchiusi in conchiglie grandi la metà di Stella del mattino. Erano inoffensivi a meno che non li si provocasse, perché sennò, allora, facevano scatenare dei vortici che trascinavano isole intere in fondo al mare.

Fu in quell’occasione che i pirati dovettero risolvere un indovinello per passare oltre e avvicinarsi ancora di più al tesoro. Come erano emozionati, tanto erano avidi!

Fra i flutti e le isole, spesso si avvistavano le piovre giganti. Si vedevano solo i tentacoli e si raccontava che prendevano gli uomini dalle navi e li portavano fino alle loro bocche. Non si faceva mai una bella fine.

Fu in quell’occasione che alcuni pirati precipitarono in un orrido nel cui fondo c’era un fiume di lava. William sentiva ancora le loro urla terrorizzate che poi si spensero come mozziconi.

Poi, fra le isole e i canali si muovevano imponenti serpenti marini. Erano serpenti grandi come un’isola se si arrotolavano e mangiavano piovre e molluschi giganti, raramente uomini, ma una volta una goletta spagnola tranciò la coda a un serpente marino e l’acqua del mare diventò rossissima. Un altro serpente marino intervenne e racchiuse nelle sue spire la goletta fino a stritolarla e quei pochi che sopravvissero all’incidente sparirono fra le sue fauci. Una fine triste e orrorifica.

Fu in quell’occasione che i pirati sfondarono una parete, un muro costruito da qualcuno, chissà chi, e poterono avanzare in un corridoio umido e oscuro.

In mezzo a tutte quelle creature orribili, dei veri prodigi perché mostro deriva da monstrum, prodigio in latino, c’erano gli squali mostruosi. Erano squali non tanto grandi, ma che siccome avevano assaggiato la carne umana non ne potevano più fare a meno come fa l’uomo vizioso con l’oppio. Gli squali mostruosi picchiavano i musi sulle navi per far cadere in mare uno o due uomini e poi sbranarli. Allo Stella del mattino per fortuna non era successo.

Fu in quell’occasione che alcuni pirati decisero di tornare indietro ma poi si persero e di loro non si seppe più nulla.

Qualcosa di simile agli esseri umani c’era, comunque. William incontrò e catalogò nel suo manoscritto le sirene e i tritoni. Le sirene cantavano, i tritoni suonavano le conchiglie e tutte e due assieme le specie attiravano gli uomini fino a degli scogli dove si sfracellavano con le navi e annegavano. William consigliò al capitano di Stella del mattino di fare come suggerì Omero e gli diede ascolto perché tutti stavano perdendo la testa. Quegli stolti facevano finta di nulla al vedere i resti degli uomini periti in quelle trappole e dicevano: “A me non succederà di certo”. Ridacchiavano come gli stolti che erano.

Fu in quell’occasione che i pirati trovarono il tesoro e tutti gioirono.

E poi, infine, c’erano i tori con i colori dell’arcobaleno o meglio i tori-arcobaleno. Erano tori che nuotavano in mare e muggivano, e più muggivano più la scia dei loro corpi in acqua formava un arcobaleno. Erano innocui, se non che spesso finivano contro le navi e le distruggevano… ma più per distrazione che altro.

Fu in quell’occasione che da dietro una parete dopo il tesoro sbucarono alcuni soldati britannici in tricorno che spianarono i moschetti e arrestarono tutti.

Adesso William era nel carcere di Bristol. Mentre leggeva ogni tanto osservava la luce oltre le sbarre e sentiva il carpentiere lavorare alla forca che l’indomani l’avrebbe accolto. Ma il suo “Bestiario marittimo delle Indie occidentali in onore di Sua Maestà re Giorgio III, sovrano di Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda” che fine avrebbe fatto?

Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. Questo racconto mi ha veramente colpita! Mi ha riportato alla me dodicenne che si apprestava a leggere i suoi primi fantasy e si lasciava trascinare in un mondo in cui tutto era possibile, senza porsi domande.
    Ho apprezzato come hai intrecciato le descrizioni delle creature con la storia, mi ha fatto sorridere ed intrattenuta.

  2. Ciao Kenji, descrizioni davvero affascinanti e oniriche. Mi è piaciuto il fatto che il protagonista, chiuso in una cella, viaggi comunque con la mente per mari lontani grazie ai suoi scritti. Voglio pensare che, nonostante la sentenza, la sua opera lo renderà immortale 🙂

    1. Ciao Micol! Grazie per aver letto questo racconto.
      Dunque, la tua domanda è interessante perché semplicemente qualche giorno prima di scrivere il testo ho elencato su una nota dello smartphone i mostri marini del nostro immaginario aggiungendo cose da me inventate. Vabbe’, ci sono draghi, serpenti marini, piovre… i tritoni e le sirene non sono chiaramente una mia invenzione, i kappa sono creature della mitologia giapponese che ho voluto aggiungere, le balene cieche le sognai quando ero bambino, nel 2001, che ero in vacanza in Sudafrica, le chimere d’acqua le ho inventate… insomma, più che inventare ho sfruttato quel che ricordo di leggende marinare 🙂

  3. “Per scrivere quell’opera William si era unito all’equipaggio di un mercantile che più che un insieme di marinai azzimati e appassionati di quintetti d’archi giravano con sciabole e pistole, molti erano guerci e gli aliti erano pestilenziali.”
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